Etty Hillesum: quando la speranza tiene costantemente in vita la memoria

0 1.091

Si è abituati a pensare ai grandi eventi della storia come a delle serie di fatti accaduti in modo quasi meccanico, determinati principalmente da grandi nomi, divenuti celebri o famigerati. Tuttavia, dietro alle grandi tappe, si celano alcune figure che procedendo quasi in punta di piedi, tentano di farsi strada per far in modo che la propria voce sia ascoltata e non sia mai dimenticata. È questo il caso di Etty Hillesum (nata Esther, Middleburg, 15 gennaio 1914 – Auschwitz, 30 novembre 1943), autrice di una delle più intense testimonianze di uno dei periodi più bui del XX secolo: le persecuzioni razziali antisemite.

Quella di Etty Hillesum è stata un’esistenza affrontata con un atteggiamento costantemente curioso: Ettyv voleva conoscere la vita nella sua essenza, amandola fino in fondo, cercando di non dimenticare mai anche la più piccola parte di felicità.

Ogni situazione, buona o cattiva, può arricchire l’uomo di nuove prospettive. Se abbandoniamo al loro destino I duri fatti che dobbiamo irrevocabilmente affrontare, allora non siamo una generazione vitale.

Nata a Middleburg (Paesi Bassi) nel gennaio 1914, è figlia di Levie Hillesum, professore di lingue classiche, e di Rebecca, originaria della Russia e scappata dalla terra natia nel 1907 a causa di un pogrom. Negli anni successivi arrivano poi i due fratelli minori, Jacop, promettente studente di medicina e medico durante i primi mesi di guerra, e Michael, uno dei più talentuosi giovani pianisti dell’epoca. La famiglia si trasferisce presto a Deventer, per seguire il padre dopo la sua nomina di preside al liceo classico della città, liceo in cui la stessa Etty si diploma. Il percorso scolastico prosegue poi ad Amsterdam, dove si iscrive la facoltà di Legge. In particolare, nel 1937 si trasferisce nella casa di Hendrik Wegerif, dove si occupa della gestione domestica. Tuttavia la permanenza non si rivela essere limitata a un ordinario rapporto di lavoro: Esther si lega presto sentimentalmente a Hendrik.

Etty è infatti una ragazza intraprendente e curiosa di ampliare le sue conoscenze e i suoi spazi di azione, senza fermarsi mai a una parziale analisi della realtà che la circonda. Per questo, dopo la laurea nel 1939, inizia a studiare lingue slave e impartisce lezioni di russo.

Tuttavia, il corso della Storia comincia ad imporsi con cambiamenti che ben presto avrebbero  sconvolto la vita di milioni di persone, tra cui quella di Etty. Nel 1939 il governo olandese crea il campo di Westerbork, dove sono radunati i rifugiati ebrei, tedeschi e apolidi. Mentre Etty sostiene gli ultimi esami di legge, Hitler pianifica l’invasione della Polonia. Nel maggio del 1940 i tedeschi entrano in Olanda, dove il comandante tedesco Rauter diventa capo supremo delle SS e della polizia.

In quegli stessi anni Etty incontra la persona che influenzerà maggiormente non solo un suo cambiamento caratteriale ma anche le sue aspirazioni. Si tratta di Julius Spier, inventore della psico-chirologia. Etty rimane affascinante da questa personalità così poliedrica, che presto fa nascere in lei il desiderio di compiere un’indagine approfondita su se stessa e sul suo rapporto con il prossimo, e questa stessa indagine sarà il soggetto del suo celebre Diario.

Questo è infatti una testimonianza preziosa per comprendere come nella sua mente si sia insinuato  un percorso di autoanalisi, volto a comprendere sia se stessa sia gli eventi dell’epoca. Grazie all’influenza di Spier, ha anche la possibilità di conoscere  filosofi da cui può apprendere come la vita raramente perda di significato, come accanto a noi sia sempre presente un Dio al quale gli uomini non debbano mai smettere di credere. A questo proposito, la scrittura si rivela essere la terapia migliore per tenere salde queste convinzioni e non lasciarsi scoraggiare dalla negatività ormai propria di anni in cui il popolo ebreo sta cominciando a raggiungere i famigerati campi di concentramento.

Nel luglio del 1942 Etty viene poi assunta come dattilografa al consiglio ebraico di Amsterdam, nella sezione di assistenza alle partenze. Il motivo è legato alla sua acuta sensibilità: vuole stare vicina al suo popolo in questo difficile momento storico. Alla fine del mese chiede di essere trasferita nel campo di Westerbork, divenuto da poco “Campo di transito di pubblica sicurezza”, sotto l’amministrazione tedesca. Inizialmente le sono concesse alcune libertà, tra cui quella di tornare a casa, ma un anno dopo, il 7 settembre 1943, salirà con la famiglia su un convoglio diretto ad Auschwitz, dove morirà il 30 novembre.

Pochi giorni prima, Esther aveva consegnato all’amica Maria Tuinzing gli 11 quaderni del suo diario, da consegnare allo scrittore Klaas Smelik in modo da poter essere pubblicati alla fine della guerra.

La vicenda di Etty Hillesum è quindi importante da ricordare non solo per la memoria storica, ma anche per dimostrare quanto la sua ricerca di speranza e di una costante felicità, nonostante le circostanze avverse, possano lasciare una testimonianza indelebile nel tempo, in grado di contrastare anche le dimostrazioni più tangibili della malvagità umana.

[…] Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. […]

Maddalena Baschirotto per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.