“La ragazza con la Leica”: al Premio Bagutta 2018 trionfa il coraggio di Gerda Taro

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Gerda Taro

La ragazza con la Leica racconta, con intensità e attenzione, le gioie e dolori della prima fotografa di guerra caduta sul campo di battaglia: Gerda Taro, un nome fondamentale per il ‘900 che rischiava di essere consegnato all’oblio ma che fortunatamente ha trovato il suo riscatto attraverso la penna attenta della scrittrice tedesca Helena Janeczek.

La biografia della reporter, pubblicata da Guanda, è stata da poco insignita del Premio Bagutta 2018, giunto alla sua 91esima edizione, proprio per il merito di aver saputo ripercorrere la vita e la morte di questo personaggio degno di essere raccontato e ricordato perché simbolo di un coraggio di altri tempi. Gerda Taro, scomparsa durante la guerra in Spagna nel 1937 a soli 26 anni, si è rivelata il soggetto perfetto per poter parlare di guerra e di tragedia, ma anche di volontà e di emancipazione femminile.

La ragazza con la Leica è un viaggio in tutto e per tutto: fisico, attraverso l’Europa dilaniata dai conflitti, ma anche morale, mentale, temporale. Un percorso che l’autrice ha svolto a ritroso con una attenzione femminile acuta e meditata. Tale impegno ha portato  per la Janeczek, a inizio 2018, il primo premio dell’anno nel settore letterario, meritatissimo per la sua abilità nel raccontare la breve esistenza della reporter.

Gerda Taro e Robert Capa

La scrittrice, naturalizzata italiana, potrebbe essere candidata con questo libro anche al celebre Premio Strega, che proclamerà il suo vincitore a fine marzo, e che in questo caso tornerebbe a premiare una donna dopo ben quattordici anni. Per Helena Janeczek, da sempre attenta ai temi della Shoah e della guerra, ricevere il Bagutta è sicuramente una doppia soddisfazione: un riconoscimento al suo lavoro attuale ma anche un tuffo nel suo passato professionale dato che proprio con questo premio era stata battezzata la sua carriera nel 1997.

La Janeczek ha confessato durante un’intervista che il libro è nato dopo l’inizio del suo grande interesse per la bella e coraggiosa Gerda, della quale conobbe le opere prima durante una mostra su di lei a Milano e poi leggendo la sua biografia, scritta da Irme Schaber.

Uno dei tratti più originali di La ragazza con la Leica è sicuramente il suo stile non solo biografico, come scelta stilistica dall’autrice che non voleva cadere negli inutili cliché di un libro che racconta una storia lontana nel tempo e purtroppo quasi del tutto dimenticata. La forza del libro risiede negli occhi di chi ha amato Gerda durante la sua breve vita e che, oggi, la ricorda con documenti inediti e dettagli emozionanti. Sono gli sguardi dei suoi amici a restituirne un ritratto luminoso, fatto di contraddizioni ma anche di tanto amore. Perché nella sua vita la Taro ha amato molto, e non solo il più celebre Robert Capa, ma anche parenti, amici, spasimanti. Di lei parla lo spasimante Willy Chardack, l’amica Ruth Cerf, l’ex compagno Georg Kuritzkes. Di lei hanno in qualche modo parlato tutti quelli che l’hanno conosciuta, anche solo per pochi momenti, perché dimenticare una figura come Gerda Taro sembrava proprio essere qualcosa di impossibile.

Helena Janeczek

Il cardine della sua vita è comunque sempre rimasto il fotografo Robert Capa, con cui condivideva l’amore per il lavoro e il coraggio giornalistico, che la piangerà per molto tempo, trovando alla fine la stessa morte negli anni Cinquanta durante la prima guerra in Indocina.
Helena Janeczek ha saputo prendere questa vita straordinaria, fatta di talento, di ambizione ma anche di grande dolore, e ripercorrerla facendo tornare il lettore indietro nel tempo, dentro un tempo di guerra feroce,dentro una storia d’amore vivace,dentro una passione diventata lavoro.

Giulia Toninelli per MIfacciodiCultura

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