Diari Immaginari – Bianca Virginia Camagni, madre del cinema muto italiano

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Questa rubrica tenterà di dare delle risposte al silenzio che la storia per tanto tempo ha gettato sulle muse, mogli, amanti di grandi personalità. Tuttavia, per prendere le distanze dalla “Storia dei Manuali”, cercheremo di far rivivere la “Storia delle donne” attraverso la voce delle protagoniste, immaginando e facendo nostra la loro vicenda umana. Ora, aprite il diario, e tra le righe dei pensieri entrate nell’animo di chi ha fatto la storia in silenzio. Oggi tocca a Bianca Virginia Camagni.

Ciak, si gira!

Bianca Virginia Camagni
Foto di Bianca Virginia Camagni

Mi siedo al posto di regia, pronta a guidare gli attori come un direttore d’orchestra conduce i musicisti. La cinepresa inizia a ronzare e ticchettare, con il suo rumore segna la fine della realtà e l’inizio della finzione. Gli attori in scena da mariti, madri, uomini e donne comuni, diventano altro da sé. Diventano proiezione delle storie che faccio nascere da un’intuizione.

Sono innamorata del cinematografo e sento che quest’ardore divamperà in me con tanta furia che un giorno o l’altro finirò col non poterlo più sostenere. Per ottenere il mio scopo mi sottopongo – volontariamente – a una delle più rigide discipline. Per inseguire a bell’agio i fantasmi che si levano dall’ardore della mia febbre, voglio respirare col ritmo della più ampia libertà e non sentirmi legata a nessun contratto preciso, non essere ritenuta da nessuna circostanza che m’incateni. Sono nata per essere pellegrina come una rondine, per girare per i vasti cieli come una nuvola d’estate. E faccio tutto da me: io tesso le trame, io scrivo i lavori, io li rappresento. Ed a seconda della necessità e delle convenienze, cedo all’invito di questa o di quella chiamata.

Tutto nel mondo del cinema è ancora da costruire. Sono stata attrice di teatro in passato, ho provato l’ebrezza delle luci puntate sul volto, del gettare la mia voce nel buio della platea, dell’ obbligo di essere perfetti solo una volta, sul palco. Nel cinema è tutto più umano: poca enfasi, silenzio, scene che si possono rigirare.

Il cinema rappresenta un mondo ideale non solo nei prodotti che realizza, ma già nella fase di lavorazione: mentre nella vita deve essere sempre “buona la prima”, anche quando in realtà non è abbastanza soddisfacente, nel cinema c’è la possibilità di sbagliare, e ripetere la stessa scena finché rispecchia pienamente ciò che avevamo in mente.

Il rullo cinematografico gira su sé stesso, mentre la mia esistenza mi scorre tra le mani verso un futuro di cui non ho la sceneggiatura.

Bianca sulla copertina di Bianco e Nero

Bianca Virginia Camagni (Milano, 1885 – Canzo, 1960) è stata una delle più importanti registe del cinema muto italiano. Dotata di un’incredibile cultura, esordisce come attrice di teatro. Alla vigilia della prima guerra mondiale inizia la sua collaborazione con la casa cinematografica Milano Films. Durante gli anni della guerra avviene per lei la svolta: lavora alla trasposizione di opere liriche come I pagliacci e Cavalleria Rusticana ed è la protagonista de La crociata degli innocenti; in contemporanea è  regista e sceneggiatrice in vari film (per la Galatea Film scrive, interpreta e realizza Il figlio della guerra e La piccola ombra). Bianca Virginia Camagni adotta nelle sue pellicole un linguaggio poetico intessuto di profondi richiami culturali, come nel poema sinfonico-corale-visivo “Fantasia Bianca”. Il film, distribuito nell’immediato dopoguerra, fu però un insuccesso. Decide così di acquistare i diritti della pellicola e di provare a ridistribuirla col titolo di Fantasia, fondando una nuova casa di produzione, la Camagni Films. Donna italiana in un mercato internazionale in profonda difficoltà, riuscì a distribuire poche pellicole.
La carriera cinematografica di Bianca Virginia Camagni si conclude con l’ incendio della propria casa cinematografica, dopo il quale la regista fece perdere ogni traccia di sé.

Chiara Di Giambattista per MIfacciodiCultura

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