I 63 anni di Jeff Koons: da broker a pop star del kitsch

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EArtwork ''Pluto and Proserpina'' by US artist Jeff Koons is displayed in Piazza della Signoria as part of the exhibition ''Jeff Koons In Florence'' in Florence, Italy, 25 September 2015. The exhibition ''Jeff Koons in Florence'', which runs from 26 September to 28 December 2015, explores the relationship between the provoking beauty of the works by the brilliant American artist and the timeless masterpieces by Donatello (1386-1466) and Michelangelo (1475-1564). The locations chosen for such a juxtaposition are Palazzo Vecchio and Piazza della Signoria. ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTIsattamente due anni fa, in occasione della fine dell’esposizione Jeff Koons in Florence, Jeff Koons – o re del kitsch, pop star, ma per forse anche un po’ furbacchione – si mostrava ben disposto a lasciare ancora per un po’ di tempo il suo Pluto and Proserpina in Piazza della Signoria. Dopo il due di picche da parte del sindaco, la scultura cromata, in sintonia col giardino del compianto Boss delle Cerimonie, ma probabilmente non altrettanto all’altezza di una piazza storica come quella fiorentina, è stata impacchettata e portata via dal suo proprietario con un certo sdegno.

Insomma, nel 2016 Jeff Koons non ha gradito gli auguri di buon compleanno da parte dell’Italia.

Nato il 21 gennaio 1955 in Pennsylvania, Jeffrey (Jeff) Koons compie oggi 63 anni. Volendo fare un sunto della sua esistenza, si può cominciare col dire che al momento conta un Guinness world record per l’opera di artista vivente venduta alla più alta cifra di sempre. Un matrimonio burrascoso alle spalle (e immortalato per sempre nella serie di sculture e fotografie Made in Heaven) e qualche battaglia legale per plagio, Jeff Koons non smette di stupirci col suo perenne sorriso american way of life e con la sua arte, sempre al centro di un eterno brusio mediatico.

Jeff Koons - Lady Gaga, Artpop (2013)
Jeff Koons – Lady Gaga, Artpop (2013)

Più che un artista, Jeff Koon è il direttore di un cantiere, di una sorta di catena di montaggio di scalpellini, fabbri, pubblicitari. La sua è una produzione seriale, un po’ sempre uguale a se stessa, sempre patinata, gigantesca, pomposa, ludica. Eppure piace (quasi) a tutti, proprio per questo essere festosa, giocosa, e soprattutto specchiante.

 

In scala ridotta, un Ballon dog è un perfetto souvenir da bookshop. Piace a (quasi) tutti. E per un ex agente finanziario di Wall Street diventato artista (“messaggero”, a detta sua, pardon), replicare di anno in anno il gioco di specchi colorati che attrae grandi e piccini, seppur in vesti nuove, è un gioco da ragazzi. Anche l’arte contemporanea, del resto, è un grande mercato azionario.

Jeff Koons, ovviamente, non è sempre stato Maestro del kitsch. Con la lezione di Andy Warhol da una parte, e quella concettuale dall’altra, la prima serie data alla luce da Koons si intitola The New, cui deve molto Damien Hirst. Si tratta di modelli differenti di aspirapolvere Hoover esposte in teche di plexiglass: niente di eccezionalmente nuovo, dato che prima degli anni ’80 già molti altri artisti avevano portato nei musei oggetti d’uso comune, esponendoli provocatoriamente come reliquie (Duchamp?). C’è però in Jeff Koons un tentativo di raccontare la sua amata società statunitense, di farsi messaggero di essa.

foto orizzontaleJeff Koons è un po’ come quegli aggeggi per pulire casa (e poi palloni da basket in acqua distillata): non invecchia mai e si mantiene fedele a se stesso. È un eterno bambinone (certo, calcolatore). Dietro quei pupazzoni in acciaio lucidato a specchio c’è il lato più umano di Jeff Koons: l’amore per il suo bambino, affidato all’ex moglie Ilona Staller, trasposto in un’arte di cui tutti per strada e nei musei possono godere (e qualche grande collezionista miliardario). I Ballon Dog, come la serie dei fiori e dei cuoi, racchiudono la festa di essere bambini e di ricevere sempre grandi regali, di avere gli occhi che brillano e di vedere il mondo colorato e magico, finché si conserva l’innocenza e non ci si fionda nella vita concreta.

Per questo è difficile bocciare in toto Jeff Koons. Anche se un po’ ci ha stancati.

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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