Social network: com’è cambiata la nostra vita con Facebook

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FacebookNasceva nei corridoi di Harvard quattordici anni fa una piattaforma virtuale che poi si trasformò nell’attuale concetto di social network, l’internazionale Facebook. Ispirato proprio ai libri degli studenti con foto e nominativi, usati negli States per far socializzare gli alunni, debuttò il 4 febbraio 2004 grazie al lavoro di Mark Zuckerberg, Eduardo Saverin, Andrew McCollum, Dustin Moskovitz e Chris Hughes.

Sembra passata un’eternità da quando utilizzavamo il telefono fisso e approcciavamo i primi computer dai volumi ingombranti, eppure oggi siamo completamente proiettati nell’era dell’evoluzione tecnologica e dei contatti in simultanea. L’idea si conferma ancora un successo, tanto che secondo le statistiche di Alexa, Facebook è il terzo sito più visitato al mondo dopo Google e YouTube, primo servizio di rete sociale con oltre 2 miliardi di utenti attivi mensilmente. L’affermarsi di PC, smartphone e tablet connessi h 24 ad internet ha favorito il passaggio della società al mondo cibernetico, cambiando profondamente molti aspetti tra cui anche l’interazione fra le persone, il modo di fare business, politica ed informazione. Non è un caso che Facebook for Business sia divenuto uno degli strumenti di social marketing più gettonati, con oltre 50 milioni di piccole imprese che ne fanno uso.

Banksy

Il libro delle facce è oggi modo di essere ed apparire: è ormai una pratica sociale per alcuni e uno status symbol per altri, la condivisione di post e foto, raccontando viaggi, stati d’animo piuttosto che pietanze da mangiare o momenti privati. Chi non è sui social sembra tagliato fuori dalle dinamiche moderne. La piattaforma è utile per reperire informazioni o mettersi velocemente in contatto con persone lontane, ma è spesso abusata come vetrina dell’apparenza e questo è ancora più evidente laddove si tagliano parole e concetti, già scarni e sintetizzati in Facebook per obbligo di velocità e spazio. Instagram, che si rivolge ad un pubblico più giovane e si basa essenzialmente sulle immagini, conta per esempio oltre 80 milioni di nuove foto postate al giorno.

Si documenta ogni istante, con l’aspettativa di ricevere consensi e gradimenti, in alcuni casi una vera patologia, tanto da finire nell’Osservatorio delle Nuove Dipendenze.

I nuovi media vorrebbero dare la sensazione di tessere relazioni sociali, ma l’uomo moderno è sempre più involuto, incapace di relazionarsi con i suoi simili in un sano confronto vis-à-vis di crescita e arricchimento reciproco. Ed ecco che i cosiddetti social ci forniscono elenchi di amici o follower in numero spesso spropositato rispetto le reali conoscenze, una parvenza di non-solitudine così lontana dalle relazioni solide ed affidabili che si costruivano nel quotidiano.

Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “addomesticare”?

È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”…

Creare dei legami?

Certo – disse la volpe – Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.

Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry

Occorrono tempo ed energia per creare lazos, parola spagnola che rende bene l’etimo con il doppio significato di laccio/corda ed impegno. I legami si declinano infatti andando incontro all’altro, non solo nell’abbraccio fisico ma anche nelle esigenze e necessità. Nella buona e cattiva sorte, come si suol dire. Basta un click per aggiungere velocemente un volto ad una lista, ma non altrettanto velocemente si creano amicizia, fiducia e solidarietà. Inoltre, tra i leoni da tastiera si nasconde anche il mondo più oscuro di adescatori con finte identità (in alcune circostanze incorrono anche reati penali come truffa, violenza e abuso di minori, pedo-pornografia – vedi ultimi fatti di cronaca), realtà parallele, vizi o perversioni che in rete trovano forma e appagamento.

Nel gioco delle apparenze, protetti da uno schermo, con filtri ed effetti di Photoshop, tutti possono assumere le sembianze che desiderano, assaporando – anche se per poco e fittiziamente – il gusto della celebrità.

Si incoronano i personaggi più seguiti come influencer e si aprono le porte a professioni prima inesistenti. Anche personaggi di rilievo si sono messi al pari con i tempi, lanciando campagne elettorali a ritmi di post o twittando commenti. Internet ha l’incredibile pregio di aver abbattuto muri, distanze e tempi. Dall’altra parte, però, i social diventano anche strumenti attraverso i quali si possono trovare persone che commentano a qualsiasi ora del giorno e della notte. Non importa chi è connesso, purché appaghi l’illusione di avere sempre qualcuno accanto.

C’è un punto che segna il prima e dopo internet-social network in questa storia dell’uomo ed è la nascita di Facebook. Molti benefici sono stati apportati, come le novità in real time, condivisione di informazioni da tutto il mondo e la grande possibilità di acculturarsi gratuitamente. Amicizie e conoscenze, però, dovrebbero continuare ad essere dal vivo. Il social più bello è (ancora) il face to face.

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MifacciodiCultura

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