Federico Clapis e il mondo “social” dell’arte tra innovazione e perplessità

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The Connection

L’arte e il suo mercato da sempre cercano di stare al passo con l’evoluzione tecnologica e più recentemente di adattarsi ai grandi cambiamenti apportati dall’informatica. Se gli artisti sin da subito hanno giocato, creato e accolto anche con entusiasmo i nuovi mezzi espressivi, non è avvenuto in egual misura per il sistema, che negli anni si è sì modificato ed adattato ai mutamenti, imposti dal tempo e dagli attori in campo, ma spesso in ritardo. Il ritardo è arrivato ad essere quasi un divario enorme, al punto che spesso sentiamo parlare come urgenza dei vari musei l’adeguamento alle nuove tecnologie, solo per tirare in causa uno dei membri del sistema dell’arte. La capacità dei musei di appropriarsi e mettere in campo nuove forme di comunicazione con il pubblico e di interazione con i visitatori avviene, nella maggior parte dei casi, a rilento. Quando in una realtà viene accolta ed applicata una nuova forma di tecnologia, capita che essa sia già démodéFederico Clapis, autoproclamatosi artista, nonostante affermi di essere spaventato da tale terminologia altisonante, forse, ha trovato il modo per aggirare il problema, tanto è vero che parte della critica artistica non lo vede di buon occhio, percependolo come un pericolo.

Clapis
Federico Clapis al lavoro

Clapis, nato a Milano il 4 aprile del 1987, si definisce artista, scultore e performance italiano. Prima di giungere a questo “traguardo” sociale, la sua carriera, in parte da sempre artistica, si è articolata in svariati passaggi che gli hanno consentito di raggiungere una notevole popolarità. Esordisce come YouTuber intorno al 2011, portando avanti una serie di progetti caratterizzati dall’alto tasso di demenzialità, come: National Geo Clapis Behind a Selfie.

I suoi video, destinati al grande pubblico di massa, sono serviti a conquistare “sotto copertura” un grande numero di seguaci, e al tempo stesso, contenendo un’aspra critica sociale, hanno fatto emergere le sue capacità satiriche e comunicative. Accumulati milioni di fan su Facebook e di visualizzazioni su YouTube, nel 2015 rilascia un video (L’addio di Federico Clapis al pubblico di Facebook) dove afferma il suo vero interesse: il mondo dell’arte contemporanea.
Svelata la sua tattica, risulta insensato criticarla come strategia, dato che è lui stesso a definirla tale. Se essa sia stata pensata sin dal principio o sviluppata in seguito è a dir poco irrilevante, in quanto sicuramente al momento appare come una tecnica vincente: anche se le visualizzazioni si sono ridotte sono comunque alte ed i seguaci non sono calati. Nel caso in cui abbia messo in campo un processo così “lungo” nell’epoca “del tutto e subito”, ci dimostrerebbe che anche nel mondo contemporaneo, dove tutto si muove ad una velocità strabiliante, le relazioni, nel bene e nel male, vanno coltivate.

Lo studio di Milano

I suoi lavori artistici sono vari, quadri, sculture, video e la loro realizzazione è permeata di tecnologia, proprio come la loro comunicazione. La serie più conosciuta, ad anche la più cara a Clapis, è Actor on Canvas. In queste opere conquista fisicamente la tela, entrandovi dentro in prima persona grazie ad una particolare tecnica di riproduzione.
Tralasciando ora la valenza delle sue opere d’arte, concentro il discorso sul sistema che Clapis è stato in grado di generare. Se sono in parte sostenibili alcune critiche mosse nei confronti del fenomeno mediatico affermanti che l’artista è detentore di una sensibilità particolare che gli dà la facoltà di non utilizzare le parole per comunicare ciò che lo porta ad avvertire l’urgenza di esprimere qualcosa; è il suo stesso operato a parlare per lui, il suo verbo sono il talento e la forza effettiva del risultato prodotto. Tutto il resto è solo marketing». È anche vero che intorno alle opere degli artisti si è nei secoli creato un sistema articolato, complesso e duttile che ha speso per loro e su di loro molte parole.

The Tree of life della serie Actor on Canvas

Negli anni il sistema ha perso in parte la capacità di comunicare, non riuscendosi ad adattare alle nuove forme di comunicazione 2.0. Avvalendosi di esperti di tale comunicazione 2.0, Federico Clapis ha generato intorno all’artista e alla sua produzione un sistema parallelo. Proprio per tale motivo dice di non tenere molto hai rapporti con quelli del settore, nonostante sia stato riconosciuto come uno dei giovani artisti su cui investire. Il “suo” sistema alternativo è completo da sé, non ha bisogno di entrare nel “vecchio”per ottenere risultati. Infatti in uno dei suoi video (Due anni dopo l’addio) afferma di essersi aperto al mercato dell’arte: per produrre vendo. Anche ciò lo fa in autonomia, senza appoggiarsi a gallerie o mercanti.
Lui crea, lui comunica, attraverso l’uso dello storytelling, lui pubblicizza, non sponsorizzando direttamente il prodotto, ma invitando a seguire i suoi canali di comunicazione e i suoi eventi, lui vende, lui espone e musealizza:

Sto lavorando a una mostra spettacolo, dove i quadri andranno al visitatore.

Greta Canepa per MIfacciodiCultura

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