#1B1W – “La nostra gang”, quando Philip Roth previde il futuro

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Uno degli autori americani viventi più apprezzati al mondo è di certo Philip Roth. Vincitore del premio Pulitzer nel 1998 grazie al celeberrimo Pastorale Americana, è famoso anche per Il grande romanzo americano (1973), Ho sposato un comunista (1998) e Indignazione (2008). La nostra gang (Protagonisti: Tricky e i suoi amici) anche se considerato uno dei suoi scritti minori, è un brillante libretto satirico pubblicato nel 1971 e rispolverato dopo anni dalle edizioni Einaudi nel 2014.

Già dalle prime righe si può notare che ci troviamo di fronte a un testo di satira politica. L’oggetto della parodia di Roth è il presidente Nixon, il cui alter ego letterario sarà Tricky E. Dixon.
L’autore ci racconta una storia in sei atti mettendo in scena le vicende di uno dei presidenti più discussi degli Stati Uniti, ironizzando ed esaltando la sua politica e le sue idee conservatrici.
Esordendo con un comizio a favore dei non nati, Tricky diventa il protagonista di discussioni con i suoi consiglieri, discorsi alla nazione e conferenze stampa; successivamente la sua morte diventerà lo spunto per una conseguente campagna presidenziale all’inferno. Nell’esasperazione della politica nixoniana il lettore assisterà a vicende tanto comiche quanto paradossali: la guerra nucleare alla Danimarca, la riconquista del castello di Amleto, le rivolte di boy scout bruscamente represse e la conquista del diritto al voto dei bambini non ancora nati.

La nostra gang è un libro decisamente irriverente, che con sarcasmo e simpatia sbeffeggia uno degli uomini politici più potenti di quegli anni, che fa sorridere e  soprattutto riflettere sul lato oscuro del potere. Un testo che tuttora colpisce e possiamo quindi immaginare lo scalpore che sollevò alla sua prima uscita in libreria. Il libro ha anticipato i tempi: è uscito negli Stati Uniti pochi mesi prima della incriminazione di Nixon nello scandalo Watergate, dando a Roth la fama di profeta.

Il 36esimo Presidente degli Stati Uniti, Richard M. Nixon in una posa ufficiale nel suo ufficio

Roth parte nello sviluppo della sua storia da un fatto realmente accaduto: il discorso di San Clemente, dell’agosto del 1971. Nelle pagine de La nostra gang diventa qualcosa di grottesco, sottolineato dalla storpiatura del nome in San Dementia. Roth menziona parte di tale discorso, citato anche nell’epigrafe del suo libro, nel quale veniva esposto da Nixon, come concetto chiave, il totale dissenso all’aborto, esaltando di contrappunto il diritto alla vita: «L’aborto è una forma inaccettabile di controllo della popolazione».
Un brillante quanto coraggioso ultimo capitolo chiude lo scritto in maniera forte e tendenziosa. Il presidente ormai defunto, si candida alle elezioni infernali, inscenando una perfetta campagna elettorale anche in un posto tanto orribile. Qui, ribaltando l’arte oratoria positiva che l’aspirante diavolo aveva in vita mantenendone però la forma, Roth fa confessare a Tricky i suoi altarini e malefatte, dimostrando in realtà solo una sete spietata di potere.

Lo scrittore americano trasforma le parole del presidente in paradosso, utilizzando la stessa retorica politica e i suoi meccanismi, burlandosene e facendola sua. Ne verrà fuori, con una comicità dilagante, la storpiatura della storia intera del presidente.
La satira feroce è dunque volta a smascherare una politica mentitrice e meschina, votata esclusivamente all’interesse del leader di turno. Esasperando le azioni di Nixon e le strategie di comunicazione con la giusta dose di cinismo e scherno, Roth si espone politicamente e scrive quasi un trattato contro un’amministrazione che non ritiene degna di governare il proprio paese, demolendolo a suon di sarcasmo e surrealtà. Prendendone ad esempio uno, Roth con La nostra gang colpevolizza i cattivi governanti in generale, trasformando il libro in una presa di posizione forte contro il potere fine a se stesso. Un messaggio chiaro e tondo che fa rimuginare i lettori sui leader mondiali e la corruzione d’animo che domina i potenti di tutto il pianeta.

Philip Roth e Primo Levi a Torino durante l’intervista contenuta in Shop Talk (1986)

Una scrittura limpida e sperimentale per quegli anni, rende il racconto scorrevole facendogli ottenere da subito molti consensi da parte della critica. Ritenuto un capolavoro da The New York Times Book Review, Newsweek dice de La nostra gang: «Forse l’esempio più esilarante e compiuto di satira politica dai tempi della Fattoria degli animali». Il lavoro di Roth sembra infatti chiaramente ispirato al libro di satira per eccellenza, il capolavoro di Orwell. Come ne La fattoria degli animali. L‘autore americano demonizza una politica opportunista e bieca, romanzando la realtà e facendone una caricatura, condividendo lo stesso messaggio di fondo.
Entrambi gli scritti vogliono essere uno specchio della società di cui parlano e diventano un monito per i lettori con il fine di smascherare il lato oscuro di governi che mirano solo al dominio.

La nostra gang è un libro divertente e dissacrante, che con la giusta ironia punta il dito sulle falle di una politica corrotta dal desiderio di potere. Da leggere per avere una spietata fotografia degli Stati Uniti negli anni della presidenza di Tricky.

Giorgia Chiaro per MIfacciodiCultura

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