Rosa Luxemburg: l’indomita Rosa Rossa della rivoluzione

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Rosa Luxemburg: l'indomita Rosa Rossa della rivoluzioneParlando di Rosa Luxemburg, Lenin cita la morale di una vecchia favola russa che dice: «a volte un’aquila può volare più in basso di una gallina, ma una gallina non può mai salire tanto in alto quanto un’aquila». I rapporti tra Rosa Luxemburg e Lenin non erano dei migliori: lei aveva intuito subito gli errori che il potere bolscevico aveva commesso subito dopo la Rivoluzione del 1917 e aveva previsto i risvolti dittatoriali che avrebbe inevitabilmente preso, dimostrando il suo poco entusiasmo per quell’avvenimento, lei che della Rivoluzione Socialista aveva fatto il suo sogno e obiettivo. Nonostante la critica mossa a Lenin, lui ne riconosce comunque la grandezza intellettuale e l’importanza dell’esempio per il presente e per il futuro, perché, anche se non concordava con alcune sue interpretazioni, lei era, e sarebbe stata, sempre e comunque un’aquila perché aveva il coraggio di esprimere i suoi ideali, pur cadendo nell’errore.

Rosa Luxemburg era nata in Polonia il 5 marzo 1871 e sin da giovane aveva abbracciato le idee socialiste, aderendo al gruppo rivoluzionario clandestino Proletariat nel 1886. Non aveva ancora diciott’anni ed era ribelle, intelligente e studiava con passione il pensiero di Marx ed Engels: troppo per non passare inosservata alle autorità. Quando durante gli scioperi e le manifestazioni del 1889 vede i suoi compagni decimati dagli arresti, decide di lasciare la Polonia in clandestinità e arriva a Zurigo, dove studia e si laurea in filosofia.

Il suo nome inizia a diffondersi tra gli intellettuali socialisti attraverso alcune sue pubblicazioni sulla rivista La causa operaia, che inizia a dirigere nel 1894.

Rosa Luxemburg a Stuttgart nel 1907: a destra il ritratto di Karl Marx, a sinistra quello di Ferdinand Lassalle, fondatori del movimento socialista tedesco

Le sue posizioni sono da subito chiare. Innanzitutto si pone contro il revisionismo di Berstein, che vedeva il marxismo come superato poiché il capitalismo non presentava crisi da ormai vent’anni. Rosa si oppone ribadendo l’inevitabilità del crollo del capitalismo e l’essenzialità delle crisi all’interno del suo sistema, dal momento che sono «il solo metodo possibile di risolvere lo iato tra la capacità illimitata di espansione della produzione e gli stretti limiti del mercato». Inoltre sottolinea che la democrazia non è un prodotto unicamente della società borghese e che essa nella storia si è presentata anche all’interno di diverse forme politiche e che quindi non vi è nessuna legge che lega il capitalismo alla democrazia e viceversa. Anzi, la democrazia non è necessaria per la classe borghese, che dall’alto della sua posizione gode di privilegi, mentre lo è per la classe operaia.

Allo stesso tempo assume una posizione contraria anche al marxismo di Kautsky, il quale sostiene l’inevitabilità del socialismo, mentre, secondo la Luxemburg, esso si presenta solo come una possibilità all’interno della storia perché, nel momento in cui il capitalismo crollerà – e crollerà –, bisognerà scegliere tra il socialismo e l’anarchia, che ne è la degenerazione.

Manifestazione post omicidio di Luxemburg e Liebknecht

Nella sua ottica marxista, si schiera già alla fine dell’Ottocento contro il militarismo, che «rappresenta per il capitalismo un investimento irrinunciabile sul piano economico e il miglior sostegno della dominazione di classe sul piano sociale e politico».

Nel 1897 ottiene la cittadinanza tedesca grazie ad un matrimonio di convenienza e si stabilisce a Berlino. All’inizio della Prima Guerra Mondiale si schiera sul fronte pacifista e nel 1915 con Karl Liebknecht crea il Gruppo Internazionale, divenuto poi Lega Spartachista e successivamente nucleo del Partito Comunista tedesco. Nel 1916 viene arrestata durante uno sciopero e condannata a due anni di carcere, da dove continuerà ad essere attiva tramite articoli, senza perdere lo spirito di rivolta. Infatti, non appena esce, si getta nuovamente nelle manifestazioni e partecipa alla Rivoluzione tedesca del novembre 1918, urlando, come viene raccontato:

«L’ordine regna a Berlino!» Stupidi sbirri! Il vostro “ordine” è costruito sulla sabbia. Già domani la rivoluzione si ergerà nuovamente e annuncerà, con vostro profondo orrore, con un suono di squilla: «Ero, sono, sarò!».

Tutto questo è troppo per il socialdemocratico Ebert, che durante la Rivolta di Gennaio manda i Freikorps a rapire e assassinare lei e Liebknecht. Il corpo di Rosa Luxemburg, che muore il 15 gennaio 1919, viene gettato in un fiume e sarà ritrovato solo mesi dopo. Eppure, nonostante la fine tragica quanto scontata per chi come lei si pone contro i potenti, è stato esaudito il suo desiderio confessato in una lettera alla moglie di Liebknecht, dove rivendicava il suo appartenere alla natura prima ancora che a un partito politico:

Lei lo sa, nonostante tutto io spero di morire sulla breccia: in una battaglia di strada o in carcere. Ma nella parte più intima, appartengo più alle mie cinciallegre che ai “compagni”.

Nel 1919 Bertolt Brecht le dedica Epitaffio, dove, con il ritmo semplice di una filastrocca da canticchiare tra sé e sé, lascia per iscritto una semplice verità valida per chiunque osi insorgere titanicamente contro il potere:

Ora è sparita anche la Rosa rossa.

Dov’è sepolta non si sa.

Siccome disse ai poveri la verità,

i ricchi l’hanno spedita nell’aldilà.

Jennifer Carretta per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Marina dice

    Anch’io oggi ho tanta fame di cultura ,leggendo ho riempity il mio cuore di felicità, appagando un vuoto di solitudine e dolore. Dolore per gli infiniti fatti che si susseguono assurdi e ingiusti. Grazie. Siete troppo importanti.

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