Dippold, “Un ottico” secondo De André: lo spacciatore di lenti

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Non sembra un epitaffio e non è nemmeno un’ultima sentenza prima della morte, una confessione o un’accusa. Tra le poesie contenute nell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters Dippold, l’ottico ha caratteristiche decisamente anomale rispetto alle altre.

Dippold

All’interno della sua bottega Dippold, l’ottico di Spoon River, si dedica alla creazione di lenti che a quanto pare non si limitano a risolvere i problemi di vista, ma riescono addirittura a modificare la realtà. Masters sviluppa la poesia come un dialogo tra l’ottico e un suo cliente che sta scegliendo, tra le molte possibili, le lenti più adatte per i suoi occhiali. E dopo globi di colore, visi familiari e visi sconosciuti, paesaggi terreni e visioni celesti, «abissi d’aria» e «luce, soltanto luce che trasforma tutto il mondo in un giocattolo», il commerciante riesce a trovare le lenti più adatte per il suo cliente.

Leggendo questo testo nell’era di Internet e dello sviluppo esponenziale della tecnologia, gli occhiali creati da Dippold sembrano essere gli antenati di quelli che oggi vengono utilizzati per la realtà virtuale. Ma quasi mezzo secolo fa, quando Fabrizio De André iniziò a lavorare all’album Non al denaro non all’amore né al cielo, uscito nel 1971, scorse nella poesia di Masters un riferimento all’espansione sensoriale legata all’uso di droghe allucinogene.

Durante gli anni Sessanta, negli Stati Uniti prima e in Europa poi, iniziò a diffondersi l’uso dell’LSD, all’inizio solo all’interno di circoli chiusi per poi arrivare anche a livello popolare. L’uso di droghe allucinogene finalizzate all’espansione della coscienza e all’esplorazione spirituale furono sostenute da personaggi come Timothy Leary, noto psicologo americano, e Aldous Huxley, scrittore distopico.

Dippold, l’ottico

Fernanda Pivano ha in mente proprio questi due personaggi nell’intervista che fa a De André. Infatti riferendosi a questo testo dice: «[…] l’ottico che vorrebbe trasformare la realtà in luce e nel quale hai visto una specie di spacciatore di hashish, una specie di Timothy Leary, di Aldous Huxley».

Il fatto che De André si ispiri all’uso dell’LSD per riscrivere la poesia di Masters non significa che tale canzone sia da intendersi come un invito all’utilizzo di droghe. Un ottico viene posto come terzo brano dedicato alla scienza, quindi appartiene alla categoria di coloro che in nome della scienza hanno fallito perché ha utilizzato il suo sapere per creare una scorciatoia per liberare i suoi clienti dalla realtà.

A livello musicale questo testo si presenta come unicum all’interno della produzione del cantautore genovese, poiché, per avvicinarsi il più possibile al contesto in cui veniva spacciata questa droga, sceglie di utilizzare una base musicale psichedelica nelle parti della canzone in cui vengono descritte le allucinazioni.

Nella prima strofa l’ottico invita i suoi clienti ad entrare nel suo negozio, promettendo mondi mai visti, come se fosse un venditore in qualche fiera paesana.

Daltonici, presbiti, mendicanti di vista

il mercante di luce, il vostro oculista,

ora vuole soltanto clienti speciali

che non sanno che farsene di occhi normali.

All’invito rispondono quattro clienti che decido di provare gli effetti di queste lenti. La musica si fa quindi psichedelica e straniante: le parole si ripetono, si sovrappongono e rimbombano come in un’eco.

Timothy Leary

C’è chi sale «a rubare il sole / per non avere più notti» e chi vede i fiumi di sangue dentro le proprie vene rompere gli argini alla ricerca di un mare, c’è poi quello che vede «gendarmi pascolare» e «donne chine sulla rugiada», ma non riesce a trovare l’ape regina, e quello che sulla strada vede gli amici che «rubano ancora al sonno l’allegria» poco prima che la notte finisca e sorga di nuovo il sole.

Sono descrizioni stranianti, discorsi al limite dell’assurdo che provano a descrivere la realtà vista da chi tenta un’espansione della coscienza attraverso la droga. Il fatto che queste parole siano in più accompagnate dalla base musicale psichedelica, rende ancora più complicato seguire un filo logico che non esiste. Non c’è logica in ciò che fugge dalla realtà e ciò che resta alla fine della canzone, quando la musica ritrova il ritmo della strofa iniziale, sono solo le parole dello spacciatore di lenti che entusiasta esclama «faremo gli occhiali così!».

Jennifer Carretta per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Margherita dice

    Molto interessante!

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