“Final Portrait”, il ritratto di Alberto Giacometti firmato Stanley Tucci

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Final Portrait
La locandina del film

Un ruolo somiglia ad un abito, per cui ogni attore privilegia un ruolo nel quale si trova a proprio agio. Era ancora fresco in noi spettatori il ricordo del Premio Oscar Geoffrey Rush nei panni dell’eccentrico Lionel Logue, il logopedista australiano intento a forgiare il balbuziente Duca di York “Bertie” (Colin Firth) ne’ Il discorso del re (2010), per aspettarci una sua interpretazione altrettanto riuscita. Se nel film del 2010, però, il personaggio di Rush plasmava la “materia” vocale del giovane Principe, nell’ultima pellicola sfornata dall’attore e regista statunitense Stanley Tucci l’attore australiano interpreta un celebre artista impegnato a “modellare” il suo ultimo ritratto: Alberto Giacometti (1901-1966). Final Portrait – L’arte di essere amici (2017), dal prossimo 8 febbraio sugli schermi italiani, infatti, è il racconto dell’amicizia fra il pittore e scultore svizzero e il giovane scrittore ed appassionato d’arte James Lord (1922-2009), al quale ha prestato il volto il giovane attore statunitense Armie Hammer (Chiamami col tuo nome, Mine).

Il ritratto di James Lord firmato Alberto Giacometti

Il lungometraggio, presentato con un grande successo all’ultima Berlinale e al Torino Film Festival, trae spunto dal libro di memorie (Un ritratto di Giacometti, pubblicato da Nottetempo nel 2004) che lo stesso Lord, personaggio realmente esistito, ha scritto dopo aver conosciuto e posato per Giacometti verso la metà degli anni Sessanta: un libro che il regista Tucci ha recentemente raccontato di aver letto e riletto per 25 anni prima di decidersi a ricavarne una sceneggiatura. Tutto ha inizio nel 1964, a Parigi: durante un viaggio in Francia, Lord incontra l’anziano amico Giacometti, che gli chiede la cortesia di posare per lui promettendogli una seduta di un solo pomeriggio. Lord accetta di buon grado, evidentemente all’oscuro dell’ossessiva insoddisfazione artistica di Giacometti, che l’avrebbe convocato nel suo atelier per ben 18 faticose sedute, al termine delle quali gli avrebbe comunque donato la tela che nel 1990 è stata venduta per 20 milioni di dollari. Si intensifica in questo modo una bizzarra ma profonda amicizia capace di fornirci una preziosa lente di ingrandimento sulla tormentata creazione artistica che affligge e delizia gli uomini come Giacometti. Il carattere ruvido ed enigmatico del pittore, le sue frequenti crisi di perfezionismo e i suoi conseguenti problemi di autostima convivono con un acceso umorismo che pervade tutta la durata del film, consegnandoci un inedito ed efficace spaccato sugli ultimi due anni di vita dell’artista.

Armie Hammer e Geoffrey Rush in una scena del film

«Specchiarti nello sguardo di un altro produce una specie di magia», ha confidato alla stampa Stanley Tucci, a sua volta coinvolto dal padre pittore in varie sedute davanti al cavalletto. Ciò che più lo convinse a scrivere e girare un film su Giacometti, però, non fu tanto questa esperienza giovanile quanto il tormento e la sete di perfezione che scuotevano l’animo del pittore e che egli stesso ritrova costantemente nel suo mestiere di attore e regista e nella sua vita privata. Come sottolinea Stanley, però, esiste una fondamentale differenza tra il cinema e la pittura: «Un quadro lo puoi dipingere per sempre, anche per tutta la vita, per un film sfortunatamente non è così. O probabilmente dovrei dire fortunatamente». Tucci, infatti, a differenza dell’insoddisfatto Giacometti, è riuscito a concludere le riprese e il 4 febbraio prossimo sarà all’Arte Fiera di Bologna per incontrare il pubblico e presentare il suo Final Portrait nei luoghi in cui furono esposte le opere dell’artista. Le successive tappe del suo viaggio saranno Roma, Milano, Rovereto e Venezia.

L’ultimo lavoro di Tucci, Final Portrait, quindi, risulta essere l’unico “ritratto” completo di Giacometti: una lunga seduta durante la quale il pittore e scultore svizzero, invece di dipingere, viene finalmente dipinto.

Fabio Gusella per MIfacciodiCultura

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