François Truffaut: il ragazzino ribelle cresciuto a pane e Cinema

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François Truffaut
Hitchcock e François Truffaut

La macchina da presa si sposta tra le vie di Parigi in una giornata uggiosa, la Torre Eiffel sempre visibile sullo sfondo: è così che inizia I quattrocento colpi, film-manifesto della poetica cinematografica della Nouvelle Vague. L’anno è il 1959 e questo è il primo lungometraggio di François Truffaut (Parigi, 6 febbraio 1932 – Neuilly-sur-Seine, 21 ottobre 1984). La traduzione italiana del titolo non rende bene l’originale francese Les Quatre Cents Coups, espressione che significa “combinarne di tutti i colori”: così come il protagonista Antoine Doinel, anche Truffaut da adolescente è riottoso e scalmanato ma soprattutto incompreso, proveniente da una famiglia problematica.

In realtà, infatti, Jeanine de Monferrand non avrebbe voluto portare a termine quell’indesiderata gravidanza e affida subito il piccolo François alle cure della nonna. Riprende il figlio con sé qualche anno dopo, in seguito al matrimonio con l’architetto Roland Truffaut che riconosce François pur non essendone il padre biologico. Il rapporto con i genitori è conflittuale e la vita del cineasta è segnata dalla ricerca di una figura paterna, che solo più tardi troverà nel critico André Bazin. Truffaut riesce a rintracciare il padre naturale sul finire degli anni Sessanta, ma decide di non riallacciare i rapporti perché ormai troppo tardi.
Il giovane François si caccia spesso nei guai, i suoi risultati a scuola sono pessimi e non di rado viene trattenuto in riformatorio. Se non prende una cattiva strada, ciò si deve esclusivamente a Robert Lachenay e Bazin: con il primo Truffaut stringe un’amicizia fraterna, mentre il secondo gli permette di trasformare la sua passione per il grande schermo in qualcosa di più concreto.

La locandina di Jules et Jim (1962)

François capisce abbastanza presto che il Cinema costituisce l’essenza stessa della sua vita, tanto che salta frequentemente le lezioni per sgattaiolare in qualche sala. A sedici anni fonda un cineclub e poco dopo inizia a scrivere recensioni e articoli che faranno di lui un vero teorico della Settima Arte. Nel 1954 esordisce con il cortometraggio Une visite e nello stesso periodo fa la conoscenza dei due registi da lui più apprezzati: Hitchcock e Rossellini. Negli anni Truffaut sollecita una rivalutazione dei lavori del Maestro del Brivido sia in America che in Europa, fino a pubblicare il volumIl cinema secondo Hitchcock: qui raccoglie una serie di interviste al regista inglese, realizzate nel corso di una settimana nel 1962 (dal saggio è stato tratto un documentario nel 2015). Per quanto riguarda Rossellini, Truffaut diventa suo assistente nel 1956 e apprende dal collega italiano la lezione Neorealista che influenza poi proprio la Novelle Vague; gli insegnamenti tratti da tale esperienza maturano fino a riversarsi nei Quattrocento colpi. La pellicola è un successo e i riconoscimenti che riceve a Cannes lanciano Truffaut direttamente nel panorama cinematografico internazionale.

Nel 1962 Truffaut e la sua società di produzione, Les Films du Carrosse, adattano un libro di Henri-Pierre Roché: la letteratura è da sempre un’altra delle passioni di François e la sua trasposizione di Jules et Jim riceve un’ottima accoglienza. Diversi anni dopo il regista gira anche Le due inglesi, sempre tratto da Roché.

La fama che riscuote permette a Truffaut di rendersi indipendente economicamente, cosa assai rara tra i registi. Nell’arco di un ventennio si susseguono titoli passati alla storia del cinema come Fahrenheit 451Effetto notte (premio Oscar nel 1974), Adele H. – Una storia d’amoreL’uomo che amava le donne e L‘ultimo metrò. Parallelamente, prosegue il racconto biografico del suo alter-ego Doinel e realizza una vera e propria serie. La storia d’amore centrale è seguita dal suo nascere fino al divorzio, e ad essa si accompagna il processo di maturazione di un protagonista che risente ancora in età adulta del disagio adolescenziale.

L’Oscar

Truffaut e i suoi film vivono come in simbiosi: sebbene egli risulti meno politicamente impegnato degli altri colleghi della Nouvelle Vague, nei suoi lavori porta comunque avanti una critica alle istituzioni. Queste infatti ostacolano i protagonisti, ragazzini alla scoperta dei sentimenti, ribelli e respinti dalle loro madri. Lo sguardo cerca di essere quanto più obiettivo possibile e il tono è malinconico, adesso ironico, ora tipico da dramma borghese.

Non c’è dubbio sul fatto il cuore di François appartenga al Cinema, ma come il suo Bertrand Morane, anch’egli ama le donne. Il primo matrimonio gli regala due figlie ma dura meno di un decennio ed in seguito egli si lega a numerose attrici: tra queste vi è la giovanissima Claude Jade… che finisce per essere lasciata all’altare! Solo nei primi anni Ottanta sembra mettere la testa a posto per un’altra delle sue muse, Fanny Ardant, la quale lo rende padre una terza volta e lo assiste sino alla morte. Affetto da un tumore al cervello, François viene operato tardivamente e si spegne nell’ottobre 1984.

Regista, critico e all’occorrenza attore: con François Truffaut il Cinema saluta uno dei suoi migliori dipendenti, ma non solo. Scompare un modo di sentire la Francia, la Vita, l’Amore.

Anna Maugeri per MIfacciodiCultura

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