“Revolutija”: la rivoluzionaria arte russa in mostra a Bologna

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Goncharova, Ciclista

L’irruenza senza quartiere dell’onda, il ribollir dell’acque e il cielo sottile, pennato di schiuma, l’avvenire viziato dal fulgore della speranza: con l’opera Che vastità! di Il’ja Repin (immagine di copertina) si apre la mostra per il centenario della Rivoluzione Russa Revolutija: da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky di Bologna. Entrati nell’alta volta del museo del MAMbo, si scorge l’opera di Repin e sicuramente la posizione non è casuale: la marea la fa da padrone e l’uomo viene relegato a dettaglio paesaggistico in secondo piano. La scelta sembra suggerirci una delle diverse e variegate interpretazione della Rivoluzione Russa che abbiamo la possibilità di ammirare durante il denso itinerario che ci conduce tra primitivismo, cubo-futurismo e suprematismo in una immaginaria linea temporale che dall’espressionismo figurativo si snoda gradualmente fino a raggiungere il puro astrattismo. Qui, in Repin, sembra prevalere il flusso, che nelle sembianze di entusiasmo di novità e di uguaglianza muove un fiume in piena di gente: l’ideologia comunista. L’uomo che con la rivoluzione modifica il sistema precostituito che gli giace attorno non è il motore primo ma viene a sua volta mosso da un clima di cambiamento collettivo che supera i singoli. Ha questa suggestione il quadro di Repin del 1903 e ancor di più il successivo del 1905 (17 ottobre 1905) che mostrano uno sguardo acuto sul reale e sul movimento che porterà alla vera e propria Rivoluzione Russa ma che già da prima era iniziato con molti sotto-movimenti tellurici.

Malevich, Quadrato Nero

Ma questa prospettiva è solo una delle molteplici che, nella mostra, si susseguono e dialogano vicendevolmente su quel momento così particolare ed essenziale della storia russa. All’inizio del percorso possiamo ammirare molti stili pittorici differenti che rappresentano la cangiante creatività della Russia pre-rivoluzionaria: la prorompenza dei quadri suddetti, la bellezza genuina e semplice delle figure di Serov, l’attenzione alla vita quotidiana in un mare fiabesco di pezze di colore con Maljavin in Due ragazze contadine o le opere futuriste della Goncharova (etc.).

Poi Revolutija inizia, come la storia della Russia, ad entrare nel clima della guerra e i connotati e gli stili si modificano per meglio avvicinarsi alla realtà della materia che vogliono restituire. Le tinte si fanno più fosche e i soggetti spensierati e entusiasti vengono sostituiti da eserciti in marcia o all’assalto e dall’indigenza di volti scavati dalla fatica. La sala centrale della mostra ci restituisce questa atmosfera. Grigor’ev delinea i rovesci del sole e della guerra in Terra contadina, dove i volti solcati di stenti, e Filonov deforma le figure in una frammentazione vetrata che restituisce solo dolore, sopraffazione e imbarbarimento al ritmo bombardante di rosso e blu sanguigno, sistole e diastole di un corpo privato chirurgicamente della sua umanità e corrotto allo stato di bestia: «in un abisso cadono singole parti di corpi umani» (da una descrizione della mostra). L’angustezza dell’alta arcata del museo prende aria in questa stanza grazie a due quadri che mostrano un orizzonte ideale chiuso però all’interno dell’individuo: il primo in cui ci imbattiamo è emblematicamente chiamato Fantasia, per il secondo non c’è bisogno di presentazioni. È la famosa Passeggiata di Chagall in cui due persone entusiaste e innamorate volano sulle ali del loro sentimento.

Chagall. la passeggiata

Infine nell’ultima parte della mostra (a destra dell’entrata) entriamo a tutti gli effetti nell’astrattismo con le opere enigmatiche e precise di Malevich, quelle variopinte e ariose di Rodchenko e Kandinsky e quelle propagandistiche e pubblicitarie che caratterizzano la Russia del dopo rivoluzione. In questa parte i tanti stili iniziali si riducono di colpo a pochi dominanti, gli unici accettati dal regine dittatoriale di partito che si stabilirà presto in Russia dopo il 1917.

La mostra Revolutija traccia dunque un’iperbole non solo spaziale (il percorso della mostra stessa) ma anche e soprattutto reale dell’andamento della Rivoluzione Russa. I luminosi natali gravidi di speranza e libertà, i sanguinosi travagli delle doglie guerresche fino ad arrivare all’orrore abortito del livellamento degli individui: la fine creativa nell’univocità interpretativa.

Revolutija: da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky
A cura del Dipartimento educativo MAMbo
MAMbo, Bologna
Dal 12 dicembre 2017 al 13 maggio 2018

Stefano Brusco per MIfacciodiCultura

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