“The end of the f***ing world”: la serie Netflix che dovete guardare subito

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The end of the f***ing worldC’è chi la ritiene la miglior serie mai sbarcata su Netflix. Variety l’ha descritta come «acuta, sanguigna e intensa», Hollywood Reporter ne ha scritto come di una «storia antiromantica sostenuta da grandi interpretazioni da amare nella sua gloria aspra». The end of the f***ing world, arrivata su Netflix il 5 gennaio 2018 e già una serie culto, è semplicemente un piccolo capolavoro: i protagonisti sono due giovani Holden un po’ Bonnie e Clyde alla ricerca di qualcosa che gli dia un senso, uno scopo, in un’atmosfera alla Twin Peaks. Ma non è solo un collage di diverse influenze: è una storia che ti rimane addosso, anche quando cerchi di spazzartela via dal capotto. Ti si incolla tra le dita e i neuroni, soprattutto quando, grazie ai suoi otto episodi di soli venti minuti ciascuno, la vedi tutta in una notte.

«Mi chiamo James, ho diciassette anni e penso di essere uno psicopatico», così inizia The end of the f***ing world, in modo brutale quanto asciutto, semplicemente onesto. Comincia così la storia di James e Alyssa. Lui è convinto di essere uno psicopatico anaffettivo: ha visto la madre suicidarsi quando aveva solo otto anni e a nove ha messo una mano nella friggitrice per essere sicuro di poter ancora provare qualcosa. Qualsiasi cosa. E ora, che di anni ne ha diciassette, si sente pronto al grande passo: non limitarsi più ad uccidere gatti e farfalle, ma una persona. Una vera. Per questo motivo permette ad Alyssa, abbandonata dal padre da bambina e obbligata a vivere in una famiglia che si è ricostruita senza includerla, di abbattere il suo muro di indifferenza. Perché la vuole come sua prima vittima. Rubano una macchina e iniziano un viaggio, quasi senza destinazione.

The end of the f***ing worldThe end of the f***ing world in tutto dura solo 160 minuti, poco più di un film. Ma il suo stile assurdo rende questa black comedy più avvincente di qualunque altra serie, costruita sui già provati classici schemi cinematografici. Inizia come un racconto in prima persona, quello di James, per poi ribaltarsi, quando la narrazione ricomincia dal punto di vista di Alyssa. I due alternano costantemente le proprie prospettive e il risultato è quello di una distorsione estremamente efficace: è difficile distinguere la realtà dalla loro interpretazione dei fatti. La tensione e il ritmo sono sempre altissimi, grazie all’alternanza di momenti drammatici e altri così veri da lasciarti senza fiato. Perché la forza di The end of the f***ing world è proprio questa: riesce a raccontare la realtà seppur nell’assurdo, la normalità anche nell’eccesso. In 160 minuti ridi, ti chiedi “ma che c***o sto guardando” (gioco di parole non troppo velato) e ti commuovi. Il tutto senza un finale edificante, senza una lezione nascosta. Senza la voce di Hannah Baker che ti dice cosa stai sbagliando o quella di Meredith Grey che ti spiega il senso della vita. Tutto senza un perché. In fondo, non sempre ce ne sono. E non sempre sono importanti. Soprattutto quando hai diciassette anni e una rete metallica che sembra separarti dal mondo esterno.

Una produzione originale, fuori dagli schemi e che non si preoccupa di appagare le aspettative dello spettatore, The end of the f***ing world era stato pensato inizialmente per il grande schermo. Nato quasi sette anni fa, quando il regista Jonathan Entwistle lesse per la prima volta il fumetto autoprodotto di Charles Forsman, racconta una storia d’amore e di formazione dark e totalmente anticonvenzionale, grazie alla straordinaria capacità dei due giovani attori Jessica Barden e Alex Lawther. È un telefilm su due adolescenti, ma non è per adolescenti o, meglio, non solo. È per tutti coloro che, in fondo, un po’ strani si sono sempre sentiti. Per chi si nasconde dietro i traumi del passato, per giustificare la sua non-vita. Per chi ha paura di amare. Perché se ce l’hanno fatta James e Alyssa, allora ce la possiamo fare anche noi.

The end of the f***ing world

Se non ti ho convinto, ecco qui i cinque motivi che dovrebbero spingerti ad accendere subito il tuo PC, iPad, Xbox, qualunque marchingegno e abbuffarti di The end of the f***ing world:

  • Lo stile assurdo e ricercato: se ti piace il cinema, sai cos’è un piano sequenza e disdegni il classico stile americano mainstream, prova questa serie. Non ti deluderà.
  • James e Alyssa: i protagonisti più uncool e cool allo stesso tempo. Ma soprattutto, quelli a cui ti affezionerai, nonostante tutto.
  • La recitazione convincente: Jessica e Alex sono James e Alyssa.
  • Non è edificante: questa serie non vuole insegnare nulla ma, nonostante questo, insegna tanto. Anche senza monologo interiore.
  • Un’adolescenza non convenzionale: The end of the f***ing world parla anche di adolescenza. Ma lo fa superando i canoni tradizionali e i cliché che ci sono stati propinati dall’invenzione del cinema a questa parte.

La possiamo riassumere così, con una citazione dello stesso stesso James: «Ha iniziato a farmi provare delle cose. E non mi piaceva per niente».

Paola Marzorati per MIfacciodiCultura

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