David Bowie – Astro Nero demiurgo di musica, alter ego e storie fantastiche

0 1.232

L’8 gennaio 1947 a Brixton nasce un bambino, figlio di due sconosciuti, che chiamano il loro pargoletto David Robert Jones: quella cassiera londinese e quel soldato non sanno di aver dato ai natali a quello che sarà David Bowie, black star della musica mondiale e icona pop (in tutti i sensi a cui potete pensare al pop) che illuminerà i decenni a venire. Tra tutine, capelli rosso fuoco e ambiguità di ogni genere quel bambino sarà capace di influenzare intere generazioni, contemporanee e future, e riuscirà a farsi conoscere e amare anche da chi per motivi anagrafici non ha vissuto in toto la grande ascesa del cantante al mondo della musica.

david bowieBowie, questo dobbiamo dirlo, ha avuto anche la fortuna di mettersi in attività in periodo florido per l’ambiente musicale ed artistico. Tra gli anni Sessanta e Settanta era un continuo avvicendarsi di nuove e vecchie personalità che dominavano le scene. Quello che però David Bowie riuscì a fare, dimostrando che essere nel posto e nel momento sbagliato a poco serve se non sei un genio, fu giostrarsi e farsi notare in un mondo che aveva già i suoi idoli.

La carriera di Bowie inizia, in realtà, quando è ancora giovanissimo. Terry è il suo fratellastro, figlio del padre, avuto da un precedente matrimonio: ma quel fratello è colui che fa conoscere al giovane David la musica. È lui che lo sprona a imparare a suonare il sassofono, il primo dei tanti strumenti che Bowie suonerà nella sua vita. Terry, però, era gravemente malato: schizofrenico, fece l’unica fine possibile per chi aveva una malattia mentale in quegli anni. Finisce in un ospedale psichiatrico e si butta sotto un treno nell’85. Nasce una hit del cantante: Jump (They Say) nel 1993.

David tenta dapprima una carriera in vari gruppi, ma con nessuno riesce a sfondare. Ci riprova allora da solista, con il manager Kenneth Pitt, che gli suggerisce il cognome Bowie. Esce nel ’67 il suo primo album, David Bowie.

Nulla accade.

È il 1969 quando Space Oddity porta la svolta nella sua vita.

C’è lo sbarco lunare, c’è il giusto sound, c’è la voce di Bowie che lentamente scandisce il countdown di una generazione. Ci sono lo spazio, le giuste atmosfere mutuate anche dai Pink Floyd. Quel piccolo sassofonista della periferia londinese ha trovato il suo posto nel mondo musicale pur non avendolo, forse, nel mondo: le atmosfere fantascientifiche, ispirate dal criptico 2001 – Odissea nello spazio, hanno portato sulla Terra l’estro di quel ragazzino ambiguo, spaventato e senza idea di dover andare.

Un alieno, nel senso latino della parola, è quello che sembra Bowie: una creatura sconosciuta, di un altro mondo, giunta per caso sul nostro pianeta. Ed è così che il suo estro artistico si riversa su un nuovo tipo di rock, quello che si è soliti definire glam rock. Certo, le etichette non sono fatte per parlare di personaggi del suo calibro, quelli che le mode le dettano, invece che subirle. Ma quando nel 1972 esce l’album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, il cantante diviene un’icona per via dei suoi modi, dei suoi show, del suo modo di fare spettacolo.

David Bowie manda sul palco i suoi alter ego. Si estranea, si nasconde, dirige e orchestra da fuori lo spettacolo, come se non ne fosse protagonista. Ziggy Stardust è un uomo vestito con tutine succinte e dai colori sgargianti, un bellissimo ragazzo dalle movenze delicate e a tratti effeminate. È una sirena che si muove sul palco e che va ben oltre alla promozione del suo album. È uno spettacolo teatrale con maschere, mascheramenti e metamorfosi.

david bowieBowie non solo crea e plasma i suoi alter ego, ma è effettivamente il loro padre e demiurgo.

Ed è così che Ziggy va in America e nasce un altro alter ego, Aladdin Sane. Il gioco di parole non è così difficile da cogliere, e porta sul palco il tema dell’insanità, oltre che del gioco e della favola.

A questo punto sul palco c’è Aladdin Sane, con la sua saetta disegnata sul viso. Ziggy però non abbandona Bowie, che si trascina tra queste personalità dichiarando, in seguito, di aver avuto paura per la sua sanità mentale. Ed ecco che nel ’73 il cantante annuncia il ritiro dalle scene di Ziggy, proprio come farebbe un manager per la propria star.

Il problema della malattia mentale, la paura dell’ignoto e della perdita del controllo, sono temi che Bowie affronta guardando il fratello. E li esorcizza, forse, portandoli sul palco, creando e uccidendo i suoi alter ego, avendo anche paura che questi rimpiazzassero la sua persona. Come se non fossero davvero, alla fine, sue creazioni. Ed è così che nel ’75, con l’album Station Station, compare il Duca Bianco – Thin White Duke: Bowie si aggira per il mondo come un algido e composto aristocratico, interessato all’occultismo e con diverse inclinazioni per le politiche naziste.

Come sempre, giocò con il clamore che può destare l’ambiguità. Se Ziggy Stardust forse era gay, se Aladin Sane non era umano, il Duca Bianco ora pare un sostenitore di tesi politiche negativamente connotate e interessato all’ignoto.

Ma in David Bowie tutto era spettacolo, tutto era falso e vero, tutto era celato e mostrato. Probabilmente praticamente nulla di quello che ha detto tra gli anni Settanta e Novanta è vero. Bowie giocava sul rapporto fans-artista e lo scardinava, lo metteva in dubbio, lo mostrava in tutta la sua debolezza e fragilità.

Le star non sono esseri che conosciamo davvero. Sono esseri umani che eleviamo a divinità, sono comuni mortali di cui vogliamo scoprire i segreti, al punto di credere che essi siano omosessuali, nazisti o persino ebrei.

jagger-bowie_2272305b
D. Bowie con M. Jagger

Ed è per questo che oggi molto si dice sul mito di Bowie, arrivando a vedere BlackStar come album profetico della propria morte. Il fotogramma del video di Lazarus in cui Bowie è disteso sul letto e pronuncia la fatidica frase Look up here, I’m in heaven  (guardami, sono qua in paradiso) è diventato per molti un voluto richiamo alla morte imminente.

Pare invece che Bowie, durante la scrittura del disco, non sapesse di avere ancora così pochi mesi da vivere. Come pare che la notizia di avere poche settimane di vita arrivò dopo che il video di Lazarus venisse girato.

Ma, ancora una volta, il caro Duca Bianco ha ingannato il suo pubblico.

E così il 10 gennaio 2016, l’ultimo e definitivo dei suoi alter ego ha lasciato questa Terra. Eppure, questa volta ci viene quasi voglia di credere che non sia vero e che sia solo tornato al suo lontano pianeta d’origine.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.