“The Hate U Give”: un libro per capire cosa significa “Black Lives Matter”

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Sì, il vostro stupido amico di Facebook che scrive commenti ignoranti su Black Lives Matter ne ha immediatamente bisogno una copia. E non può nemmeno obiettare che sia un libro filologico, politico o troppo complesso; perché è un romanzo young adult. Ma soprattutto, un romanzo che è stato scritto e pubblicato al momento giusto – in un 2017 in cui il tema del razzismo sistemico e crescente nei confronti delle persone di colore è più che mai urgente e necessario. Forse il romanzo young adult più aspettato e anticipato del 2017, The Hate U Give – Il coraggio della verità di Angie Thomas (ed. Giunti) è stato catapultato nell’industria della cultura come una meteora. Prima un’asta all’ultimo rialzo per l’acquisizione del manoscritto originale e poi l’annuncio di una realizzazione cinematografica targata Fox 2000. E, già alla ventesima pagina, il motivo di tutto questo scompiglio è più che evidente.

L’eroina di The Hate U Give è Starr, una ragazza nera di 16 anni incastrata tra due mondi che sembrano non riuscire a convivere. Starr vive prevalentemente a Garden Heights, un quartiere povero e malfamato, abitato esclusivamente da persone di colore, ma, per metà della sua giornata, frequenta una scuola privata dall’altro lato della città, nella zona bianca e ricca. La incontriamo per la prima volta ad una festa nel suo quartiere, concentrata a reprimere la Starr bianca e impegnata a far prevalere la “Starr del ghetto”, come la definisce lei stessa, in bilico tra due metà dello stesso tutto. Una sparatoria tra gang rivali mette fine al party, alla musica, ai balli. Starr si ritrova a fuggire dalla sparatoria con Khalil, suo vecchio amico di infanzia che, lasciato solo con una madre tossicodipendente e un affitto da pagare, ha iniziato a spacciare droga. Ma Khalil non c’entra niente con la sparatoria. Eppure viene fermato in macchina dalla polizia. E ucciso davanti a Starr. Anche se era disarmato. Anche se non aveva fatto alcuna resistenza all’ufficiale.

The Hate U Give

E Starr ne è l’unica testimone.

Quindi sì, è un romanzo che affronta apertamente uno dei temi più scottanti e centrali del 2017, riportando alla mente gli omicidi di decine di ragazzi di colore non armati: Michael Brown, Freddie Gray, Alton Sterling, Tamir Rice, Walter Scott, Eric Garner, Philando Castile e molti altri. Ma non lo fa offrendo una risposta semplice e banale – tanto che una delle persone più importanti nella vita di Starr è, difatti, un poliziotto.

Sì, The Hate U Give è un romanzo young adult. Traduzione: per giovani adulti. Ma non aspettatevi piagnistei da adolescente. Anzi, il fatto di avere questo tipo di target non è altro se non un enorme punto di forza: parla dritto alla gioventù degli anni 2000, a quelli che oggi vengono chiamati millennials. Ma parla anche a me, che di anni ne ho qualcuno in più e mi piace pensarmi appartenente ad una diversa generazione, pre-iPhone e Instagram. E può parlare al tuo stupido ed ignorante amico di Facebook, non importa quanti anni lui abbia. Perché è un romanzo universale.

Ogni bianco che ha commentato su Facebook sotto un post dedicato alle rivolte di Baltimore con un «ma perché distruggono i loro stessi quartieri?» dovrebbe leggere questo libro. Chiunque abbia conosciuto la povertà e il disagio sociale solo da una distanza di sicurezza dovrebbe leggerlo e parlarne a casa. I bianchi che si allontanano dai loro amici di colore quando cercano di parlare di razzismo dovrebbero leggere questo libro. Persone che non hanno amici di colore lo dovrebbero inserire nella loro lista di libri da leggere. L’intera forza di polizia americana dovrebbe, non solo aver letto questo romanzo, ma dovrebbe anche acquistarne copie da distribuire ad amici e familiari (e questa non vuole essere una malcelata frecciatina velenosa alla polizia perché, come abbiamo detto, di risposte semplici non ce ne sono. Ma nessuno è esente dal diritto e dal dovere di informarsi e crescere, anche attraverso la lettura). Donald Trump, che pensa di sapere così tanto sulla vita nei quartieri neri, dovrebbe leggerlo. Mel Gibson avrebbe dovuto leggerlo, prima di affondare la sua carriera con esternazioni violente e razziste.

Angie Thomas

Anche tu dovresti leggerlo, non solo il tuo stupido amico digitale. Perché non è una punizione; anzi, tutt’altro. È una lezione mascherata sotto forma di libro-che-non-riesci-ad-appoggiare-sul-comodino-perché-ti-prende-troppo. E, se avessi un figlio, lo farei leggere anche a lui.

Certo, non sarà un libro a mettere fine ad eventi tanto orribili quanto frutto degli sbagli del passato e del presente ma, come scrive il neuropsichiatra Jamil Zaki, «l’arte può servire come un boot camp empatico»; può aiutare a coltivare una capacità di comprensione emozionale dell’altro e di come gli essere umani agiscono in situazioni a noi sconosciute. Può avere il potenziale di smuovere il confronto empatico a livello personale – milioni di piccole molecole in grado di impattare l’intero sistema.
E può lasciare una lezione importante. Come disse il grande rapper e attivista Tupac, Thug Life significa “the hate u give little infants fuck everyone“. L’odio che riversiamo sui più giovani fotte tutto il sistema. E nel sistema ci sei anche tu. Insieme al tuo ignorante amico di Facebook.
Ci siamo tutti noi. Bianchi e neri.
Quindi iniziamo a dare ai nostri ragazzi qualcosa di diverso attorno a cui costruirsi: amore? Ammirazione? Condivisione? No, è necessario anche solo il rispetto. E tanta, tanta empatia. Perché questa non fotte nessuno.

Paola Marzorati per MIfacciodiCultura

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