Giorgio Perlasca, un eroe del ‘900

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Giorgio Perlasca, il "Giusto" scomparso il 15 agosto 1992Tra i grandi uomini che hanno scritto pagine indelebili della storia contemporanea, è doveroso ricordare Giorgio Perlasca (Como, 31 gennaio 1910 – Padova, 15 agosto 1992).

Una vita al servizio della gente e soprattutto degli ideali, così si potrebbe riassumere la sua esistenza. Nato a Como nel 1910, si trasferì da bambino nella provincia di Padova, dove crebbe. Da giovane si avvicinò al partito fascista e ne fu un sostenitore convinto, al punto che, nel 1930 si arruolò volontariamente nelle camicie nere. Nel ’36 prese parte alla guerra d’Etiopia e nel ’37 nella guerra civile spagnola appoggiando le truppe di Franco. Rimase artigliere nell’esercito a favore di Franco fino al 1939, in quell’anno tornò in Italia e ci fu la definitiva rottura con il movimento fascista e con tutto quello che era il suo credo. I motivi furono l’accordo dell’Italia con la Germania e soprattutto le leggi razziali, che entrarono in vigore un anno prima.

Ottenne una licenza indeterminata dall’esercito e si dedicò per un lungo periodo all’attività commerciale, che svolgeva per conto di una società triestina tra la Croazia, Serbia e Romania, mentre dal 1942 si spostò anche in Ungheria. Il giorno dell’armistizio, Perlasca si trovava a Budapest e prestò fedeltà giuramento al Regno d’Italia, rifiutando la repubblica sociale di Mussolini: questa scelta lo portò ad essere ricercato dalle truppe naziste che ancora vigilavano sull’intera Europa.

Grazie ad un documento che testimoniava la sua partecipazione alla guerra civile spagnola, Perlasca trovò rifugio in Spagna, dove ricevette la cittadinanza e, con l’ambasciatore Sanz Briz, si occupò in prima persona del salvataggio di moltissimi ebrei di Budapest, destinati ai campi di concentramento. Nel 1944 Sanz Briz lasciò Budapest, perché non volle aderire al governo filo nazista ungherese, e si impossessò così del ruolo di ambasciatore all’insaputa dello stesso Sanz Briz e della Spagna. Operazione svolta con grande maestria la punto che nessuno si accorse del gesto e poté operare liberamente. Come ambasciatore continuò quanto fatto in precedenza e salvò la vita a migliaia di ebrei nascondendoli in varie case protette di Budapest, inoltre vietò l’incendio del ghetto della città e rilasciò finti salvacondotti che conferivano la cittadinanza spagnola agli ebrei, strappando dalle mani delle Croci Frecciate i deportati sui binari delle stazioni ferroviarie. Durante il suo mandato furono più di 5000 gli ebrei salvati dalle deportazioni. Quando l’Armata Rossa fece irruzione a Budapest, dovette lasciare il suo incarico, in quanto filo-fascista e fu ricercato e arrestato dai russi.

Perlasca con il presidente della Repubblica Francesco Cossiga

Nel 1945 venne liberato e compose un memoriale che inviò ai più alti funzionari del governo spagnolo ed italiano, dove spiegava e giustificava le sue gesta.

 Non raccontò mai a nessuno quanto fatto nel periodo della guerra, nemmeno ai familiari.

Le prime notizie arrivarono sul Resto del Carlino, nel 1961, successivamente sulla Stampa. Nel 1980, quando fu colpito da ictus, svelò le sue azioni ai familiari, che entrarono in possesso del suo memoriale soltanto nel 1987. Nello stesso anno, alcune donne israeliane iniziarono a raccontare quanto fatto da Perlasca e le sue azioni fecero il giro del mondo, grazie a libri, film ed articoli.

Una figura da non dimenticare, che per il bene del prossimo decise di rischiare la sua vita, salvandola a migliaia di persone: una cosa rara per l’epoca, quasi impossibile oggi.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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