“Un sacchetto di biglie”: la Francia nazista attraverso gli occhi di un bambino

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Torna nelle sale cinematografiche, dopo 43 anni dalla prima versione di Jacques Doillon, Un sacchetto di biglie, film tratto dall’omonimo romanzo del 1973 Joseph Joffo. La prima versione cinematografica di questo romanzo storico di stampo autobiografico, aveva lasciato piuttosto insoddisfatto lo scrittore francese, che non si era risparmiato nel rivelare il suo disappunto. Questa volta la pellicola del regista canadese Christian Duguay (che ha alle spalle un passato lavorativo costituito soprattutto da miniserie televisive, escluso Belle & Sebastien – L’avventura continua, il sequel del successo cinematografico di avventura per bambini) pare invece sia riuscita a rendere giustizia al libro e all’esperienza di Joffo come sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale.

Il film è uscito 9 giorni prima della ricorrenza del 27 gennaio, la Giornata della memoria, per commemorare le vittime dell’Olocausto.

«In questo momento, la storia che ho vissuto io risuona in modo particolarmente forte» ha dichiarato Joseph Joffo, classe 1931, che ha visitato il set di Duguay e ha pianto dopo aver visto il film, «A causa del terrorismo, anche i bambini di oggi sono costretti a fuggire. Come noi 50 anni fa, si ritrovano per strada, completamente isolati e lasciati a se stessi. Spero che il film ci sproni a interrogarci sul destino dei bambini e di queste famiglie distrutte».

Il romanzo Un sacchetto di biglie nei suoi 45 anni di vita è riuscito a riscuotere un grande successo internazionale, affermandosi come uno dei maggiori best seller in ambito storico-romanzesco per quanto riguarda la letteratura d’intrattenimento. Il testo di Joffo conta attualmente oltre 20 milioni di copie in 22 paesi.

La vicenda, tratta dall’esperienza personale di Joffo narra di due fratelli parigini di origine ebrea che, a causa della crescente pressione del Terzo Reich sulla vita della capitale francese sono obbligati, sotto ordine dei loro genitori, a fuggire verso il sud della Francia, nella terra cosiddetta “libera”Un sacchetto di biglie si articola accompagnando i due bambini in una rocambolesca avventura attraverso i paesaggi della Francia degli anni Quaranta con il continuo pericolo di essere scoperti e riconosciuti. Nella storia i due ragazzini spesso sono a un passo dall’essere riconosciuti dagli ufficiali delle SS, ma la loro forza e degli aiuti esterni verranno in loro soccorso.

La storia si articola poi in svariate altre avventure ed episodi che il pubblico avrà sicuramente modo di godersi. Pare proprio che stavolta Un sacchetto di biglie abbia trovato la sua definitiva consacrazione cinematografica. È un film piuttosto leggero, non impegnato, ma sicuramente piacevole, che con la sua provvidenziale data di uscita contribuisce ad alimentare la serie di iniziative a favore della Giornata dalla memoria.

La pellicola non vuole proporsi come un nuovo classico della sovrabbondante cinematografia relativa alla Seconda Guerra Mondiale. Duguay ha scelto uno stile semplice, non elaborato, senza troppe pretese artistiche; che forse è quello più adatto per far trasparire l’aspetto drammatico della vicenda e a far immedesimare lo spettatore in un tempo in cui storie come questa erano all’ordine del giorno. Un film per non dimenticare.

Francesco Carucci per MIfacciodiCultura

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