#EtinArcadiaEgo – “I promessi sposi”: giusto leggerli integralmente a scuola?

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Alessandro Manzoni

Chiunque abbia una qualsivoglia esperienza liceale, ricorderà con più o meno piacere la lettura dei I promessi sposi, eterno malloppone letterario che da oltre un secolo irrompe nell’adolescenza di ognuno di noi, lasciando tracce di varia natura. Negli ultimi anni si è molto dibattuto sull’effettiva utilità di affrontare la lettura integrale di quest’opera al secondo anno di superiori: gli schieramenti sono agguerriti e portano con sé da un lato la necessità di cambiare il nostro sistema scolastico in crisi, dall’altra quella di non dimenticare una delle eccellenze della nostra storia formativa, un romanzo che ha inventato buona parte della lingua italiana che parliamo oggi. Da che parte si schiera #EtinArcadiaEgo? Dalla più ragionevole e ora tenterò di spiegare quale sia.

Analizziamo dunque i due schieramenti, partendo dalla proposta “conservativa”: molti insegnati e intellettuali vedono nei Promessi sposi l’opera chiave non tanto della letteratura quanto della lingua italiana. Manzoni infatti compì ricerche lunghe e approfondite, riscrivendo la storia tre volte per assicurarsi che fosse pienamente di base fiorentina e inserendo i dovuti elementi regionali. Arrivò ad assumere una governante toscana, cui rivolgeva frequenti lettere piene di domande sulla lingua. Ma aldilà del peso storico, I promessi sposi costituiscono una sicuramente impareggiabile soglia di sbarramento: avere a che fare con una lettura così complessa rispetto ai precedenti oggetti di studio aiuta la crescita dello studente liceale, lo aiuta a passare a una fase successiva della propria vita e soprattutto mette una mattonella enorme nella costruzione di un pensiero critico adulto. Togliere questa lettura sarebbe eliminare questa efficace soglia, oltre chiaramente alla mancata possibilità per lo studente di confrontarsi integralmente con il simbolo del romanticismo italiano e probabilmente il più grande romanzo della nostra letteratura.

Dall’altra parte però, spinge la volontà di cambiare le cose. Sicuramente è vero, dicono coloro che spingono per la rimozione della lettura integrale dei Promessi sposi dal programma liceale, che l’opera più nota del Manzoni ha avuto in impatto straordinario sulla nostra cultura e lingua, e senza dubbio il suo lavoro ha permesso di forgiare l’italiano degli ultimi 150 anni. Tuttavia, è davvero necessaria, si chiedono, la lettura integrale di un’opera della metà del XIX secolo? Un’opera in cui alcuni termini, come baroccia ad esempio, o pesciaiolo. Non si può di certo continuare a sostenere che la lettura de I promessi sposi serva per confrontarsi con l’italiano usato da Manzoni, ormai ben più che vetusto. Inoltre, il dover affrontare interamente I promessi sposi getta una pesante spada di Damocle sui professori, costretti a correre per tutto l’anno per stare dietro a un programma immenso (che dovrebbe prevedere, oltre ai Promessi sposi, gran parte della letteratura italiana delle origini, le basi fondamentali di retorica italiana e il perfezionamento dei testi descrittivi e narrativi!).

Come spesso succede, le parti tendono a litigare senza davvero voler giungere a un compromesso, beandosi della disputa intellettualoide fra rivoluzionari e ultra-conservatori. Che I promessi sposi abbiano perso l’utilità didattica di un tempo è davanti agli occhi di tutti ed è inutile fingere di non voler vedere. Il poeta latino Orazio descrisse con disprezzo in una delle sue satire l’insegnamento della lingua latina tramite l’Odusia di Livio Andronico, una traduzione di dubbio gusto dell’Odissea di quasi tre secoli prima. Ripetere un errore che risale addirittura al prima della nascita di Cristo sarebbe da ciechi. Inoltre, perso ormai il valore didattico-linguistico, l’opera del Manzoni rischierebbe di perdere anche il suo valore morale: affrontare in seconda superiore un’opera di tale levatura rischia di sminuirla perché probabilmente non verrebbe capita.

Quel ramo del lago di como

Dall’altra parte però, cambiare per cambiare non vuol dire migliorare. «Morto un Papa se ne fa un altro» dice il proverbio, e io mi domando: dov’è il nuovo Papa? Con che cosa insomma sostituire l’enorme peso de I promessi sposi nel caso venisse ridotta la sua portata nei programmi scolastici? La paura purtroppo è quella di una facilitazione del percorso liceale, che ha invece il dovere di essere arduo e selettivo per il bene degli studenti stessi.

La soluzione migliore per il destino dei nostri Promessi sposi (che io stesso, come molti altri compagni, ho saputo amare) sarebbe giungere ad essere un’opera letteraria, lasciando le ormai vecchie velleità linguistiche. Che sia antologizzato e studiato a fondo, come merita uno dei capolavori della nostra lingua, e non buttato alla buona in un programma di seconda superiore. Seconda superiore in cui si avrà più tempo per valorizzare l’uso tecnico della lingua italiana: da anni ormai i docenti universitari lamentano gravi lacune nell’uso della lingua di molti studenti: lo scorso anno ben seicento insegnanti hanno lanciato l’allarme tramite una lettera pubblica. L’analfabetismo funzionale, ovvero l’incapacità di utilizzare la propria lingua, è una piaga gravissima. E quindi si punti sui riassunti, sulle comprensioni del testo, sui testi descrittivi e meno sull’affrettarsi a scoprire che questo matrimonio non s’ha da fare: quello che s’ha da fare, invece, è il cambiamento intelligente.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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