Georg Baselitz: la Fondazione Beyeler celebra gli ottant’anni dell’artista

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Georg Baselitz, Avignon ade, 2017

In occasione degli ottant’anni di Georg Baselitz, il 21 gennaio è stata inaugurata presso la Fondazione Beyeler di Basel una retrospettiva interamente dedicata alla vita dell’artista tedesco, visitabile fino al 29 aprile 2018. La mostra, curata da Martin Schwander, è realizzata con la collaborazione del Kunstmuseum Basel, il quale propone Lavori su carta, un’esposizione parallela di 120 disegni a colori provenienti dal Kupferstichkabinett di Berlino.

La carriera di Georg Baselitz ha inizio negli anni Cinquanta a Berlino Ovest, dove si trasferì al termine dei suoi studi nella parte Est della città. Nei primi anni Sessanta avviene la stesura del Manifesto Pandemonico, realizzato in collaborazione con l’artista Eugen Schönebeck, in cui veniva affermata la necessità di un realismo critico, in quanto l’assoluta oggettività avrebbe distrutto totalmente il concetto stesso di arte. Sono proprio le opere di questi anni ad aprire la retrospettiva con le serie Fratture ed Eroi, di tendenza neo-espressionista vicina al movimento tedesco identificato come Neue Wilden. Sono figure violente, introspettive, scandalose: un susseguirsi di corpi mutilati e deformi, in pose oscene e aggressive, immagini di una lacera Germania post bellica che gli costarono più di una volta la censura.

Arrivano poi gli anni Settanta, portando con sé uno sguardo più speranzoso e leggero che raggiungerà il suo culmine il decennio successivo. Il colore si fa ora più vivace, le pennellate più materiche e vitali; spesso Baselitz applica i colori sulle tele direttamente a mani nude, quasi stesse “scolpendo” i suoi dipinti.

Georg Baselitz nel suo studio allo Schloss Derneburg, 1983. Ph. Daniel Blau, Monaco

È sempre in questo periodo che l’artista tedesco introduce il tema delle figure capovolte, alla ricerca di una terza via tra l’arte astratta e quella figurativa. Di questa serie l’immagine più celebre è forse Adler, raffigurazione di un’aquila in picchiata verso gli inferi.

Durante gli anni Ottanta Georg Baselitz si avvicina agli Stati Uniti, dove la critica considera le sue opere “punto d’incontro indefinito” tra l’espressionismo astratto di Philip Guston e il realismo deforme di Willem de Kooning. La settima sala della mostra ospita quattro possenti sculture dai volti sfigurati che ancora parlano di distruzione, realizzate incidendo grandi blocchi di legno con una sega elettrica e dipinti di un giallo industriale. Allo stesso tempo, i dipinti che le circondano presentano influenze proveniente da esperienze vicine alla sperimentazione di Baselitz, dalla Trasavanguardia al graffitismo di Basquiat. È sempre in questo periodo, inoltre, che l’artista tedesco si diverte a giocare con la fotografia, attraverso l’uso di Polaroid.

Tra le opere più recenti, alcune delle quali presentate alla Biennale di Venezia negli scorsi anni, risaltano poi i giganteschi autoritratti capovolti, dove l’artista si ritrae nudo, rappresentando ed enfatizzando i segni dell’età che il suo corpo ha collezionato nel corso della vita, come fossero simboliche cicatrici delle esperienze vissute.

Georg Baselitz, Adler, 1972

È una retrospettiva affascinante, quella offerta dalla Fondazione Beyeler, capace di mostrare la vita di un artista complesso come Georg Baselitz, più volte definito oppositorio a causa della sua scelta di utilizzare, come forma espressiva, la pittura figurativa, rifiutando sul piano estetico ed ideologico l’arte concettuale e il realismo socialista del dopoguerra.

Georg Baselitz
A cura di Martin Schwander
Fondation Beyeler, Basel
Dal 21 gennaio al 29 aprile 2018

GEORG BASELTZ: Werke auf papier
A cura di Anita Haldemann
Kunstmuseum Basel, Basel
Dal 21 gennaio al 29 aprile 2018

Beatrice Obertini per MIfacciodiCultura

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