Anche i rapper possono fare le rockstar? Il caso Sfera Ebbasta

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Sfera EbbastaSolo fino a dieci anni fa sarebbe stato impensabile intitolare un disco rap italiano Rockstar. Sì, fa un po’ ridere come titolo, lo ammetto, ma Sfera Ebbasta, e lo si capisce da ciò che lui stesso ha dichiarato in alcune interviste, è perfettamente cosciente dell’operazione da lui compiuta. L’album in toto nasce da una piena consapevolezza del fatto che le rapstar, in Italia, sono ormai le nuove rockstar. Ci sono almeno due ragioni, una negativa e una positiva, per cui questa frase non è una semplice esternazione senza importanza o il frutto di una campagna pubblicitaria. Partiamo dal pensiero più preoccupato che mi è balenato in testa.

Fermi tutti: no, non sto per chiedermi se il rock sia morto (e francamente, con tutto il cuore: basta), trovo però un po’ preoccupante il fatto che Sfera Ebbasta abbia usato proprio il termine “rockstar”. Mi spiego meglio: questa intercambiabilità delle caratteristiche di un genere musicale sottintende di fatto che i generi non sono più effettivamente importanti. Anche quando ho parlato del futuro della musica nel 2018 mi sono soffermato su questo tema, sostenendo come la nostra ansia di incasellare tutto a volte ci porti fuori strada, facendoci dimenticare come quelle etichette si diano per un motivo. Tra rap e rock c’è una differenza abissale, di cui potrebbe rendersi conto un orecchio totalmente inesperto.

Sorge a questo punto un dubbio: ma qui si sta dicendo che l’unica cosa che conta è l’immagine, cioè, l’atteggiamento ribelle, lo stile ecc? Una volta che ripropongo in chiave anni 2010 queste caratteristiche, allora sono una rockstar anche se faccio rap? Penso che Sfera non abbia tenuto conto del fatto che sotto al personaggio c’è un linguaggio musicale, che lo stesso rapper riflette appieno senza accorgersene. I propri gusti, il contesto da cui si nasce e il pubblico a cui si rivolge fanno il personaggio musicale, il processo inverso in genere non porta molta fortuna. Mi permetto inoltre di dire che dubito che i primi in Italia a fare un discreto successo (lasciando un attimo da parte il caso Caparezza, che secondo me è più complesso) con il rap, penso ad esempio agli In The Panchine, avrebbero preso benissimo l’appellativo di nuove rockstar. Ma su questo non possiamo esserne sicuri.

Sfera Ebbasta vs. Vasco

Sfera però non sbaglia (e questa è la seconda ragione per cui il titolo del suo nuovo album è importante) a parlare dei rapper come le nuove star nate da ambienti underground capaci di incanalare la giusta forza di ribellione giovanile. Come già detto, lo fanno con un linguaggio molto diverso da quello di Led Zeppelin e compagnia, però, in un certo senso, sotto questo punto di vista l’hanno sostituito. Ormai, e non credo sia solo una mia impressione, il rock si è un po’ ufficializzato: a parte rare eccezioni, oggi è difficile che un complesso metal o punk rivoluzioni il mondo della musica dal basso. Anche per quanto riguarda l’immagine, i nuovi gruppi, specialmente quelli provenienti Oltremanica, sembrano aver rinunciato a dare un’immagine sfrontata e arrabbiata (almeno da dopo il decennio britpop). Credo però sia superficiale rimpiangere le vecchie glorie dicendo “una volta ti ricordi Kurt Cobain che spaccava le chitarre?!”. Almeno, in questo momento penso che sia vero: se parliamo dell’immagine che viene data al loro pubblico e non, i rapper in Italia hanno preso il posto delle vecchie rockstar (che poi, a parte Vasco, chi nel Bel Paese poteva vantarsi di questo appellativo prima?). Ma guai a confondere le due cose, o meglio: non dimentichiamoci della musica!

Daniele Rigamonti per MIfacciodiCultura

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