Qual è la relazione tra creatività e patologia? Prova a rispondere lo studio dei medici Giuseppe Clemente e Giovanni Liguori

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Caravaggio, Medusa (1598)

Due studiosi e medici napoletani, Giuseppe Clemente e Giovanni Liguori hanno analizzato le relazioni che intercorrono tra l’arte, la creatività ed alcune patologie. La ricerca è stata presentata in occasione della seconda edizione dell’evento Il medico e l’arte tenutosi a dicembre, organizzato dal dottor Giuseppe Guadagno in collaborazione con la Commissione medica di verifica (Mef) di Napoli (della quale Guadagno è presidente) e l’Istituto italiano per gli studi filosofici.

«Quando si ascolta una musica che piace, che emoziona, si ha nel cervello una vera e propria inondazione di dopamina – un neurotrasmettitore – nel sistema limbico coinvolto nelle emozioni» spiega Clemente, che oltre ad essere dottore è anche un artista. Ciò accade perché la dopamina agisce non solo sull’apprendimento ma anche sulla sensazione del piacere, sulla capacità di riuscire a concentrarsi, sull’umore, sulla creatività e sull’apprendimento.

Lo studio molto particolare dei due medici prende spunto da altre ricerche internazionali che, negli ultimi anni, hanno analizzato il sottile legame tra genio e follia e le influenze di droghe e alcool sull’attività creativa.

Continua Clemente: 

l nostro sistema cannabinoide è in grado di inibire la produzione di gaba, un neurotrasmettitore dagli effetti antagonisti rispetto a quelli della dopamina. È stato dimostrato che la musica, l’amore e gli stupefacenti fanno presa sui neuroni seguendo gli stessi identici circuiti. Ad esempio, è solo nella liberazione ed esaltazione dei sensi indotta dall’alcool che Pollock ha potuto esprimersi, liberandosi dai freni inibitori, dalle consuetudini e dagli orpelli sociali.

Maurice Utrillo, Pontoise, Rue de L’Eperon and Rue de la Coutellerie

Jackson Pollock (1912-1956) maestro dell’espressionismo astratto, creatore dell’action painting e fautore dell’arte come auto-scoperta, si ispirava anche alla pittura degli indiani d’America, pittura con la sabbia, praticata da stregoni in uno stato di trance causato dall’uso di allucinogeni. Il pittore dipingeva stendendo grandi tele sul pavimento del suo studio e facendo “sgocciolare” il colore tramite la tecnica del dripping, che significa proprio “sgocciolatura”, con pennelli induriti, bastoncini ed altri arnesi.

A tal proposito, sono famose le sue dichiarazioni:

Il mio dipinto non scaturisce dal cavalletto. Preferisco fissare la tela non allungata sul muro duro o sul pavimento. Ho bisogno della resistenza di una superficie dura. Sul pavimento sono più a mio agio. Mi sento più vicino, più parte del dipinto, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorare dai quattro lati ed essere letteralmente “nel” dipinto. È simile ai metodi dei pittori di sabbia indiani del west. Quando sono “nel” mio dipinto, non sono cosciente di ciò che sto facendo. È solo dopo una sorta di fase del “familiarizzare” che vedo ciò a cui mi dedicavo. Non ho alcuna paura di fare cambiamenti, di distruggere l’immagine, ecc., perché il dipinto ha una vita propria. Io provo a farla trapelare. È solo quando perdo il contatto con il dipinto che il risultato è un disastro. Altrimenti c’è pura armonia, un semplice dare e prendere, ed il dipinto viene fuori bene.

Charlie Parker

Gli abusi di droghe o altre sostanze spesso hanno determinato la creatività degli artisti e la nascita di vere e proprie opere d’arte che hanno fatto la storia. Un esempio famoso è Charlie Parker che, nonostante la tossicodipendenza, fu uno dei musicisti più innovativi del jazz o ancora Maurice Utrillo che, a quanto pare, per dipingere abusava di alcool.

Giovanni Liguori, in particolare, ha analizzato il genio maledetto e tormentato per eccellenza, Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610). Il pittore era forse affetto da una sorta di “psicosi paranoidea” o, come è stato ipotizzato, da intossicazione cerebrale da sali di piombo che si trovavano nei colori che utilizzava per dipingere. Per lo studioso sono «le frequenti decapitazioni a soggetto dei dipinti di Caravaggio che esprimono la sua paranoia».

Da sempre gli artisti tormentati, vittime della loro arte e della loro personalità, affascinando il grande pubblico e gli studiosi poiché incarnano il genio e la follia, la creatività e la paranoia.

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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