“Chiamami col tuo nome”: il primo amore tra dubbi, tenerezza e desiderio

0 1.711
Elio ed Oliver insieme ai signori Pearlman

Estate 1983. Da qualche parte nel nord Italia vivono i Pearlman, una famiglia borghese di origini italoamericane. Elio, unico figlio della coppia, ha diciassette anni e trascorre il suo tempo fra libri, amici e musica classica, che ama suonare e comporre. Questo suo equilibrio viene sconvolto dall’arrivo di Oliver, un aitante ventiquattrenne che dagli Stati Uniti viaggia fino al Bel paese per lavorare alla sua tesi di post-dottorato insieme al signor Pearlman, docente universitario. Galeotto è lo scenario idilliaco della campagna cremasca, che tra nuotate al lago, dubbi, passeggiate in bicicletta e desiderio vede nascere la storia d’amore tra i due protagonisti. È questa la storia che sta dietro a Chiamami col tuo nome (in inglese: Call me be your name), ultima fatica del palermitano Luca Guadagnino. Il lungometraggio costituisce il capitolo finale della Trilogia del Desiderio, di cui fanno parte Io sono l’amore del 2009 e bigger splash del 2015. La pellicola è stata presentata in anteprima al Sundace Film Festival il 22 gennaio 2017 e Guadagnino la dedica ai suoi “padri cinematografici”, ovvero Renoir, Rivette, Rohmer e Bertolucci.

Chiamami col tuo nome
La locandina ufficiale del film, che in Italia verrà distribuito dalla Warner Bros dal 25 gennaio

La sceneggiatura di James Ivory è un adattamento dell’omonimo romanzo scritto da André Aciman nel 2007. La trasposizione non è fedelissima al libro: alcune scene sono state eliminate, altre aggiunte e persino le coordinate spazio-temporali risultano diverse. Guadagnino ha infatti deciso di anticipare la vicenda di quattro anni, dal 1987 al 1983, e di ambientarla tra le colline lombarde a lui più note, piuttosto che nella Riviera ligure. Eppure Aciman ha accolto con entusiasmo tali modifiche, arrivando pure ad ammettere che probabilmente il film sia migliore del libro stesso.

Guadagnino ha definito Chiamami col tuo nome come un libro proustiano, incentrato sul passato e sulla malinconia suscitata dalle cose che abbiamo perduto. Il riferimento allo scrittore parigino non è affatto casuale: Aciman è un profondo estimatore di Proust e uno dei massimi esperti. Il tempo è una dinamica fondamentale nella storia tra Elio e Oliver, che continueranno a rincorrersi negli anni, nel ricordo mai sbiadito di quell’estate. In realtà il film mostra solamente una prima parte della loro relazione, ma il regista si è già dichiarato bendisposto a darne un seguito, addirittura a crearne una trilogia sulla scia di Richard Linklater e dei suoi Before Sunrise/Sunset/Midnight.

Elio è naïf e un po’ viziato, presto si rende conto di non sapere nulla riguardo “le cose importanti”. Inizialmente è attratto da Oliver perché questo con la sua spavalderia rappresenta ciò che il giovane Pearlman non è.

Da sinistra Armie Hammer, Luca Guadagnino e Timothée Chalamet

Il sentimento nasce a poco a poco, si dispiega con i suoi tormenti attraverso le pagine del libro ed è magnificamente trasposto nel lungometraggio. Elio mostra ad Oliver il suo mondo ed Oliver, profondamente insicuro nonostante i suoi modi, chiede ad Elio di amarlo e lasciarsi amare: «Chiamami con il tuo nome ed io ti chiamerò con il mio» sussurra al suo giovane innamorato in uno dei momenti più alti del film. Vivere completamente l’uno nell’altro come si fosse una persona sola, ecco il centro della storia. L’amare davvero per la prima volta trascende l’amare una persona dello stesso sesso.

Guadagnino ha seriamente riversato l’anima in questo progetto, curandone ogni singolo aspetto. Tutto combacia perfettamente con il particolare contesto storico dell’ambientazione: i costumi, i dettagli e persino gli arredamenti, che in larga parte appartengono direttamente al regista o alla decoratrice Violante Visconti. Anche la scelta musicale è precisa: Guadagnino è solito scegliere da sé la musica per i suoi film e in questo caso si è immerso in una ricerca dei brani più ascoltati nei primi anni ’80. La colonna sonora unisce pagine classiche, brani della Bertè e Battiato e ritmi funk. Le due tracce originali della soundtrack sono state composte da Sufjan Stevens e una di queste, Vision of Gideon, è stata fatta ascoltare a Timothée Chalamet durante le riprese della scena finale per permettergli di rappresentare al meglio le emozioni di Elio.

André Aciman. Lo scrittore si è improvvisato comparsa in una scena del film

Il protagonista ha quindi il volto del ventiduenne Chalamet, acclamato da più parti come l’attore rivelazione dell’anno. Dal canto suo, il giovane precisa che se ha raggiunto un tale risultato è anche grazie al collega Armie Hammer, volto di Oliver. La profonda chimica tra i due interpreti fa da colonna portante del film e ha fatto fioccare ad entrambi numerose candidature e già qualche vittoria.

Chiamami col tuo nome raccoglie ovunque consensi, anche da voci autorevoli come quelle di Xavier Dolan e Pedro Almodóvar, che l’ha persino definito il più bel film del 2017. Alla sua presentazione al New York Film Festival la pellicola ha ricevuto un’ovazione di dieci minuti, la più lunga nella storia dell’intera manifestazione. Tra le nomine guadagnate ve ne sono pure per i SAG Awards e i Golden Globes, e non è certamente da escludere che il film attiri l’attenzione dell’Academy. E noi non possiamo far altro che tenere le dita incrociate!

Anna Maugeri per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.