Massimo D’Azeglio: un intellettuale e patriota laico e liberale

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Massimo D'Azeglio: un patriota laico e liberaleGli sono dedicate innumerevoli via, strade e piazze da un capo all’altro del nostro paese, ma chi è stato e cosa ha fatto Massimo Taparelli, marchese D’Azeglio (Torino, 24 ottobre 1798 –  ivi, 15 gennaio 1866)? La sua famiglia si contraddistinse per l’impegno politico: suo padre, il marchese Cesare Taparelli D’Azeglio, si era distinto nella Restaurazione sabauda, ma è al dato cronologico che è opportuno dare rilievo. La nascita di Massimo D’Azeglio è infatti da collocarsi in quella straordinaria e feconda stagione politico-artistica che fu il Romanticismo: a differenza del fratello Luigi, che aderì alla Compagnia di Gesù, l’impegno di D’Azeglio era di orientamento liberale (si fece sostenitore della causa dei Valdesi e degli Ebrei, perseguitati dalla Chiesa romana).

L’inizio della vita pubblica di Massimo D’Azeglio, tuttavia, è legato all’esperienza letteraria. Anima dei salotti letterari romani e fiorentini, egli preferiva, tuttavia, l’atmosfera di Milano, dove, a suo dire, si avvertiva «un non so che di abbondante, di ricco, di vivace, di attivo che metteva di buon umore a vederlo».

Massimo D'Azeglio: un patriota laico e liberaleL’atmosfera ambrosiana fu propizia a D’Azeglio, in quanto sposò Giulia Manzoni (da cui ebbe la figlia Alessandra) e si dedicò alla stesura dell’opera che, probabilmente, ha dato la fama a Massimo D’Azeglio, Ettore Fieramosca (1833), romanzo dedicato all’eponimo cavaliere medioevale, vincitore della celebre Disfida di Barletta. È opportuno dedicare una breve riflessione al tema di quest’opera. A differenza delle coeve teorizzazione romantiche di area nordica (contraddistinte dalla costante presenza dell’elemento immaginifico e fantastico), il Romanticismo italiano ha una funzione esplicitamente morale. Il Medioevo è visto come il momento del maggior sviluppo della società italiana (grazie alla nascita dei Comuni), dove emersero figure di spicco, come il Fieramosca (le cui gesta dovevano funzionare da allegoria per l’Italia oppressa dal nemico austriaco e napoleonico). Non bisogna inoltre dimenticare che D’Azeglio aveva dedicato dei  quadro alla figura del Fieramosca e di Alberto da Giussano, vincitore del Barbarossa a Legnano e guida dei comuni lombardi contro l’Impero. L’isotopia medioevale ha una funzione esplicitamente patriottica e corale, su cui insiste anche un contemporaneo di D’Azeglio, l’artista milanese Francesco Hayez Venezia, 10 febbraio 1791 – Milano, 21 dicembre 1882).

Massimo D'Azeglio: un patriota laico e liberaleMassimo D’Azeglio fu anche uomo politico di spicco. Egli proponeva un’Italia federale, sul modello tedesco, ed era contrario alla sola guida piemontese. Rifiutò di diventare Presidente del Consiglio, ma, di fronte a una situazione incerta e dubbia, D’Azeglio accettò una seconda offerta di guidare il governo (probabilmente i politici d’oggi avrebbero accettato alla prima offerta). L’esecutivo D’Azeglio si trovò a operare nel mezzo della Prima guerra d’indipendenza, ma, nonostante le oggettive difficoltà, riuscì, a mio giudizio, far approvare importantissimi provvedimenti legislativi, come le leggi Siccardi (1850). Esse prendono il nome dal loro estensore, il Ministro della giustizia Giuseppe Siccardi, le quali sono un mirabile tentativo (mai riuscito, in Italia) di separazione tra Stato e Chiesa. Le norme prevedevano l’abolizione dei tribunali speciali per il clero, il diritto di asilo nei conventi per omicidi e imponevano la tassazione sui beni ecclesiastici. Siccardi e D’Azeglio furono i precursori del celebre “libera Chiesa in libero Stato” di Cavour.

Terminata la sua carriera politica, D’Azeglio non restò a guardare: si prodigò nell’indipendentismo italiano, pur guardando con pessimismo al post-unità:

Pur troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’Italiani.

Purtroppo non avevo contezza nel dettaglio della figura di Massimo D’Azeglio: saluto con grande piacere la sua figura, in quanto, da cristiano protestante, riconosco il suo impegno per l’emancipazione dei Valdesi e per la lotta in favore della laicità dello Stato. Un patriota liberale e laico, un raro motivo di orgoglio patriottico.

Andrea Di Carlo per MIfaccioDiCultura 

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