Amarono l’arte. Il collezionismo italiano – I Farnese a Parma e Piacenza

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Tiziano, Papa Paolo III Farnese e nipoti Alessandro e Ottavio Farnese

Di origini sconosciute, giacché possono vantare antenati non solo in Italia ma anche in Spagna, i Farnese accrebbero il loro potere, congiuntamente alle loro ricchezze, nel corso del XVI secolo sotto il pontificato di Eugenio IV. Per via matrimoniale, si legarono alle più potenti famiglie dell’Urbe come i della Rovere, i Caetani e gli Orsini. Inoltre, sposarono membri delle famiglie degli Asburgo, di Vienna e di Spagna, e dei Borboni di Spagna. Si ricordi infine l’importanza epocale per la storia europea del pontificato di Paolo III Farnese,  il papa che si scontrò contro il protestantesimo, convocando il Concilio di Trento nel dicembre del 1545, che istituì l’Ordine dei Gesuiti e che nel 1542 costituì la Congregazione del Sant’Uffizio (o Inquisizione romana).

La sorella maggiore di questi, Giulia Farnese, conosciuta come Giulia la Bella, era stata anni prima l’amante di Papa Alessandro VI Borgia e forse fu la ragione per la nomina a cardinale dello stesso Paolo III Farnese, quando al tempo era ancora il Cardinale Alessandro Farnese. Questi si servì del nepotismo per rafforzare e assicurare longevità al suo casato.

Parmigianino, Giangaleazzo Sanvitale

Paolo III assicurò la dignità sovrana alla famiglia, quando nel 1545 investì suo figlio Pier Luigi del Ducato di Parma, Piacenza e di Guastalla, fino ad allora appartenuti al Ducato di Milano. La celerità nella costituzione di questo Ducato spinse il cardinale Ercole Gonzaga a definirlo «nato in una notte come un fungo».

Pier Luigi si stanziò a Piacenza nella Cittadella viscontea e chiese a Michelangelo e Antonio da Sangallo il Giovane di dare un volto al palazzo; i progetti iniziarono, ma non vennero mai ultimati poiché Pier Luigi morì in una congiura ordita dai piacentini e sostenuta dal governatore spagnolo di Milano Ferrante I Gonzaga, che occupò Piacenza a nome dell’Imperatore Carlo V.

Abile stratega, Paolo III fece sposare i nipoti Orazio con Diana di Francia, figlia naturale del re Enrico II e nel 1537 Ottavio con Margherita d’Austria, figlia naturale dell’Imperatore Carlo V, di cui Ottavio divenne un grande alleato e da cui egli riottenne Piacenza. Sebbene le scelte politiche fecero preferire alla fine Parma come capitale del Ducato, a Margherita d’Austria piaceva molto Piacenza, tanto da farvisi seppellire. Questo congiuntamente al desiderio di riprendere il progetto di Pier Luigi, spinsero a far edificare un palazzo di rappresentanza, che fosse simbolo non solo del loro status di sovrani indipendenti, ma anche e soprattutto del loro legame con la Famiglia imperiale. Fu incaricato del progetto il Vignola, ma il lavoro restò incompiuto benché avesse occupato tutta la seconda metà del XVI secolo. Nei secoli successivi, furono apportate numerose decorazioni quali l’Appartamento dorato.

Masaccio, Crocifissione

Altri nipoti del Paolo III furono destinati alla carriera ecclesiastica come il Cardinale Alessandro e il Cardinale Ranuccio, entrambi riconosciuti fini mecenati e uomini di spicco della politica ecclesiastica del tempo. Il figlio di Ottavio, il generale Alessandro Farnese fu al servizio di re Filippo II di Spagna con risultati notevoli, aprendo definitivamente i legami tra i Farnese e la terra iberica.

L’eterogenea collezione di questa famiglia vantava ben tre nuclei, uno romano – strettamente legato a Papa Paolo III – uno parmense e uno piacentino. Ne facevano parte reperti archeologici (l’Ercole Farnese, ora interamente conservata al Museo Archeologico di Napoli), opere pittoriche dei più importanti artisti (Sebastiano del Piombo, Correggio, Tiziano, Parmigianino, El Greco, i Carracci, …), libri, gemme e via dicendo. Ad eccezione dei reperti archeologici, tutto il resto venne ospitato nell’incompleta reggia de la Pilotta.

Nel 1583 Ottavio Farnese la fece edificare su progetto di Francesco Paciotto di Urbino. Nella seconda metà del XVIII questa divenne la sede in cui ospitare la raccolta libraria e la quadreria ducale della famiglia poc’anzi menzionata. Al suo interno, tra il 1617 e il 1618, il Duca Ranuccio I vi fece costruire dall’Aleotti il Teatro Farnese, uno dei più grandi teatri seicenteschi d’Europa. L’occasione che aveva spinto a tale commissione sarebbe stato l’arrivo a Parma di Cosimo II de’ Medici, Granduca di Toscana, poi mai avvenuto. Il teatro fu dunque inaugurato nel 1628 per le nozze tra la figlia di Cosimo II, Margherita de’ Medici, e il figlio di Ranuccio I, Odoardo Farnese. Da allora fino all’arrivo dei Borbone, venne impiegato solo per i matrimoni e le visite ufficiali alla corte farnesiana.

Ricci, Paolo III approva il progetto del Castello di Piacenza

Suo figlio Ranuccio II fondò l’Accademia degli Scelti all’interno del Collegio dei nobili e l’Accademia degli Elevati. Egli fu soprattutto un mecenate in ambito musico-teatrale, tanto che nel 1688 inaugurò il nuovo Teatro Ducale costruito da Stefano Lolli nel palazzo de la Pilotta, ma andato distrutto per creare nel 1822 la Ducale Galleria. Tra i suoi interessi vantava anche quello per l’arte e i libri. Fece giungere a Parma molte opere appartenenti alla famiglia e che all’epoca stavano a Roma.

Come mai attualmente la collezione Farnese non è più ospitata ne La Pilotta?

Nel 1731 il figlio di Elisabetta Farnese, seconda moglie del re spagnolo Filippo V di Borbone, don Carlos (poi re Carlo III di Spagna) ereditò il ducato di Parma e Piacenza unitamente a tutti i beni patrimoniali dei Farnese. Quando fu creato Re di Napoli nel 1734, egli portò nella città partenopea la collezione d’arte, in parte ora conservata nel Museo di Capodimonte. Nel 1749, Filippo di Borbone secondogenito di Elisabetta, trasformò la Pilotta in un centro culturale. Vi furono poste: nel 1757 l’Accademia delle Belle Arti, con la sua collezione artistica nucleo primitivo della Galleria Nazionale di Parma, nel 1769 la Biblioteca Palatina e nel 1760 il Museo Archeologico, che ospitava i resti romani degli scavi a Veleia.

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura

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