Mariangela Melato, poliedrica ed ironica: elegante senza retorica

0 822

Mariangela Melato, poliedrica ed ironica: elegante senza retorica

Mariangela Melato, ironica, dalla gestualità prorompente e dalla voce profonda, era una mattatrice, perfetta per quasi tutti i registri della recitazione: pazzesca e carica nelle commedie da grande schermo, intensa nelle performance più drammatiche. Un’artista poliedrica, strabordante di talento, metteva passione nel lavoro come nella vita. Curiosità onnivora e grande umanità, non servono paroloni o retorica per raccontare una Mariangela che ha fatto storia, ha fatto verità in ogni luogo, soprattutto nel lavoro, regalando agli spazi d’arte una sfrontata carica di energia e genuinità. Ricca di eleganza, e con eleganza faceva tutto: lavorava, amava, imparava, ballava.

Mariangela Melato era un miracolo, con quei suoi occhi obliqui, gli zigomi alti e stretti e l’allure da ragazza; diva al cinema e a teatro, incantevole sempre, con una recitazione fatta di limpida naturalezza anche quando era costretta nelle regole deformanti della dizione “ronconiana”, sfida terribile per ogni interprete. Sarà perché alle regole, alla disciplina, lei è disposta dalla nascita, dato il sangue teutonico che le scorreva nelle vene (papà di origini tedesche). Il suo è stato un talento multiforme, dove ha messo in gioco se stessa è emersa tutta la sua straordinaria creatività, perfino nella pittura, del resto aveva studiato all’Accademia di Brera. Mariangela esprimeva sempre il meglio, in virtù di quell’eclettismo che ne ha fatto una rarità assoluta nel panorama artistico. Con una naturalezza estrema si calava nel ruolo drammatico della moglie di Moro in Todo per poi diventare comica, esilarante, interpretando la ricca milanese Raffaella Pavone Lanzetti di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto di Lina Wertmüller. E poi Mariangela ballava come una nera, cantava con un timbro swing e per quella voce duttile e un po’ roca fu ribattezzata “Satchmo”, come il grande Louis Armstrong. Con carisma e carattere ha stregato tutti i registi che l’hanno vista all’opera, anche quelli che avrebbero tanto voluto averla nei loro film o a teatro, perché semplicemente sapeva trovare la chiave interpretativa più efficace, così come aveva sempre la risposta giusta al momento giusto: a Luchino Visconti, per La Monaca di Monza, quando le chiese di tagliarsi i capelli per interpretare in teatro il ruolo della novizia, Mariangela ribatté pronta: «Ma io “Conte” mi taglio anche i piedi…».

Considerata un’icona del movimento femminista, ma non era una femminista militante, la sua missione è stata quella di dare volto e voce a personaggi femminili coraggiosi, così quando le proposero Filumena Marturano, in un primo momento rifiutò per via del napoletano, ma allo stesso tempo pensò che sarebbe stato un affronto troppo grande a Eduardo De Filippo, così si convinse ed entrò nel corpo e nell’anima di una figura femminile tanto bella quanto potente. Combattiva, impegnata, poliedrica, tuttavia la definizione più bella l’ha data una grande poetessa, Alda Merini: «Mariangela è piena di grazia».

La levità nell’affrontare anche il lavoro più duro era la sua cifra distintiva. Sul palco spesso ci rimetteva la salute, si fratturava, cadeva ma si rialzava subito con quella grazia che l’ha contraddistinta fino all’ultimo respiro… E io credo di aver adempiuto al mio dovere: stargli accanto fino alla fine, come avrebbe fatto un vero marito…

Renzo Arbore

Mariangela Melato nel 1972

Mariangela Melato nasce a Milano il 19 settembre 1941. Giovanissima studia pittura all’Accademia di Brera, per pagarsi i corsi di recitazione di Esperia Sperani, disegna manifesti e lavora come vetrinista alla Rinascente. Non ancora ventenne entra a far parte della compagnia di Fantasio Piccoli poi passa a registi come Dario Fo, Luchino Visconti e Luca Ronconi. Sulla scena si afferma nell’Orlando furioso (1968) di Luca Ronconi, ma è anche un’eccellente ballerina, così come dimostra sul palcoscenico del Sistina interpretando Belcore nella commedia musicale di Garinei e Giovannini Alleluia brava gente (1971). Affronta personaggi di grande impegno nelle tragedie Medea (1986) e Fedra (1987) di Euripide e nelle commedie Vestire gli ignudi di Pirandello (1990) e La bisbetica domata di Shakespeare (1992). Anche nel cinema alterna ruoli drammatici (La classe operaia va in paradiso (1971), e Todo modo (1976) di Petri; Caro Michele (1976) di Monicelli; Oggetti smarriti (1979), e Segreti segreti, (1985) di Giuseppe Bertolucci) a quelli da commedia, come in Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972) e Film d’amore e d’anarchia (1973) di Lina Wertmüller. Dagli anni ’90 lavora molto in televisione: una delle sue ultime interpretazioni è stata in Rebecca la prima moglie su Rai Uno nel 2008. Sorella dell’attrice e cantante Anna Melato, Mariangela era stata legata sentimentalmente per anni a Renzo Arbore. Mariangela Melato si spegne in una clinica a Roma all’età di 71 anni, il giorno 11 gennaio 2013 a causa di un tumore al pancreas.

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCulta

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.