I 40 anni della Legge Basaglia: quando “aprire” e “chiudere” hanno lo stesso significato

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Basaglia
Basaglia in una foto di Claudio Ernè

Aprire e chiudere: come possono due verbi che esprimono concetti contrari, collimare nel loro significato? È la magia del punto di vista, un capovolgimento radicale che nulla ha a che vedere con l’assurdo ma anzi rappresenta l’estremo paradosso dei punti di svolta dell’esistenza umana. Letteratura e storia, unite dal filo rosso della parola, puntano tutto sulle rivoluzioni: non c’è nulla di più sovversivo dell’espressione di sé, ed ecco allora che anche due termini ossimorici possono concordare senza che ci sia nulla di strano. Quella di Franco Basaglia, veneziano classe 1924, fu una rivoluzione pensata da un professionista che però interpretò la professione come un empatico approccio sociale verso il prossimo. Così nasce la concezione moderna della salute mentale, svolta epocale che ha condotto l’Italia, in un periodo fortemente critico, ad una nuova riforma della disciplina psichiatrica.

Non basterebbero centoottanta saggi per dare valore all’opera non scritta, tranne naturalmente la conseguenza del pensiero normativizzato con la Legge Basaglia, numero 180, entrata in vigore nel 1978, di un uomo capace di fare, da medico, quello che non erano riusciti a fare politici e sociologi in tanti anni. La proposta del superamento della logica manicomiale, perseguita con coraggio e professionalità, trova corrispondenza nella frase pronunciata in un’intervista rilasciata a Maurizio Costanzo:

Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c’è un altro modo di affrontare la questione; anche senza la costrizione.

Già, un altro modo di affrontare la questione. Nella semplicità di questa espressione si condensano migliaia di anime, centinaia di cuori, decine di drammi e l’epopea dell’incomprensione che aleggiava nei manicomi. Dagli anni della sua formazione, Basaglia si avvicina a diverse correnti filosofico-accademiche: studia e approfondisce, si sofferma sulle posizioni, partendo da quella in vigore. L’impostazione di matrice positivistica, inattaccabile quanto rigida, viene affiancata nella sua “teoria-proposta” di un diverso tipo di approccio al dibattito, ad un trattamento fenomenologico-esistenziale. Termini che rimandano ai massimi sistemi e che tuttavia trovano la propria sintesi nella dichiarazione di aver provato una via differente, una libertà che scaccia la costrizione, reprime essa stessa la restrizione in favore di una umanizzazione della clinica e della considerazione del paziente e dei suoi diritti.

Negli anni del Ministero della Semplificazione, della tuttologia da quattro soldi e della banalizzazione di certi argomenti che annuncia un’ignoranza di ritorno sempre più forte, ecco che Basaglia resiste per l’indiscussa attualità ed è l’emblema del diverso modo di pensare e di fare: la delicatezza, incommensurabile, delle tematiche da lui affrontate si scioglie con la naturalezza lessicale del suo stesso linguaggio, che quasi le fa sembrare più semplici. Ma nella legge che prende il nome di Basaglia, pronta a compiere i suoi primi quarant’anni, c’è la rivoluzione, in una frase, nella pancia di un cavallo, in un cervello, anzi nel cervello di coloro che dovevano “curare” chi aveva problemi psichiatrici.

Grazie a Franco Basaglia i manicomi smettono di essere luoghi di reclusione sociale, perché il paziente ha diritto ad un mirato avvenire volto alla riabilitazione, con un supporto territoriale, percorsi psicoterapeutici nel servizio pubblico. La qualità della vita dei pazienti al primo posto nella gerarchia dei compiti di un medico: e si scopre che il mondo è capovolto, perché se per chi sta fuori, «dall’altra parte del cancello», dove Cristicchi dice esserci la risposta, i manicomi sono stati chiusi, per chi era ricoverato in essi Basaglia ha contribuito ad aprirli. Non è un’ovvia sfumatura o un gioco di parole sarcastico, perché l’apertura mentale di una legge rivoluzionaria e l’apertura dei cancelli ha rappresentato l’apertura di orizzonti sconfinati e di nuove prospettive, e non solo quella delle tante serrature disseminate per l’Italia. La modernità di Franco Basaglia è il manifesto della libertà donata a tante donne e a tanti uomini, la stessa libertà globale che ogni cittadino civile, solidale, impegnato sente nei confronti dell’altro.

Domenica 25 marzo 2018 a Velletri è previsto il debutto in prima nazionale de La rivoluzione nella pancia di un cavallo, spettacolo liberamente ispirato alla storia di Franco Basaglia e alla diffusione della psichiatria critica in Italia. Con Daniela Di Renzo (Voce, autrice dei testi e delle musiche), Emiliano Begni (Pianoforte e Voce), Stefano Ciuffi (Chitarra acustica), Francesco Consaga (Sax soprano e Flauto traverso), Ermanno Dodaro (Contrabbasso), Marica Roberto (attrice), Sofia Bucci (Fotografia e testi).

Rocco Della Corte per MIfacciodiCultura

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