Francesco Rosi: tutto l’amore per il Mezzogiorno al cinema

0 779

Francesco Rosi: tutto l’amore per il Mezzogiorno al cinema

Francesco Rosi (Napoli, 15 novembre 1922 – Roma, 10 gennaio 2015) è stato un regista e sceneggiatore italiano. Un artista meridionale, la cui formazione è profondamente legata alle sue origine e il cui eco riecheggiò in tutta la sua produzione. Un cammino artistico che ebbe inizio con il giornalismo e con il disegno: Rosi infatti ereditò dal padre l’abilità nell’inventare storie e nel dar loro vita attraverso le illustrazioni. Durante gli anni universitari, Rosi esplorò diversi campi, trasformandolo così in un artista poliedrico e versatile: si gettò a capofitto anche nell’esperienza teatrale, unendosi a diversi compagnie. Il teatro tornò ad essere un punto fondamentale della sua carriera quando, ormai regista affermato, diresse molteplici commedie di Eduardo De Filippo.

Proprio mentre si preparava per entrare al Centro Sperimentale di Roma, Rosi iniziò la sua vita dietro la cinepresa. Fu chiamato come aiuto regia da Luchino Visconti per La Terra Trema, insieme a Franco Zeffirelli: è superfluo sottolineare quanto quell’esperienza di neorealismo incise profondamente sulla sua poetica cinematografica. In seguito, lo stesso Rosi raccontò che Visconti lo scelse proprio perché totalmente inesperto, in perfetto stile pioneristico e provocatorio proprio del regista. Si circondò di persone che non avevano mai fatto cinema, proprio per “sporcare” la pellicola con quella nota grezza che voleva dare al film. Collaborò ancora con Visconti, prima come aiuto regista e poi come sceneggiatore, per Senso e Bellissima. Gli anni Cinquanta proseguirono all’insegna di questo mestiere, affiancando nomi importantissimi del cinema italiano come Luigi Zampa, Michelangelo Antonioni, Vittorio Gassman e Mario Monicelli.

L’impronta del neorealismo affermò tutto il proprio peso a partire dagli anni Sessanta, quando Rosi comincia la sua attività da regista. Con Salvatore Giuliano Francesco Rosi rivoluzionò le tecniche di narrazioni esistenti, puntando tutto sulla coralità e sul realismo.

Cercare con un film la verità non significa voler scoprire gli autori di un crimine, ciò spetta ai giudici e poliziotti, i quali lo fanno a volte a prezzo della vita e a loro va il nostro pensiero riconoscente. Cercare con un film la verità significa collegare origini e cause degli avvenimenti narrati con gli effetti che ne sono conseguenza.

Durante tutto il decennio, Rosi ebbe modo di girare diversi film e di sperimentare vari generi, in particolare nel 1967 con C’era una volta… , pellicola con Sophia Loren e Omar Sharif (appena reduce dal successo de Il Dottor Zivago) liberamente ispirato a Lo cunto dei cunti di Giambattista Basile. Partendo dalle favole dell’autore napoletano, il regista investigò i problemi del suo meridione, raccontando la fame, la povertà, la superstizione e il potere feudale.

Importantissimo fu l’incontro con Gian Maria Volontè, il cui sodalizio ebbe inizio nel 1971 con Uomini contro, un film sulla guerra lontano anni luce dal patriottismo, dall’esaltazione del valore dei soldati (insomma, un anti Clint Eastwood ante litteram), dai toni tipicamente romantici di cui molti registi a lui coevi sentivano nostalgia.

Io sostengo, ed è il metodo che ho usato nei miei film, che bisogna creare una certa distanza dagli avvenimenti per poterli leggere meglio e anche per poter accogliere quante più nozioni possibili per avvicinarsi alla verità. E per questo il film richiede tempo.

Francesco Rosi aveva un profondo legame con la letteratura, tanto da investire per lo più in sceneggiature tratte da famosi romanzi, come Cristo si è fermato a Eboli (1979) e Cronaca di una morte annunciata (1987), tratto dall’omonimo romanzo di Gabriel Garcia Márquez, con un cast eccezionale che comprendeva: Gian Maria Volontè, Ornella Muti, Rupert Everett, Anthony Delon e Lucia Bosè. O ancora, La Tregua, pellicola del 1997 ispirato al romanzo autobiografico di Primo Levi, quest’ultimo interpretato da John Turturro.

Un film incide in maniera limitata sulle situazioni reali. Ma qualcosa lascia nelle coscienze. Ne sono del tutto convinto; e, pur senza farci illusioni, senza mitizzare il nostro mestiere, sono della medesima opinione gli autori che si dedicano a un cinema “partecipante” se non proprio “militante”. Abbiamo contribuito, con le nostre riflessioni, analisi, descrizioni di comportamenti, alla politica del paese. I governanti italiani, proprio per questo, non hanno mai amato veramente il nostro cinema e, di fatto, si sono rifiutati di aiutarlo. Eppure, esso è stato fra le poche cose valide che abbiamo esportato. Un film […] esprime, se non altro, una volontà di intervenire in cose che ci riguardano da vicino.

Carmen Palma per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.