“E Fellini sognò Picasso” a Malaga: quando si dice “un nome una garanzia”

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Federico Fellini e Pablo Picasso, due dei maggiori visionari della cultura del XX secolo, saranno protagonisti della mostra Y Fellini soñó con Picasso che inaugurerà il 13 febbraio al Museo Picasso di Malaga e si protrarrà fino al 13 maggio.
Curato dalla storica dell’arte Audrey Norcia, il percorso espositivo raccoglie e mette a confronto una serie di cortometraggi, bozzetti e documenti per creare la versione visiva di una tesi che, come un sottile filo rosso, collega questi due mostri sacri. Lo spettatore si ritrova così alle prese con una detective story, in cui a lui sarà affidato l’estremo compito di trarre le proprie conclusioni collegando i vari indizi. A sottendere questo filo c’è un rapporto platonico fra i due artisti, fatto di sogni e stima reciproca, ma anche una certa somiglianza di idiosincrasie, metamorfismi e psicologismi vari che li rendono molto più simili di quanto pensiamo.

Entrambi sono, ovviamente, innovatori nel loro campo di specializzazione: Federico Fellini (1920 – 1993), regista pluripremiato, rivoluziona il cinema italiano con le sue atmosfere trasognate impiantate in contesti realistici, Pablo Picasso (1881 – 1973) riesce trasporre sulla tela la simultaneità dei piani prospettici voluta dal cubismo. Entrambi celebrano la vita e affrontano tematiche comuni, tra cui la satira, l’erotismo, la trasgressione, la decadenza morale, la metamorfosi e lo fanno tramite mezzi d’espressione la cui mescolanza ben si esplica nella totalità dell’estro artistico di Fellini stesso. Gli esordi del regista visionario sono infatti legati al fumetto, passione che gli ha permesso poi di collaborare alla creazione delle storyboard dei suoi stessi film.

Fellini si sente comunque molto vicino ideologicamente a Picasso, tanto da definire picassiano il suo celeberrimo film La dolce vita, in cui il regista riminese seguì la stessa tecnica del pittore spagnolo scomponendo l’immagine per poi ricostruirla.

Il legame fra i due autori non verrà mai coronato da un incontro in prima persona, ma Fellini lo incontrerà più volte in un’altra dimensione, quella onirica. Nel suo Libro dei Sogni (redatto su richiesta dello psicoanalista Ernst Bernhardt), Federico annotò di aver incontrato il pittore tre volte: una prima insieme alla moglie e musa Giulietta Masina nell’atmosfera accogliente della casa di Picasso stesso, poi ancora altre due volte e lo descrive come un padre, un fratello maggiore, un insegnante, insomma un punto di riferimento nel suo processo artistico. Il subconscio del cineasta riproduce il suo desiderio di incontrare l’artista e di intrattenere con lui lunghi dialoghi sulla natura dell’arte, del cinema e della vita. Il Picasso onirico è allo stesso tempo un prolungamento della coscienza di Fellini, certo, ma anche un personaggio autonomo – che potremmo definire “cinematografico” – col quale intrattenere una piacevole conversazione intellettuale. Ma d’altronde la grandezza di ogni autore che si rispetti sta anche nella necessità poetica dell’accettazione dell’indipendenza del personaggio rispetto al suo creatore.

Tutte le annotazioni sono inoltre corredate da disegni grotteschi, caricature e schizzi surrealisti che sono la concretizzazione bidimensionale dell’universo onirico di Fellini e in cui appare anche il pittore.
Questi e tanti altri documenti verranno confrontati nella mostra di Malaga, in un viaggio nella mente del regista che dimostrerà quanto egli sia stato pienamente assorbito dalle correnti del suo tempo e quanto sia stato capace di riuscire a toccare con mano il perfetto connubio tra pittura e cinema: egli stesso confessò che il cinema fa continuamente incursioni nel mondo della pittura e chi potrebbe negare la qualità artistica di ognuno dei fotogrammi di Fellini che sembra evocare un corrispettivo della sindrome di Stendhal a livello cinematografico?

Y Fellini soñó con Picasso
A cura di Audrey Norcia
Museo Picasso, Malaga
Dal 13 febbraio al 13 maggio 2018

Valeria Bove per MIfacciodiCultura

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