#1B1W – Nella fantasia di Stefano Benni, tutti ne “Il bar sotto il mare”

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Stefano Benni

Un modo nuovo di costruire la scena, un modo travolgente di buttarti sul palcoscenico di una vicenda contribuiscono a costruire il “teatro rivoluzionario” dei fantastici racconti della raccolta Il bar sotto il mare (Universale Economica Feltrinelli 1987) di Stefano Benni. Qui il mare diventa un pretesto e una sorta di “deus ex machina”, ma tutto quello che c’è nel mezzo è in grado di condurti in tantissimi “altrove” attraverso i “monologhi” del bouquet di personaggi che siedono ai tavoli di quel bizzarro caffè sott’acqua.

Stefano Benni, giornalista e scrittore bolognese, autore di tanti libri di racconti e romanzi, del mare ha sicuramente la profondità ben celata in racconti allegri, nei cui angoli sono spesso annidati sorrisi, soprattutto nelle pieghe dei paradossi o dei giochi di parole che riesce ad inventare. Leggere i suoi racconti si traduce in una scoperta continua di ironia, suggestione e curiosità passando elasticamente dal “giallo” al “rosa”, come agevolmente si passa ad ascoltare le varie avventure quotidiane della gente.

Il bar sotto il mare

Le parole si piegano alla sua teatralità continuamente, quelle inventate per esigenze espressive e narrative, quelle consolidate per un uso tragicomico, e quasi sembra che Benni voglia educare i suoi lettori  a trasformarsi in platea. Credo che a confermarlo ci siano le illustrazioni delle prime pagine, tra cui il disegno di Giovanni Mulazzani, che dispiegano un vero e proprio sipario. Ed ecco in bella posa: i tre uomini col capello, il barista, la bionda, il venditore di tappeti, il marinaio, l’uomo invisibile (che pur si percepisce!), l’uomo con la cicatrice, il ragazzo e la ragazza col ciuffo, il nano, il cuoco, la signorina con il cappello, l’uomo con gli occhiali neri, quello col mantello, la bambina, il vecchio con la gardenia, la sirena, il bimbo serio, la vecchietta, il cane nero, la pulce della cane nero. È chiaro: «anche le pulci hanno la tosse», quindi qualcosa da raccontare!

Sono lì a tenersi e tenerti compagnia e li vedi. Li vedi tutto il tempo, mentre gesticolano nella sala di quel bar, ognuno con i propri  caratteri che Benni neanche descrive, ma che grazie alla raffigurazione iniziale riesci a ritrovare  tra le  pagine. Nel mondo immaginario di Benni tutti hanno voce in capitolo, anche gli animali vivono le loro avventure: anche le loro storie sono importanti, ma a quale scopo? Una prima lettura lascia passare la convinzione che dietro al lietissimo intrattenimento dell’umile leggerezza narrativa di Benni non ci sia altro che l’idea di un passatempo. Le citazioni, a livello formale, e l’intreccio, i risvolti dei racconti, invece, suggeriscono tutta un’altra caratura delle ventiquattro avventure. Penso al racconto Il più grande cuoco di Francia:

Ha ragione diabolico individuo – dice il diavolo alzandosi a fatica – lei mi ha sedotto, stregato, farcito di proteine e zuccheri. Tonerò tra dieci anni. 

Allora ho ingannato il diavolo? – chiede Ouralphe.

Forse – ghigna quello – oppure il diavolo si è fatto una mangiata gratis nel più bel ristorante di Francia. 

Non era ancora la mia ora? 

Chi lo sa – dice il diavolo – nessuno ha un orologio così grande.

Il bar sotto il mare

Se è vero che la fantasia racchiude tutti gli altri mondi possibili, è vero anche che tutti gli altri mondi possibili sono frutto del possibile o dell’impossibile che sbocciano, ma pur sempre di qualcosa d’altro rispetto alla realtà vissuta. La fantasia è catartica per l’errore, per la speranza, per la soluzione. L’esercizio della fantasia è di per sé il più grande insegnamento, a volte una grande terapia, certamente una grande fuga. Una scappatoia verso quello che vogliamo vedere, sentire, toccare, credere, vivere.

La verità è che, almeno una volta nella vita, siamo stati tutti ne Il bar sotto il mare o tutti proveremo ad andarci. In questo caso, Stefano Benni da buon amico e compagno di viaggio ci dà una mappa, un tracciato, ci racconta la sua esperienza usando la leggerezza del vento e la pesante ricchezza dell’acqua. Nutre l’irresistibile voglia di aprire gli occhi immersi nel mare, scrutando l’orizzonte, magari intravedendo, nel suo sciabordio, una porta che si apre sotto l’insegna luminosa “Bar”.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura

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