Jacques Prévert – «Bisognerebbe tentare di essere felici, non fosse altro per dare l’esempio»

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Jacques Prévert nacque il 4 febbraio del 1900. La sua vita si avvia con l’inizio del nuovo secolo, mostrando ai suoi occhi entrambe le Grandi Guerre e gli orrori che comportarono, facendogli vivere una Parigi lunga settant’anni, fino a quando si spense quel 11 aprile del 1977.

I ragazzi che si amano

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

Jacques Prévert – Paroles (1946)

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Benché sia riduttivo definirlo solo un poeta, e ancor più banale relegarlo solo alla poesia d’amore, Prévert rimane senza dubbio legato a questa classificazione.

I ragazzi che si amano, ad esempio, è una delle sue poesie più famose, contenuta nella raccolta (Paroles) che lo renderà famoso.

Il componimento è, senza dubbio, uno scritto d’amore: ma già qui si può vedere quale sia il tipo di sentimento amoroso che maggiormente lo interessò e di cui si trovò sempre a scrivere. Non si tratta di un sentimento pacifico, quasi molle, non ci sono amanti adagiati sul talamo amoroso o vesti leggere a coprire corpi nudi: c’è il buio della notte, la passione, c’è quasi il desiderio di nascondere un amore che, per certi aspetti, sembra sconveniente. Perché quello tra i giovani è un sentimento totalizzante, quasi folle, un po’ quella follia che ti fa credere che quell’idillio durerà per sempre. L’amore dei ragazzi è quello che sembra perfetto, unico, senza possibilità di fallimento, totalmente votato al futuro ma irrimediabilmente relegato all’attimo presente: è il primo amore.

Ed è quell’amore che fa rabbia ai passanti, che suscita malelingue. Semplicemente perché agli adulti ricorda tempi nostalgici che non torneranno mai più, primavere in cui i problemi non esistevano durante il tempo di un bacio. Quella smania per il futuro, rigorosamente roseo, che con l’età va sfiorendo.

Con un gesto di catulliana memoria, i passanti indicano gli amanti che si baciano, li additano, li invidiano. Ma, ai due giovani, non interessa assolutamente nulla.

Tra le righe sembra un po’ di vederla, la sua Parigi: quei muri, nella notte, sembrano già piccoli anfratti tra le vie della città che, per fama o per virtù, è stata considerata la città dell’amore.

Le poesie di Prévert non seguono schemi predefiniti né punteggiature o grammatiche pedisseque: come possiamo notare, ne I ragazzi che si amano manca totalmente la punteggiatura. Inoltre, la poesia è anche pensata probabilmente come un calligramma, quindi volendo calcare con la propria grafica un certo tipo di immagine, di pensiero, di idea.

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Prévert con la figlia

Su questa idea libera e simbolica della sua politica influì sicuramente il contatto al 54 di Rue del Château a Montparnasse, dove si stabilirà con due amici e il fratello nel 1922: quel luogo diverrà a breve il punto di incontro del movimento surrealista. Le prime poesie arriveranno nel 1930, quando pubblica sulla rivista de famille. L’anno dopo vengono pubblicate sulla rivista Commerce, dove il nostro Giuseppe Ungaretti lavorava come redattore.

Ma Prévert non fu solo poeta, ma anche scenografo per il teatro e per il cinema: tra il ’32 e il ’36 si dà all’opera teatrale, lavorando con la compagnia Gruppo d’Ottobre, della Federazione Teatro Operaio. Si può ben capire, quindi, su quali lidi vertessero le idee politiche del poeta: la lotta contro il potere organizzato, l’odio verso poteri totalizzanti e molto spesso toni forti e ingiuriosi si insinuavano nei suoi componimenti più politici, nei quali l’amore era totalmente dimenticato. Anche se, notevolmente disilluso e deluso da quanto vide a Mosca, si rifiutò di firmare un componimento in onore di Stalin.

Nel ’38 va negli USA e lavora ad Hollywood: tornerà a Parigi solo nel 1945, una volta terminata la guerra. Tra il ’45 e il ’47 lavora invece nuovamente a teatro, dove si occuperà di un balletto dove si avvarrà di un grande collaboratore: Picasso.

Sono in questi anni che escono le due raccolte Histories e Paroles, mentre si dedica ancora alla sceneggiatura.

Nel 1948 la sua vita viene bruscamente sconvolta quando cade da una finestra e precipita sul marciapiede di Champs-Elysée: ci vogliono diverse settimane prima che si riprenda dal coma e si ristabilisca dalla caduta. Ma, nella convalescenza, continua a scrivere opere e sceneggiatura, anche se costretto ad allontanarsi da Parigi per riprendersi dall’accaduto. Nell’ultima parte della sua vita, oltre alla poesia si dedicò anche al collage, aggiungendo un’altra arte alla sua poliedrica attività.

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Prévert con Janine Tricotet, la moglie

Sarà un tumore ai polmoni a ucciderlo nel 1977.

L’amore da lui narrato, libero come un uccello fuori dalla sua gabbia, si mescola a ritratti, alle volte anche cupi e canzonatori, della sua società.

Alla fine, sulla sua immaginaria tavolozza poetica rappresentò tutti i tipi umani che incontrava là, per le strade di Parigi.

Ancora oggi è un piacere perdersi tra i suoi di Champs-Elysée sperando di incontrare due giovani che, nel silenzio, si baciano appoggiati ad un albero. Godendosi il meraviglioso e complicato tempo della vita.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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