John Belushi: una leggenda tra personaggi incasinati e Rythm and blues

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We do sincerely hope you’ll all enjoy the show and please remember people, that no matter who you are and what you do to live, thrive and survive, there’re still some things that make us all the same. You, me, them, everybody, everybody.

Everybody needs somebody

Everybody needs somebody to love, someone to love

Everybody Needs Somebody To Love Blues Brothers

Basta solo dire John Belushi, senza nemmeno pensarci troppo, e il collegamento è già fatto: completo nero, camicia bianca, cravatta, Rayban Wayfarer, cappello e un sacco di buona musica.

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John Belushi

Per noi italiani, il mito di John è giunto soprattutto The Blues Brothers, del 1980. Seguito dal fedele compagno Dan Aykroyd, i due interpretano i fratelli fratelli Jake “Joliet” Blues (John Belushi) ed Elwood Blues (Dan Aykroyd) e cercano di raccogliere soldi per non far chiudere l’orfanotrofio in cui sono cresciuti. Ovviamente, a ritmo di Rock. Il film è diventato un icona del cinema, grazie non solo all’egregia interpretazione del duo comico, ma anche al cast d’eccezione che venne scritturato: Aretha Franklin, Ray Charles e James Brown, nonché la presenza di Twiggy, e tanti altri.

In realtà, i due personaggi del film non furono un’idea originale, ma solo l’eccellente prova finale di un duo già conosciuto al pubblico statunitense: John Belushi, infatti, fu prima di tutto un comico del Saturday Night Live dove, assieme al compagno, aveva già fatto conoscere all’America il suo carisma, i suoi goffi personaggi, la sua comicità.

Il film fu solo l’apice di una carriera già ben avviata che portò Belushi sulla cresta più alta della fama che stava già cavalcando.
Purtroppo, del duo comico è rimasto tristemente il più famoso a causa della precoce morte trovata (chiesta?) all’età di 33 anni in una camera di albergo.

John Adam Belushi nacque il 24 gennaio 1949 a Chicago, da una famiglia di origine albanese. Da giovane, ha tre passioni: il baseball, il teatro, il Rock. Ma la vita decise velocemente quale fosse il suo futuro: dopo una laurea in discipline artistiche, a 22 anni viene reclutato alla Second City Comedy. Lì, conosce il compagno di sempre, un fratello acquisito che non smetterà mai di seguirlo: Dan.

E così, nel 1975, i due salgono sul palco del nuovissimo programma della NBC, il Saturday Night Live: qui, portano in scena la comicità demenziale che li aveva resi famosi già nei teatri e alle radio, portando nelle case degli americani i loro personaggi, i loro sketch, la loro bravura.

Ed eccolo lì, il 22 aprile del 1978: si presentano come Joliet Jake e Elwood, dando vita al duo probabilmente più conosciuto della storia del cinema.

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Ray Charles, Dan Aykroyd, John Belushi e John Landis sul set di “The Blues Brothers”

Certo, non fu l’unico film in cui John Belushi vestì i panni di attore per il grande schermo: c’è 1941: allarme a Hollywood (1979) di Spielberg, o Chiamami aquila (1981) di Michael Apted. Ma, nonostante tutto, John Belushi rimane per il mondo uno dei fratelli che, a suon di musica, vogliono salvare la propria casa. Rigorosamente per volere di Dio.

Eppure, la sua vita si interrompe proprio mentre, ormai, ha abbandonato il mondo televisivo per la grande industria cinematografica americana.

Muore a 33 anni, solo, la mattina del 5 marzo del 1982, in una stanza di albergo. La sua salute era già precaria per l’obesità, l’abuso di alcool e di droghe. Ma, quella notte, fu la dose letale a far spegnere la sua brillante stella.

Forse come ogni grande comico, però. John nascondeva un lato profondamente malinconico, così in contrasto con l’immagine gaudente e irriverente con cui era entrato nel cuore della gente:

La scena è il solo posto dove sono consapevole di quello che sto facendo.

Non si sentiva al suo posto in questo mondo, trascinato passivamente da quello che gli altri gli chiedevano, dalla fame forse arrivata troppo presto, dall’immagine giocosa che era costretto a mostrare sempre al suo pubblico. Come si poteva credere che uno come lui potesse essere triste? Chi avrebbe creduto ancora nella possibilità di tornare a ridere, se nemmeno John Belushi rideva più?

Su quell’ultima notte sono ancora molti i dubbi, il non detto, le cose non chiare. In realtà, quell’ultima settimana della sua vita rimane misteriosa, offuscata da stanze d’albergo di poco conto e fiumi di alcool e droga. Cathy Evelyn Smith, nota groupie dei Rolling Stone, quella sera era con lui. Sarà lei a lasciare la camera dove verrà trovato senza vita. Lei porterà con sé la siringa e il cucchiaio con cui scaldarono una dose.L’ultima?

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Bill Murray al funerale di Belushi

Fu impossibile da dimostrare. E così impossibile incarcerare lei per omicidio. Sicuramente, fu l’ultima a vedere John Belushi vivo. Forse, lo video anche senza vita.

Come diventiamo piccoli, e mortali, di fronte ai piani del destino: essere famosi, ricchi e amati non vuol dire essere felici, benché sia ciò che, nel nostro piccolo, tutti abbiamo sempre sognato, almeno una volta.

Forse, quella sera, John era anche troppo affranto dal rifiuto della Paramount a lavorare su una sua sceneggiatura. Gli offrirono invece 12 milioni per girare quattro film nei due anni a seguire.

Forse era troppo stanco di vestire i panni di un uomo che non sentiva di essere più. Forse non si sentiva più in grado di accontentare il suo pubblico, di essere credibile, di far ancora ridere.

Che fu per scelta o per caso, John morì. Solo.

E così si spense una leggenda.

I miei personaggi dicono che va bene essere incasinati. La gente non deve necessariamente essere perfetta. Non deve seguire le regole. Può divertirsi. La maggior parte dei film di oggi fa sentire la gente inadeguata. Io no.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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