Laura D’Oriano e le altre: quando furono le donne a cercare di salvarci dal nazifascismo

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«Il femminismo è nato nella Resistenza» afferma Giuliana Gadola Beltrami, partigiana a scrittrice italiana che, il giorno della Liberazione, sfilò con la Divisione Alpina dedicata al marito, Filippo Beltrami, ucciso dalle forze tedesche nella Valle Strona. Perché le donne sono state le uniche «volontarie a pieno titolo nella resistenza» al nazifascismo. E questo in quanto non sottoposte ai bandi di reclutamento, e in generale non obbligate alla fuga e al nascondimento.

La lotta per la liberazione ha offerto alle donne la prima occasione storica di politicizzazione democratica, ma non è stata priva di contraddizioni: in un universo in cui permane la «centralità del paradigma del maschio guerriero» [1], le donne resistenti imbarazzano e destabilizzano anche coloro che, al loro fianco o con loro al proprio fianco, hanno combattuto per dar vita a qualcosa di radicalmente nuovo. È questo il motivo per cui, alla Liberazione, le donne sono state escluse da molte delle sfilate partigiane nelle città liberate in tutta Europa. Alle donne si è dimostrato gratitudine e rispetto, ma non riconoscimento politico o militare:

Per molte che combattono, poche accedono a ruoli politici o militari di rilievo, pochissime diventano comandanti o commissari politici. Il grado più alto attribuito alle donne è quello di maggiore, che riguarda comunque una piccola minoranza; quelli più diffusi, tenente e sottotenente. [2]

Le donne della resistenza al nazifascismo sono state impegnate in ognuno dei compiti previsti dalla lotta di Liberazione nelle sue varie modalità: nello scontro armato, nel lavoro di informazione, approvvigionamento e collegamento, nella stampa e propaganda, nel trasporto di armi e munizioni, nell’organizzazione sanitaria e ospedaliera, nel Soccorso rosso, nei Gruppi di difesa della donna e per l’assistenza ai combattenti della libertà. E nello spionaggio.
Nonostante la storia non ce ne restituisca sempre il ritratto, molte sono state le donne speciali, “intrepidi”, passionarie e ribelli, arruolate come spie, agenti di controspionaggio o membri della Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale.
Queste sono le loro storie.

Laura D’Oriano

Laura D’Oriano

Laura D’Oriano è stata un’agente segreta italiana per conto degli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ stata l’unica donna ad essere condannata a morte in Italia la cui sentenza sia stata poi effettivamente eseguita.
Nata ad Istanbul quando era chiamata ancora Costantinopoli, il 27 settembre 1911, da una famiglia italiana, visse all’estero per gran parte della sua gioventù. L’incontro con Daniel Pétard, che aveva legami con l’Intelligence britannica, la fece presto diventare una spia antifascista. Fu arrestata sul treno che avrebbe dovuto condurla da Roma a Napoli, sotto falsa identità.
L’atteggiamento di D’Oriano durante gli interrogatori e la carcerazione fu estremamente strategico: tentò in tutti i modi di minimizzare le proprie responsabilità, i propri contatti e le proprie azioni, cercando allo stesso tempo di tenere fuori tutte le persone che aveva coinvolto nella sua attività, dando prova di un grande altruismo.

La sua carcerazione durò oltre un anno e si concluse con una condanna a morte, sebbene il suo ruolo nelle operazioni di spionaggio fosse stato effettivamente marginale.

Laura D’Oriano venne giustiziata all’alba del 16 gennaio 1943 da un plotone di esecuzione. Aveva trentun’anni. Il suo cadavere, sepolto in forma anonima, venne identificato tre anni dopo da suo padre, che riuscì a darle poi degna sepoltura nel cimitero del Verano, a Roma.

Marthe Richard

Marthe Richard

Nata a Blamont, Francia, nel 1889, Marta Richard è stata una prostituita, agente segreta e politica francese. A diciotto anni, nel bordello di rue Godot-de-Mauroy conosce un ricco industriale, Henri Richer, e lo sposa. Grazie al suo sostegno Marthe diventa pilota e una delle fondatrici dell’Unione Patriottica delle Aviatrici francesi. Dopo la morte di Henri, viene reclutata come agente segreto da un giovane anarchico russo, suo amante, che lavora per il Secondo Reparto della difesa francese agli ordini di Ladoux, un capitano dell’Intelligence militare francese.
Il suo compito fu quello di carpire informazioni all’addetto navale tedesco a Madrid von Krohn, e per far ciò si finse la sua amante.

Terminata la guerra, viene eletta nel 1945 al Consiglio del quarto arrondissement di Parigi e si batté per la chiusura delle case di tolleranza in quel distretto e poi nell’intera capitale francese. Marthe vincerà la sua battaglia nel 1946 con l’abolizione del registro nazionale della prostituzione.

Noor Inayat Khan

Noor Inayat Khan

Nata a Mosca da padre indiano e madre americana, Noor era una principessa diretta discendente di Tipu Sultan. Fu la prima donna a eseguire operazioni di Intelligence per il governo britannico durante la Seconda Guerra Mondiale e la prima donna operatrice di radio inviata in Francia, durante l’occupazione, per aiutare la Resistenza francese. Fin da dubito si distingue per la sua abilità di telegrafista tanto da essere scelta per entrare nella SOE, Special Operations Executive, un nuovo corpo speciale segreto voluto da Churchill per compiere azioni di sabotaggio oltre le linee nemiche e supportare i movimenti di resistenza antinazista. Verrà mandata a Parigi per tenere i contatti e aiutare a coordinare l’invio di nuovi agenti e di armi ed esplosivo per la resistenza francese.

In seguito a una spiata per denaro, il 13 ottobre 1943 verrà catturata e portata nella sede di Avenue Foch, dove, nonostante gli interrogatori durissimi e le lusinghe, non parlerà, tentando anche di evadere per ben due volte. Successivamente Noor viene portata prima in carcere in Germania e successivamente trasferita a Dachau con tre agenti donne. Le altre saranno uccise e cremate la sera stessa dell’arrivo. Noor, invece, per tutta la terribile notte del 13 settembre 1944 viene picchiata, torturata e violentata dalle SS e poi fucilata all’alba, in ginocchio, con un colpo alla nuca. Aveva solo trent’anni. La sua ultima parola: Liberté.

Amy Elizabeth Thorpe

Amy Elizabeth Thorpe

Nata a Minneapolis il 22 novembre 1910, Amy Elizabeth Thorpe, nome in codice Cynthia, di famiglia benestante e alto-borghese era una classica bellezza americana dagli occhi di smeraldo, una donna spregiudicata che mise il suo talento e la sua avvenenza al servizio della Gran Bretagna. Una sorta di James Bond al femminile che ha contribuito a contrastare il nazismo nel corso della Seconda Guerra Mondiale e fece una guerra senza sosta contro i nazisti e i loro alleati.  Fu anche grazie a Cynthia che lo sbarco degli Alleati in Nord Africa riuscì con successo. Nel 1938 a Vienna riuscì a sedurre un diplomatico polacco molto vicino a Hitler che le svelò la prossima invasione di Cecoslovacchi e Polonia. Negli anni successivi, ricevette l’incarico di raccogliere informazioni segrete sulla Francia collaborazionista di Vichy.

Odette Brailly

Odette Brailly

Odette Brailly, nome in codice Lisa, fu reclutata nella Special Operations Executive, organizzazione britannica operante durante il secondo conflitto mondiale. Arrestata insieme al suo referente, il capitano Peter Churchill, all’Hotel de la Poste in Saint-Jorioz nel sud della Francia, fu interrogata dalla Gestapo quattordici volte e sottoposta a terribili torture. Si rifiutò di dare informazioni sugli altri agenti segreti coinvolti e convinse i tedeschi della parentela tra Peter Churchill e il primo ministro inglese. La sua speranza era che, credendola la moglie del nipote di Churchill, il trattamento riservatole sarebbe stato migliore e le torture interrotte.
Fu condannata a morte nel giugno del 1943 e trasferita nel campo di concentramento di Ravensbruck, dove fu tenuta all’interno del “punishment block” senza cibo, luce e riscaldamento. «Non sono stata coraggiosa, ho semplicemente deciso di attenermi a determinati modi di pensare», ha raccontato durante un’intervista al termine della guerra, «Pensavo solo che sopravvivere il prossimo minuto senza lasciare che mi facessero a pezzi, beh, quello sarebbe stato un altro minuto di vita». Sopravvissuta alla prigionia, Odette fu la prima donna premiata con la George Cross (la più alta decorazione civile del Regno Unito) e morì nella sua casa inglese a 82 anni.

Tante di loro, presumibilmente, non hanno chiesto nessun riconoscimento per il proprio coraggio; a tante, materialmente, esso è stato ingiustamente negato.
Noi siamo qui per ricordarle.
Donne coraggiose in un tempo in cui il coraggio poteva essere soltanto uomo.

Paola Marzorati per MIfacciodiCultura

[1] S. Peli, La Resistenza in Italia. Storia e critica, Torino, Einaudi, 2004, p. 213

[2] A. Bravo, Resistenza civile, cit., p. 273

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