Amarono l’arte. Il collezionismo italiano – I Doria a Genova

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Amarono l’arte. Il collezionismo italiano – I Doria a Genova

Anton Van Dyck, Ritratto di Agostino Pallavicini

Come per Firenze, Verona e Bologna, anche la città di Genova, una delle potenti Repubbliche marinare italiane, deve molto della sua storia a una ricca famiglia patrizia che con le sue scelte politiche e culturali plasmò non solo l’aspetto della città: i Doria.

I Doria, i cui attuali eredi – per matrimoni contratti nel corso del Settecento sono conosciuti con il cognome Doria-Landi-Pamphilj o più semplicemente come Doria-Pamphilj – legarono la loro storia a quella di Genova nel 1134 con Ansaldo Doria, stando a Paolo Interiano nelle sue Istorie Genovesi del 1551.

Fu soprattutto dal Cinquecento che la potente Repubblica divenne un polo di attrazione per alcuni degli artisti più importanti dell’arte moderna: Perin del Vaga, Rubens, Van Dyck, Lucas e Cornelis de Wael. Ognuno di questi lasciò un’importante eredità alla città che custodisce i suoi tesori in meravigliose gallerie e musei cittadini.

Nel 1125 Martino Doria, un benedettino, ordinò l’edificazione della Chiesa di San Matteo a Genova, santo patrono della famiglia in quanto gabelliere. Da allora i Doria mano a mano fecero costruire numerosi palazzi di marmo e ardesia che lentamente cambiarono il volto della Genova medievale. Il cambiamento definitivo arrivò con Andrea Doria (1468 – 1560). Questi, che fu al servizio di Papa Innocenzo VIII, dei re di Napoli Ferdinando e Alfonso II, del re francese Francesco I e infine dell’Imperatore Carlo V, si ricorda per aver introdotto il Rinascimento a Genova.

Il suo valore venne riconosciuto da papa Clemente VII che nel 1526 chiese a Sebastiano del Piombo di realizzare un ritratto del Doria, che era appena stato creato supremo capitano della flotta papale. Un suo altro famoso ritratto fu realizzato dal Bronzino per Paolo Giovio che aveva creato una galleria di ritratti di personaggi illustri.

Rubens, Ritratto di Brigida Spinola Doria

Chiamò in città alcuni dei più importanti artisti del tempo tra i quali Perin del Vaga, Il Pordenone e il Beccafumi. Commissionò inoltre la realizzazione di numerosi lavori architettonici tra cui l’edificazione della Villa del Principe, anche conosciuta come Palazzo di Andrea Doria. Fu proprio qui che venne impiegata la maestria di Perin del Vaga, che si occupò di affrescare e stuccare numerose scene mitologiche.

Egli ordinò poi che l’interno della Chiesa di San Matteo in Piazza San Matteo venisse rivestita di preziosi marmi ed affreschi, che affidò a Montorsoli, al Bergamasco e a Luca Cambiaso. Andrea Doria fu inoltre un collezionista di arazzi, argenti e di ritratti.

Quando Rubens giunse a Genova agli inizi del Seicento, la città era al suo apogeo. Le ricche famiglie di banchieri si erano arricchite dagli interessi sui prestiti concessi alle corti d’Europa, in primis la corte spagnola ed erano più che ansiosi di poter commissionare a importanti artisti dell’epoca i loro ritratti.

Il Marchese Giacomo Massimiliano Doria commissionò a Rubens un ritratto della moglie, la cui bellezza venne congelata dalla maestria del pittore fiammingo in uno dei ritratti più conosciuti della produzione tanto del maestro di Anversa quanto della storia dell’arte barocca. Anche uno dei fratelli di Giovanni Massimiliano, Giovanni Carlo Doria, fine e rapace collezionista d’arte e mecenate, venne ritratto da Rubens nel suo famoso ritratto equestre Ritratto di Giovanni Carlo Doria a cavallo. A Giovanni Carlo va il merito di aver fondato la prima Accademia del Nudo a Genova, che aveva sede nel so palazzo privato.

Sebastiano del Piombo, Ritratto di Andrea Doria

Seguendo le orme del suo maestro, anche Anton Van Dyck si recò a Genova dove non solo fu molto richiesto, ma dove finalmente si rese indipendente dalla presente aura di Rubens. A Genova, rimase circa quattro anni dedicandosi primariamente all’attività di ritrattista. È altamente probabile comunque che i rapporti con Genova fossero cominciati ben prima del viaggio in Italia di Van Dyck, dal momento che tra Anversa e la Repubblica genovese intercorrevano numerosi rapporti commerciali.

Lì, realizzò il ritratto di Agostino Pallavicino, ritenuto uno delle opere capitali della storia dell’arte del Seicento.

Membro della famiglia Pamphilj, che solo in seguito diventarono parte della famiglia Doria, il papa Giovanni Battista Pamphilj venne immortalato da Velázquez tra il 1949 e il 1950 in quello che il pittore inglese Reynolds più tardi descrisse come «il più raffinato ritratto a Roma». quest’opera celeberrima è conservata ora nella Galleria Doria Pamphilj di Roma.

La ricchezza e l’opulenza dei Doria già nel Cinquecento le erano valse secondo l’Ariosto l’appartenenza ad «una élite europea, che diversamente dalle altre, non porta in sé solo i caratteri dell’aristocrazia fondiaria, i quali pure — come dimostrano le vicende della casa Doria — restano la radice della sua ragion d’essere».

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura

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