“Il mondo che non c’era”: la Collezione Ligabue in mostra a Venezia

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Copricapo e tessuto della cultura Nazca (200 a.C.) con piume di uccelli amazzonici e corda

Venezia: Palazzo Loredan, sede dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, ospita dal 12 gennaio la mostra Il mondo che non c’era. L’arte precolombiana nella Collezione Ligabue. Si tratta di un’affascinante esposizione che racconta la storia delle culture e delle civiltà di un altro mondo che per migliaia di anni, contemporaneamente al nostro, hanno prodotto fantastiche opere d’arte, conosciute in Europa soltanto dopo le grandi scoperte di Cristoforo Colombo.

Dopo Firenze, Rovereto e Napoli, la Collezione Ligabue arriva a Venezia e con i suoi circa 150 capolavori conduce il visitatore in terre misteriose: tra le antiche culture della cosiddetta Mesoamerica, al territorio di Panama, per attraversare le Ande, il popolo Chavin, Tiahuanaco e Moche, fino ad arrivare agli Inca.

Cosa sarà possibile ammirare nello storico palazzo che si affaccia sul Canal Grande?

Rare maschere in pietra di Teotihucan, la più grande città della Mesoamerica, vasi Maya d’epoca classica, statuette antropomorfe della civiltà Olmeca, sculture Mezcala ed altre testimonianze di un’umanità che ha fatto la storia del continente sudamericano prima dell’arrivo dei Conquistadores europei.

Tramite un ragionato percorso espositivo, Il mondo che non c’era vuole trasmettere, come dichiara il presidente Inti Ligabue, un messaggio importante:

Studiare un oggetto materiale, sia esso un vaso maya o una statua “dea madre”, significa dar voce a culture e umanità diverse, che hanno lasciato molti altri segni nella storia.

La conoscenza e il recupero delle civiltà antiche è presupposto essenziale, come diceva mio padre, per la comprensione della nostra comune umanità.

Figura femminile con funzione di sonaglio in ceramica con decorazione policroma. Cultura Maya, 600-800 d.C.

La mostra è un omaggio al famoso paleontologo veneziano Giancarlo Ligabue (Venezia, 30 ottobre 1931 – Venezia, 25 gennaio 2015), studioso di archeologia e antropologia, esploratore e collezionista, al quale il figlio Inti ha intitolato la Fondazione Giancarlo Ligabue. La sua collezione non poteva non essere esposta a Venezia, città in cui il paleontologo ha vissuto, presiedendo il Museo di Storia Naturale e dove ha fondato, negli anni Settanta, il Centro Studi Ricerche. Appassionato viaggiatore, ha organizzato più di 130 spedizioni in tutti i continenti, con scavi ed esplorazioni i cui ritrovamenti sono oggi conservati nelle collezioni museali di diversi paesi.

La mostra è un vero e proprio viaggio tra i costumi e la vita delle culture del Nuovo Mondo, razziate e annientate dalla bramosia di ricchezza degli Europei, che hanno ridotto in schiavitù quei popoli di cui oggi, finalmente, si riconosce la grandezza.

A pochi giorni dal furto milionario dei gioielli della collezione Al-Thani a Palazzo Ducale, Venezia risponde con una ricca esposizione della Collezione Ligabue che dimostra la volontà di non lasciarsi intimorire di fronte a vergognosi gesti offensivi come quello avvenuto.

L’umanità è una sola e non si può dimenticare che nella storia del mondo non vi sono primi o secondi, grandi e piccoli, ma che in ogni popolo si ritrovano fermenti, origini, principi e radici di ciò che noi oggi siamo (Giancarlo Ligabue)

Il mondo che non c’era. L’arte precolombiana nella Collezione Ligabue
A cura di Jacques Blazy
Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti – Palazzo Loredan, Venezia
Dal 12 gennaio al 30 giugno 2018

 Marta Previti per MIfacciodiCultura

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