Janis Joplin: un’anima della musica nel dolore degli anni Sessanta

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BN-JG346_0706ME_J_20150706165253Love, Janis. Si firmava sempre con questa sigla alla fine delle lettere che spediva alla sua famiglia e ai suoi amici lontani. Janis Joplin scriveva semplicemente così, con affetto, con amore. E fondamentalmente era sincera, nonostante il disagio che sentiva nel proprio animo e nonostante il male che facesse a se stessa: agiva a fin di bene in ciò a cui si dedicava e nei confronti delle persone a cui si rivolgeva. Paradossalmente, è come se Janis Joplin fosse incapace di graffiare permanentemente chi la circondava, perché, in un certo senso, finiva per graffiare se stessa, mentre tentava di dire che, in fondo, era solo lei, era semplicemente Janis. Peccato che alla fine è proprio se stessa che portò via, quell’ormai lontano, seppur prematuro, 4 ottobre 1970: suoi, dunque, quei Graffi in Paradiso, quale il titolo della biografia critica più completa a lei dedicata, scritta dalla specialista americana Alice Echols.

La vita della Joplin è inscindibile dal cuore degli anni Sessanta, che lei visse appieno negli usi e costumi sociali, musicali, artistici. Le rivoluzioni studentesche e giovanili, l’emancipazione femminile, il largo uso di droghe e alcool, la sessualità sempre più esplicita, le guerre e i conflitti politici americani hanno costituito più che un semplice sfondo per l’artista in questione. E tutto questo, ad esempio, viene mostrato nell’interessante film documentario Janis, presentato fuori concorso alla 72° Mostra del Cinema di Venezia.

Mai come in questo caso è riduttivo approcciarsi alla figura di un artista basandosi soltanto sulla vicenda legata alla sua morte, perché infatti, per la cronaca, la Joplin morì a causa di un’overdose da eroina, abbandonata, in un momento di sconforto, e terribilmente fragile, in una stanza d’hotel di Los Angeles. Fu un momento di debolezza, un episodio isolato rispetto ai mesi precedenti, in cui non aveva fatto uso di droghe, finalmente. Eppure, il cedimento le fu fatale, è innegabile, e così anche lei si annovera tra quelle anime della musica del club dei 27.

janis-joplin-ego-rock-735x413Janis Joplin nacque il 19 gennaio 1943 a Port Arthur, una cittadina qualunque del Texas. Un luogo in cui istituzioni, educazione e vita quotidiana erano perfettamente conformiste, come lo era a tutti gli effetti la sua famiglia, madre impiegata e padre ingegnere. Ma come è prevedibile, il Grande Nulla texano per il cuore di Janis era un inferno, la scuola specialmente, poiché la futura cantante era costantemente presa di mira dai compagni per il suo anticonformismo, per la sua stravaganza. La ribellione nel comportamento iniziò da qui, ma sarebbe stata destinata ad andare molto, molto lontano. Infatti la sua non si può definire semplicemente una ribellione: era un’esigenza interiore, un modo di essere che non poteva essere altrimenti, una volontà di esprimersi a tutti i costi. E questo desiderio di libertà portò Janis in California quasi per caso, anche perché fu quasi per caso che la ragazza incominciò a cantare.

The Big Brother and the Holding Company è il nome della prima band consistente di cui la Joplin fece parte e con questa registrò l’album Cheap Thrills, contenente brani quali Combination of the two, Summertime, Peace of my heart, Ball and Chain, nel 1968. Una volta distaccatasi da questo gruppo a causa di nuove offerte discografiche, Janis si legò alla Kozmic Blues Band, che segnò fortemente il suo percorso artistico, anche se, purtroppo, proprio sul momento del decollo, della grande affermazione internazionale tanto sperata, finì a causa della sua morte. Infatti, è stato con la Kosmic che partecipò al tour con la fenomenale tappa alla Royal Albert Hall di Londra, dove lo spirito americano degli anni Sessanta incontrò quello europeo con grande successo, e ancora, è stato proprio con questa band che Janis Joplin salì sul palco, seppur fortemente sconvolta e provata dall’uso di stupefacenti che aveva assunto, del festival di Woodstock, regalando comunque al pubblico delle interpretazioni memorabili per la sua intensità ed empatia. In quel periodo Try, Little blue girl, To love somebody, Me and Bobby McGee, Maybe sono solo alcuni dei pezzi che elettrizzarono il suo pubblico.

Janis Joplin and The Kozmic Blues Band
Janis Joplin and The Kozmic Blues Band

Janis Joplin è stata quell’artista bianca con la voce da nera. È stata quell’artista che, ahimè, non era capace di stare sola troppo a lungo. Anche quando si legava sentimentalmente ad un uomo, senza spiegazioni la relazione finiva e lei di nuovo si sentiva in colpa per aver fatto del male a qualcuno. È stata quell’artista che sapeva far vibrare la voce come mai nessun altro, che sentiva le note musicali dal più profondo del cuore, che cantava con gli occhi chiusi come ad immaginare che tutto quello spettacolo fosse soltanto un sogno e una magia. Quando si dice che Janis donasse tutta se stessa alla musica, non è un’esagerazione. Per lei quella è stata la più grande verità, la più sincera convinzione, e ogni volta sul palcoscenico ne diede prova. Unico, inimitabile, perennemente sconvolgente il suo connubio di potenza, energia, malinconia, dolore e bellezza, a modo suo. La sua anima era fragile, eppure la musica era in grado di salvarla. Il soul, il blues, il rock, le sue affinità musicali, le hanno dato tutto. Tutto, tranne il tempo.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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