Design Society: nasce a Shenzhen il primo museo cinese del design

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Design Society: nasce a Shenzhen il primo museo cinese del design

Fumihiko Maki

Sono ormai tramontati i tempi in cui il museo veniva concepito come un semplice luogo di esposizione, ed il 2017 è stato certamente un anno che ha visto nascere tanti nuovi esempi che hanno confermato questa teoria: uno degli ultimi, ma non per importanza, è stato il Design Society, inaugurato il 2 dicembre a Shenzhen, città poco distante da Hong Kong. Nato dal connubio tra China Merchants Shekou (Cmsk) e il Victoria and Albert Museum di Londra, esso si configura sì come un “tempio del design”, ma racchiude in sé una ventata di innovazione dal punto di vista tematico, funzionale, stilistico e societario.

Il Design Society si merita inoltre diversi primati: è il primo nuovo museo ad aver coinvolto un’istituzione estera durante tutti gli stadi che hanno portato alla sua realizzazione, il primo museo cinese dedicato al design ed inoltre è il primo che tratta il tema dell’arco temporale di “Riforma e Apertura” della Cina di Deng Xiaoping negli anni ’70. L’innovazione riguarda infatti anche i temi esposti nelle varie sale: gli oggetti sono frequentemente espressione di tematiche sociali salienti o di temi tutt’ora di fondamentale importanza. Una delle sale più significative, e anche di notevoli dimensioni, è stata denominata Pensare Digitale, dove una mostra allestita fino al 30 giugno ci racconta come la tecnologia si sia insediata nella società cinese e ne abbia rivoluzionato il modo di vivere.

Una delle gallerie viene direttamente gestita dal V&A Museum, ossia I valori del design, (in mostra fino al 4 agosto 2019) ed ha in esposizione  più di 200 oggetti di design raccolti dal museo e dalle caratteristiche più disparate, inseriti in un’ottica che ripercorre all’incirca 1000 anni di storia: un coltello dell’esercito svizzero e la celeberrima app cinese WeChat sono solo due degli esempi più differenti e lampanti.

La galleria minore Parkview, intitolata Nutrire i sogni. Lavori recenti, è quella riservata fino al 30 giugno a Fumihiko Maki, l’architetto giapponese vincitore del premio Pritzker, dal cui genio è stata concepito l’edificio del Design Society.

Queste scelte poco convenzionali e curate minuziosamente sono il frutto di una partnership, quella tra Cmsk e V&A, che ha dovuto fare i conti con idee e concezioni differenti anche e soprattutto dal punto di vista culturale, che ha però saputo brillantemente cogliere tutto il potenziale che il concordarsi di queste differenti visioni poteva offrire. Anche e soprattutto da ciò deriva l’unicità di questo museo. Un museo che non è però solo un museo, ma è anche teatro, centro polifunzionale, galleria privata, caffè, ristorante e shopping center dove acquistare anche le creazioni dei giovani talenti del design cinese. È uno spazio che non ha quindi solo lo scopo di essere una meta turistica o una risorsa economica, ma ha l’ambizione di essere uno spazio che attiva il design come catalizzatore sociale. Come detto da Ole Bouman, scrittore, critico e curatore a capo di Design Society, ci si è posti l’ambizioso quanto al contempo pienamente raggiungile obiettivo di «ispirare i designer e i cittadini a sognare, connettersi e confrontarsi». Ma non solo: «Siamo una piattaforma pensata per mettere in connessione la Cina con il resto del mondo, ma anche design e società, talenti e opportunità, creatività e concretezza, genio e realtà».

Ole Bouman

Anche la struttura innovativa, che si inserisce in maniera prepotente con le sue graffianti forme in un contesto urbano complesso e denso di contrasti architettonici come Shenzhen, è in un certo senso lo specchio della novità che il museo aspira ad essere.  Il progetto dello studio guidato da Fumihiko Maki si compone essenzialmente di un podio e un padiglione, da cui scaturiscono tre imponenti volumi bianchi che si adagiano nella morfologia territoriale pur imponendosi in maniera evidente. Ciascuno di questi volumi abbraccia il contesto circostante affacciandosi verso paesaggi significativi: uno è rivolto a sud verso l’oceano, un altro a nord in direzione delle montagne e un altro ancora verso il parco limitrofo.

Si tratta dunque di un luogo che, con la sua profonda e radicata vena innovativa, si inserisce appieno nella nuova ottica di museo polifunzionale, al passo coi tempi, internazionale e che nutre una particolare attenzione nel confronti del proprio ruolo sociale.  Certamente da non perdere per chi (fortunato!) ha la possibilità di fare un salto nei pressi di Hong Kong.

Adele Pittorru per MIfacciodiCultura

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