Il Castello di Sammezzano: un monumento dimenticato in cerca di aiuto

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Il Castello di Sammezzano è forse una delle bellezze più affascinanti del nostro Paese, un capolavoro dello stile eclettico a pochi chilometri da Firenze negli ultimi anni protagonista di vari dibattiti e polemiche nonché di articoli ed inchieste. Anche recentemente è tornato a fare capolino sui vari media e a far parlare di sé, però, ancora una volta non è (solo) il suo inestimabile valore artistico ma il degrado e la precarietà della sua sorte. È stato infatti inserito nell’elenco dei monumenti più a rischio d’Europa del 2018, tra cui verranno selezionati i 7 Most Endangered, progetto che dal 2013 individua sette siti problematici per invitare governi e comunità all’azione per la loro salvaguardia.

L’iniziativa è stata voluta da Europa Nostra, federazione pan-europea per il patrimonio culturale, e dall’Istituto europeo per gli investimenti bancari, nasce e nasce dalla volontà di mobilitare la salvaguardia dei siti culturali a rischio nel Vecchio Continente. Ogni due anni la federazione stila una lista di dodici monumenti in allarmante stato di degrado, il cui futuro è incerto. A selezionare i siti troviamo una giuria di esperti in storia, archeologia, architettura, restauro, analisi di progetto e finanza che, per la loro valutazione, tengono in considerazione sia il loro straordinario valore storico e culturale che casi di negligenza, sviluppo inadeguato, mancanza di risorse o competenze a cui sono soggetti. Squadre multidisciplinari di esperti del patrimonio e finanziari intraprendono missioni di salvataggio nei siti selezionati per formulare un  piano d’azione ad hoc per ciascun monumento. Da questa lista vengono poi selezionati i 7 Most Endangered, ovvero i 7 monumenti in pericolo più importanti sul territorio europeo.

Il Castello di Sammezzano dopo esser stato il trionfatore dell’ottava edizione de I Luoghi del Cuore del FAI nel 2017, torna all’attenzione del pubblico per un’importante denuncia: lo stato di abbandono nel quale cerca faticosamente di sopravvivere.

Il complesso architettonico, circondato da  un vasto parco di 65 ettari, è ubicato nei pressi di Leccio, nel comune di Reggello. La storia del castello è molto antica e può essere ricondotta all’età romana, periodo in cui era già frequentato. Nei secoli la proprietà è appartenuta a diverse famiglie importanti: prima degli Altoviti, poi, per volere del Duca Cosimo divenne possesso di Giovanni Jacopo de’ Medici, per essere infine venduta a Sebastiano Ximenes. Nella seconda metà dell’Ottocento, il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona lo trasformò nel meraviglioso capolavoro che conosciamo. Tra il 1843 e il 1889 ampliò l’edificio principale, aggiungendovi nuove sale e conferendogli quel caratteristico stile orientaleggiante che andava diffondendosi in quegli anni. Differenti stili orientali, quello arabo-moresco con le corde intrecciate di stucco e quello indo-persiano con i suoi vivaci gioghi policromatici, ne hanno fatto un unicum in Italia. Appassionato di botanica, il proprietario dotò inoltre il castello di un meraviglioso bosco popolato da piante rare ed esotiche.

La sorte del monumento, durante la gestione del suo ideatore ed ultimo proprietario, fu varia e segnata da periodi poco felici. Negli anni Settanta del Novecento il castello è stato trasformato in un albergo di lusso poi, dopo essere rimasto inoccupato ed abbandonato a se stesso per oltre venticinque anni, è stato rilevato da una società britannica ed infine posto all’asta nel 2015. Da allora numerose le interrogazioni e le petizione per riportare all’antico lustro l’edificio e renderlo fruibile al pubblico ma, nel maggio 2017, il Castello di Sammezzano è stato acquistato dalla società Helitrope Limited di Dubai.

Quel che oggi sopravvive ed è visibile del castello è da ricondurre all’appassionata lotta portata avanti dai volontari di Save Sammezzano che, insieme al Touring Club Italiano, hanno posto all’attenzione di Europa Nostra lo sconfortante stato dell’affascinante luogo.

Ma quali sono gli altri siti a rischio in Europa? Nella lista sono presenti il centro storico di Gjirokastra, Albania; le chiese post-bizantine a Voskopoja e Vithkuqi, Albania; il centro storico di Vienna, Austria; la fabbrica della lavorazione del carbone di Beringen, Belgio; il Monumento di Buzludzha, Bulgaria; il sistema di funivie di Chiatura, Georgia; il complesso monastico di David Gareji, Georgia; il Casinò di Constanta, Romania; i siti preistorici di arte rupestre nella provincia di Cadice, Spagna; l’orfanotrofio greco di Prinkipo, Isole dei Principi, Turchia; e la fabbrica di ghiaccio di Grimsby, Regno Unito.

7 Most Endangered è un’iniziativa lodevole, una presa di coscienza dello stato di abbandono ed inefficienza cui il patrimonio culturale è inesorabilmente vittima, un grido d’allarme e un richiamo per i sempre “poco attenti” governi e si spera liincentivo per una mobilitazione collettiva che dia come risultato la salvaguardia dei siti.

Nel caso in cui le interrogazioni parlamentari presentate, le varie denunce e campagne di sensibilizzazione fossero passate inosservate in Italia, il Castello di Sammezzano, tristemente presente nella lista dei monumenti a rischio, grazie ad Europa Nostra ha finalmente attirato l’attenzione dei più. Chissà se il nostro caro MiBACT, tra un successo e l’altro per il fortunato anno appena concluso in fatto di ingressi nei musei, ha potuto sorprendersi per questa inclusione o se ancora una volta rimetterà ad altri il compito di prendersi cura dei suoi beni? In tutti questi anni veramente non c’era nulla da fare? Quanti altri monumenti dovranno finire all’asta o nelle mani del miglior acquirente prima di capire che quello che è un bene privato, prima di essere privato è patrimonio degli italiani?

L’aspettativa per l’imminente classifica di 7 Most Endangered è alta, grandi sono le speranze per il futuro del Castello di Sammezzano e, per non peccare di campanilismo, di tutti i siti a rischio,  perché per ogni bene culturale abbandonato a se stesso che sale alla ribalta dei media, ce ne sono altri cento dimenticati.

Martina Conte per MIfacciodiCultura

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