I Grandi Classici – Chi sarà il vostro Mago di Oz? Stateci attenti in ogni caso…

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Stiamo vivendo una campagna elettorale di uno squallore indicibile, ai confini della simonia, della compravendita di voti e coscienze personalizzata e alla luce del sole: la stiamo vivendo dai tempi della discesa in campo di Silvio Berlusconi, e da allora è stata appunto tutta una discesa, fino a toccare il fondo di una campagna elettorale che ha tutto l’amaro sapore di una campagna acquisti, laddove l’italiano medio è venuto «in the valley of the rich himself to sell», ma con ben attaccato in vista il cartellino dei saldi. Stando così le cose, quale romanzo sarebbe maggiormente indicato in questo periodo quale Grande Classico, se non Il meraviglioso mago di Oz di L. Frank Baum?

Un uomo, la sua opera, L. Frank Baum

I cosiddetti romanzi per bambini, si sa, nascondono sovente soverchie insidie interpretative, dacché tutto o quasi in tali opere presenta diversi piani interpretativi allegorico-metaforici: di primo acchito, potremmo pensare al viaggio di Dorothy verso la Città di Smeraldo come la – solita – metafora del percorso di crescita verso l’età adulta, infarcito dei significati specifici che più ci aggradano. L’ammonimento, invero piuttosto reazionario, delle peripezie di Dorothy potrebbe essere quello di non osare mai staccarsi dalle proprie origini, rinunciando quindi a qualsiasi pretesa di autonomia anche a risultato raggiunto, dovendo sempre vagheggiare come rifugio d’elezione la propria casa natia: praticamente, l’antitesi della rivendicazione di uno status sociale, e il fatto che ci sia una Dorothy invece di un Daniel potrebbe anche far pensare.

Tanto più che, scorrendo la sua biografia, scopriamo che il buon Baum era un filino destrorso e razzista: suona quindi ironico che, per tornare all’opportunità di parlare del Mago di Oz in tempi di campagna elettorale, il suo maggior successo, sia da noi stato ripreso in chiave palesemente politica da Roberto Vecchioni, con l’omonimo Il Mago di Oz nell’album Il lanciatore di coltelli, nel quale non è difficile riconoscere, già ne 2002, il ritratto di quella politica fatta di promesse vane rivolte ad un elettorato obnubilato:

Ma quando poi furono a un passo da questo presunto gigante,
fu Dorothy sola ad accorgersi quant’era piccolo e insignificante;
che parlava, parlava, e rideva,
rideva rideva da fare spavento.
Lui diede all’uomo di latta un pallone firmato
e lo fece contento.
C’o piffere e’o triccaballacche
lo spaventapasseri andò via cantando,
ed ebbe il leone tre o quattro girelle
da non starci più nella pelle!

I

James Franco è Oz, anno 2013

l mago di Oz, successo di portata veramente mondiale, essendo stata tradotto in una cinquantina di lingue, portato al cinema (memorabile il film con Judy Garland nei panni ovviamente di Dorothy, ma c’è un Oz del 2013 interpretato da James Franco), nei teatri come musical, fonte di ispirazione per tv, fumetti e videogiochi ha però da sempre un suo appeal politico: la storia parla delle peripezie della piccola Dorothy che vive nel grigio Kansas da cui viene strappata con tutta la casa da un tornado. Dopo un inizio di stampo realistico che dura ben poche pagine, la storia si colora (è il caso di dirlo) di una serie di avventure con personaggi e poteri magici: su tutti, i compagni di viaggio di Dorothy, il Leone Codardo, il Boscaiolo di Latta e lo Spaventapasseri, i quali desiderano il coraggio, un cuore e un cervello rispettivamente.

Tutto ciò glielo dovrebbe dare il potentissimo Mago di Oz, che vive nella città di Smeraldo, l’unico che potrebbe riportare Dorothy nell’amato, grigio Kansas. A parte le logiche allegorie e morali (i tre compagni di viaggio di Dorothy possiedono già abbondantemente tutte le doti che desiderano da Oz, solo che non se ne rendono conto), esiste una visione politico-economica sin dall’uscita del romanzo, strutturata poi in teoria da Hugh Rockoff nel 1990. Secondo tale visione, tutti i personaggi del romanzo rappresenterebbero istanze economico-politiche: i valori tradizionali americani, gli agricoltori, i lavoratori dell’industria sono rappresentati da Dorothy, dallo spaventapasseri e dal boscaiolo, la capitale Washington sarebbe la Città di Smeraldo con al suo interno la Casa Bianca che deve essere il palazzo di Oz. Abbiamo Morgan e Rockfeller in qualità di Streghe perfide di Est e Ovest. Il tutto dovrebbe ruotare intorno alla grave deflazione USA del 1880-1896, che avrebbe potuto essere combattuta con una libera coniazione di argento (come le scarpette di Dorothy), mentre invece si continuò col Gold Standard, aka la strada d’oro che porta ad Oz, che a questo punto sarebbe nientemeno che l’oncia d’oro, appunto.

Anche i cartoon giapponesi hanno la loro versione di Oz

Baum stesso negò un simile punto di vista, ma è indubbio che l’ipotesi funziona: non dimentichiamo che la città di Smeraldo appare tale solo grazie agli occhiali dalle lenti verdi che tutti gli abitanti sono costretti a portare, mentre in realtà gli edifici sono bianchi. È evidente che le metafore si sprecano, e vanno dal condizionamento psicologico che subiscono i bambini dal mondo degli adulti a quello da distopia col condizionamento dei cittadini-sudditi con sistemi più o meno subliminali.

Stante un lessico ed una sintassi estremamente semplici, consoni al tono generale da libro per l’infanzia, Il Mago di Oz è di facile lettura e assolutamente godibile: il fatto che sia perfettamente adattabile anche al nostro momento politico fatto di cialtroni e portaborse, ruffiani e mezzecalze è un plus. Potrebbe diventare un gioco di società: tra un’abolizione della Fornero e dell’obbligo vaccinale, tra 1000€ e euro elargiti pro bono, tra buone scuole e congiuntivi estinti, giochiamo a costruire il nostro Mondo di Oz, dando un volto contestualizzato ai personaggi delle nostra scena politica.

Chi sarà il vostro Primo Ministro? Chi sarà il vostro Mago di Oz?

Bambini, bambini, bambini state attenti al mago di Oz!:
Bambini, bambini, bambini non vi fidate del mago di Oz!
Bambini, bambini, bambini non giocate col mago di Oz!
E soprattutto non prendete caramelle dal mago di Oz!

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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