#1B1W – “Austerlitz”, Sebald tra le memoria e l’architettura d’Europa

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#1B1W – Austerlitz, Sebald tra le memoria e l’architettura d’Europa

Lo scrittore tedesco Winfried Georg Sebald (1944 – 2001) è considerato dalla critica uno dei più grandi autori contemporanei, tanto che prima della sua prematura dipartita a causa di un incidente stradale nel 2001, è stato ritenuto uno dei probabili vincitori del premio Nobel per la letteratura. Uno dei suoi libri più famosi è Austerlitz ed è stato pubblicato pochi mesi prima della sua morte. In Italia, edito da Adelphi, è uscito nel 2002.

La storia ha come protagonista Jacques Austerlitz, professore di architettura appassionato di luoghi le cui costruzioni prendono involontariamente forme visionarie e grandiose; è un uomo silenzioso e solitario, che vive la sua vita con lo zaino in spalla, in maniera semplice e austera.
Il romanzo inizia raccontandoci le sue vicende di orfano adottato da un pastore inglese e cresciuto in Galles. A un certo punto della sua vita si porrà, però, dei dubbi su chi egli sia veramente e sulle sue origini. Austerlitz inizierà dunque a interrogarsi sulla sua famiglia biologica e nel corso della storia verrà a scoprire di avere origini ebraiche, arrivato in Inghilterra da Praga. Da questo punto inizia il lungo excursus sulla vita di quest’uomo, una serie di frammenti e ricordi che ricostruiranno e racconteranno la storia di un individuo alla di ricerca di sé. La narrazione è lenta ma molto densa e il passato di Austerlitz viene raccontato attraverso incontri con il narratore, un anonimo personaggio che sarà testimone dei racconti dell’uomo. Quello del narratore è un espediente per strutturare la forma del romanzo e indispensabile per il suo sviluppo. La narrazione in questo modo, prendendo principalmente la forma del dialogo tra i due, diventa un flusso di coscienza dove la storia si unisce alle descrizioni delle architetture circostanti e a lunghe digressioni.

Ricostruendo la memoria perduta di Austerlitz, facciamo insieme ai protagonisti un viaggio dentro l’Europa del secolo scorso, in cui ci viene presentata la medaglia più oscura della sua storia. Tra la cultura e le vicende che hanno segnato il continente dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, Sebald ci parla delle deportazioni e dei Lager, dell’odio, della paura, della povertà e della disperazione. Tutti elementi che, anche se vissuti solo in parte dal protagonista, ne hanno segnato la vita intera. Nonostante la memoria di quel terribile periodo sia andata persa, infatti, rimane il trauma di tali avvenimenti che porterà l’uomo a provare un vuoto che difficilmente può essere colmato.

La storia va a pari passo con il tema della memoria, malgrado questa sia molto dolorosa. La memoria non è solo intesa come il passato dimenticato del protagonista che ricerca le sue origini, ma anche come una memoria collettiva. Il ricordo del passato dovrebbe servire a tutti come monito e anche soprattutto per dare un senso al futuro attraverso la comprensione del tempo trascorso.

Parallelamente ai due temi portanti di Austerlitz, troviamo forti richiami all’architettura. Nel romanzo abbiamo accurate descrizioni d’importanti e imponenti edifici storici, colossi nati con l’idea e la ricerca della perfezione, con lo scopo di rimanere per sempre su questa Terra. Questa maniacale ricerca e ostentazione di perfezione allude anche metaforicamente alle idee politiche del periodo storico che ci viene narrato e della stessa tendenza a tale ostentazione dei nazionalismi europei dell’epoca. Al fianco di queste descrizioni troviamo delle immagini in bianco e nero che testimoniano quello che leggiamo nel testo. Queste fotografie ritraggono persone e luoghi e sono poste nel libro a sostegno di quanto scritto e diventano un accorgimento che ha fatto di Sabald il creatore di un nuovo stile. Un vezzo che dopo di lui è diventata una moda letteraria per la forte potenza comunicativa che le immagini portano con loro. Le immagini rafforzano e alleggeriscono il testo, dando al lettore ancora più spinta immaginativa.

Quella dell’autore tedesco è una scrittura limpida, con periodi molto lunghi e discorsi incorporati nel testo, unita all’uso peculiare della punteggiatura: tutto questo rende lo stile di Sebald unico e difficile identificarlo con un genere letterario ben preciso. È stato però sicuramente influenzato dalle opere di Jorge Luis Borges, specialmente da Il giardino dei sentieri che si biforcano e Tlön, Uqbar, Orbis Tertius. È possibile, inoltre, paragonare Austerlitz al lavoro dell’austriaco Thomas Bernhard: in particolare, possiamo facilmente compararlo ad Un bambino per la vicinanza di contenuti e i simili richiami storici, ma anche per il pessimismo e la malinconia che pervadono entrambi i romanzi.

Austerlitz è un libro immenso, sicuramente malinconico e tragico, ma risulta una lettura che arricchisce ognuno per la peculiarità della narrativa di Sebald. Da leggere per fare un viaggio triste e doloroso attraverso la memoria di Austerlitz e dell’Europa intera.

Giorgia Chiaro per MIfacciodiCultura

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