Il padre dello star-system: Henri Toulouse-Lautrec sbarca a Catania

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Henri de Toulouse-Lautrec Au Concert (Before Letters) 1896 Color Lithography, 32x25,2 cm © Herakleidon Museum, Athens Greece
Henri de Toulouse-Lautrec Au Concert (Before Letters) 1896 Color Lithography, 32×25,2 cm © Herakleidon Museum, Athens Greece

Dopo il grande successo della mostra dedicata ad Escher, il gruppo Artemisia torna a Catania, in coordinazione con il Comune, con la mostra Toulouse-Lautrec, La Ville Lumière, che celebra la joie de vivre parigina negli anni della Belle Époque, attraverso il genio e le sregolatezze di uno dei suoi più illustri protagonisti: Henri Toulouse-Lautrec. L’esposizione è ufficialmente aperta al pubblico da oggi 7 febbraio fino al 3 giugno 2018 presso il Palazzo della Cultura.

Sono 150 le opere in mostra provenienti dall’Herakleidon Museum di Atene, fonte di una collezione privata donata poi al museo, come ha raccontato il suo portavoce N. T. Kondoprias che si dichiara «onorato di collaborare a questa iniziativa, con una città come Catania “sorella” di Atene» e qui collocate in un “percorso intimo”, così come l’ha definito il curatore Stefano Zuffi, che intreccia l’aspetto biografico-umano dell’artista a quello del contesto storico-sociale di una Parigi al suo apogeo.
La mostra, che segue un percorso che coniuga idealmente installazioni video-musicali e opere artistiche, è articolata in 11 sezioni tematiche, in cui le produzioni dell’artista sono contestualizzate nei grandi cambiamenti storici, sociali e architettonici della Ville lumiere alla fine del XIX secolo.

Ma chi era Henri Toulouse-Lautrec?

Figlio di una delle più nobili e illustri famiglie francesi, il piccolo visconte di Lautrec vive un’infanzia serena e agiata, tra cavalli e caccia con il falcone (passioni paterne), finché, all’età di dieci anni circa, non si presentarono i primi segni della sua malattia fisica, una grave forma di picnodisostosi, che gli procurava fortissimi dolori e che a lungo andare compromise la sua crescita, provocandogli una forma di nanismo che lo rese deforme. Così, proprio per ingannare le lunghe convalescenze costretto a letto, il piccolo Henri comincia a disegnare, una passione, quella per il disegno che lo accompagnerà tutta la vita anche durante gli anni parigini in cui matura la consapevolezza del suo desiderio artistico.
Ostacolato dal padre, che non vedeva di buon occhio la carriera di pittore, Lautrec fu costretto inizialmente a firmare le sue prime opere con uno pseudonimo, per non “infangare” il buon nome del suo casato. Dopo una formazione di tutto rispetto presso gli atelier di alcuni tra i più celebri pittori della sua epoca, Henri Toulouse-Lautrec, inizialmente vicino agli impressionisti, se ne distacca successivamente, elaborando una propria originale fisionomia artistica. Lungo i marciapiedi di Montmartre, quartiere in cui si trasferisce, rinunciando definitivamente ad una vita tra i salotti aristocratici, inizia la sua vita da bohémien sulle orme delle parole di Baudelaire che riteneva la poesia e l’arte rinvenibili ovunque nel fango della periferia, delle realtà più emarginate. Qui Lautrec sperimenta una vita dissoluta tra i bordelli, gli amori passionali e distruttivi (celebre quello con l’ex acrobata circense Suzanne Valadon) e i fiumi di alcol serviti fino all’alba (l’alcolismo sarà uno dei motivi della sua dipartita). A differenza degli impressionisti e della loro attenzione per il paesaggio e il contesto, Henri Toulouse-Lautrec lo considera una semplice cornice, un accessorio ai veri protagonisti delle sue opere, ossia i volti e i personaggi, anche celebri, che costellano le notti di Montmartre: ballerine, prostitute, attricette, cantanti e avventori di locali e postriboli (nei quali il pittore soggiornerà, addirittura, per alcuni periodi, sentendosi benevolmente accolto, nella sua diversità, e non giudicato).

Henri de Toulouse-Lautrec Eldorado, A. Bruant dans son Cabaret 1892 Color Lithography, 138×96 cm © Herakleidon Museum, Athens Greece

Il pittore esprime il suo genio, infatti, nell’intuizione delle nuove esigenze di una società che si avvia verso l’era dello “spettacolo”, comprendendo, per primo, il valore del mezzo pubblicitario. Lautrec può esser considerato a tutti gli effetti il padre dello star-system con le sue litografie a colori, di cui diviene maestro indiscusso. Il pittore coglie la caratteristica di un’immagine pubblicitaria fondata su un uso piatto e vibrante del colore che diviene “iconico”. L’obiettivo è quello di catturare l’attenzione. Celebri i suoi manifesti pubblicitari per il Moulin Rouge e per gli altri locali notturni, le sue collaborazioni con il mondo dell’editoria e la sua attività di promozione di grandi star a lui contemporanee come Aristide Bruant (del quale diviene una sorta di manager pubblicitario ante litteram) e Jane Avril protagonisti dei cabaret parigini, insieme ad Yvette Guilbert attrice e cantante alla quale dedica un intero album di litografie, integralmente presente in mostra.
Eppure la peculiarità dell’arte di Henri Toulouse-Lautrec non consiste soltanto nel suo straordinario intuito grafico-pubblicitario, ma anche nell’originale modo di ritrarre i suoi personaggi preferiti: le donne di spettacolo e le prostitute.
Sebbene, infatti, il pittore parigino non sia stato il primo ad eleggere questi, che diventavano anche protagonisti del mondo della poesia (Baudelaire) e della letteratura (Flaubert), come soggetti della sua arte, la sua peculiarità consiste nel non sposare un atteggiamento paternalistico nei loro confronti. Il suo sguardo non è mai critico o caricaturale (come era consuetine nelle rappresentazioni dell’epoca), anzi, piuttosto che concentrarsi sul loro “ingrato mestiere”, Toulouse-Lautrec ne ritrae l’umanità profonda, la quotidianità delle loro esistenze (celebre il ritratto, presente in mostra Donna alla tinozza), la loro fragilità. Ecco dove risiede la sua modernità.

Henri de Toulouse-Lautrec Divan Japonais 1893 Color Lithography, 80,8×60,8 cm © Herakleidon Museum, Athens Greece

Interessantissimi e altrettanto criticati dai suoi contemporanei, i ritratti che riportano sulla tela gli amori omosessuali tra le donne delle case chiuse, stanche della violenza degli avventori e alla ricerca della dolcezza e di una vera intimità, per loro impossibile da vivere con un uomo (come testimoniano i celebri ritratti A letto, Il bacio e Il bacio a letto), con un tratto che richiama un certo voyeurismo borghese, riproposto anche in una delle sezioni (dedicata alle case chiuse) della mostra che vuole lasciarci immergere nelle atmosfere della Ville Lumière.
La rappresentazione della realtà così come gli si mostra, «illuminata dalla crude luce elettrica e dai fari della ribalta» eppure carica di umanità, malinconia, gioia improvvisa, maschere e sofferenza, tra un bicchiere di assenzio e il sorriso velato di una prostituta, fanno di Henri Toulouse-Lautrec uno tra i più grandi e veri interpreti della belle epoque parigina e della sua mostra un appuntamento da non perdere.

Toulouse-Lautrec. La Ville Lumière
A cura di Stefano Zuffi
Palazzo della cultura, Catania
Dal 7 febbraio al 3 giugno 2018

Sara Fiore per MIfacciodiCultura

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