La Fiera di Sant’Orso: tradizione millenaria dell’artigianato valdostano

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La veilla in una cantina del capoluogo

La Valle d’Aosta è la regione più piccola d’Italia. Incuneata tra le Alpi Graie, sorge tra quattro 4000 e vanta una storia ricchissima e impregnata di cultura. Nonostante tutto ciò, rimane però una regione abbastanza dimenticata, di cui si sa ben poco. Per fortuna si avvicina l’evento dell’anno: la Fiera di Sant’Orso, fiera dell’artigianato che si svolge nel capoluogo da più di un millennio e che offre un’ottima scusa per una gita fuori porta.

La Fiera di Sant’Orso, o Fèira de Sènt-Or in patois, è la fiera dell’artigianato regionale che si tiene ogni anno il 30 e 31 gennaio nel capoluogo valdostano. Secondo la leggenda, la fiera ebbe origine con un dono che l’omonimo santo fece ai poveri della città di Aosta. Visti i rigidi inverni alpini, il santo decise di offrire ai cittadini dei sabot, tipiche calzature scolpite nel legno. Intorno all’anno mille, il capoluogo regionale decise quindi di costruire una collegiata per celebrare l’umile e generoso benefattore e di scegliere il medesimo anno come quello della nascita della tradizionale Fiera di Sant’Orso. Purtroppo possiamo contare solo fino all’anno mille, ma è molto probabile che si tratti di una tradizione molto più antica.

La Fèira racchiude tutti i tipi di artigianato valdostano. Benché il legno, sia scolpito che intagliato, regni sovrano, c’è posto per tutte le attività tradizionali, come la lavorazione della pietra ollare, del ferro, del cuoio e dei filati, tra cui spiccano anche i famosi pizzetti di Cogne. Gli artigiani espongono le loro opere lungo le vie del borgo, incorniciati da meraviglie quali il teatro romano e le Porta Praetoria. Dettati da regole di ben precise, è in prossimità di quest’ultima che si trovano gli scultori più anziani e abili, tra cui il famoso Giangiuseppe Barmasse. Ogni anno, Barmasse sorprende la più piccola regione d’Italia con un’opera immensa e maestosa. Nel 2016 scolpì la prima scalata al Cervino per celebrarne il 150esimo anniversario, mentre anni fa uno stambecco a grandezza naturale. Cosa esporrà quest’anno in fiera è un mistero che rimarrà tale fino al 30 gennaio.

Barmasse con uno dei suoi grandi capolavori

La storia si ripete ogni anno, sempre uguale. Gli artigiani arrivano all’alba, carichi di opere d’arte, pane formaggio e thermos pieni di tè bollente. Un tempo, per molti valdostani la fiera rappresentava l’unica occasione di scendere a valle durante tutto l’anno. Si partiva il giorno prima, rigorosamente a piedi con le gerle sulle spalle, pronti a rivedere amici di un tempo e parenti alla lontana. Siccome la fiera dura due giorni, i valdostani hanno dovuto trovare un passatempo per la notte, che ha preso il nome di veillà (veglia).
Tra il 30 e il 31 gennaio di ogni anno, gli abitanti del centro cittadino aprivano le porte delle loro cantine per condividere salsicce, fontina, pane nero e vino rosso coi compaesani venuti da monte. Come un tempo, ancora oggi il capoluogo non chiude occhio in questa notte di festa, che regala uno scorcio, sebbene più moderno, della tradizione alpina.

Il manifesto della 1018esima edizione

Infine, la leggenda vuole che osservando il clima del giorno di Sant’Orso, ovvero il 1° febbraio, si possa stabilire la durata dell’inverno. Se feit cllier lo dzor de sèn-t-Or, l’or baille lo tor et dor euncò pe quarenta dzor: in caso di bel tempo, l’orso resta a dormire nel suo pagliericcio e quindi l’inverno dura ancora quaranta giorni. In caso di brutto tempo, invece, l’orso esce da suo giaciglio perché pronto per la nuova stagione.
Nonostante le ragioni per visitare la fiera siano cambiate col passare dei secoli, l’importanza di queste due giornate rimane invariata. Durante i giorni della merla tutti i valdostani si avviano nel cuore pulsante della regione per ammirare le opere di centinaia di scultori e rivivere, anno dopo anno, una grande tradizione della cultura e dell’artigianato di questa piccola regione.

Fiera di Sant’Orso
A cura della Regione Autonoma Valle d’Aosta
Centro storico, Aosta
30-31 gennaio 2018

Luisa Seguin per MIfacciodicultura

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