#Irish – Irlanda e Italia: progressi nei diritti umani e nuove sfide per il 2018

0 975

#Irish – Irlanda e Italia: progressi nei diritti umani e nuove sfide per il 2018

La battaglia per i diritti umani ha visto significativi passi avanti in Irlanda e in Italia negli ultimi anni. Nonostante il potere e l’influenza della Chiesa cattolica sia fortissima in entrambi i paesi, nel 2015 un significativo passo avanti nei diritti umani è stato fatto grazie all’adozione, in Irlanda,   di una specifica legislazione che sancisse il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Inizio queste riflessioni dando inizialmente conto della situazione irlandese. Nel 2015, l’allora Taoiseach (corrispondente irlandese del premier) Enda Kenny, del partito conservatore Fine Gael, lanciò la campagna per l’introduzione del 34° Emendamento alla Costituzione irlandese, che sancisse ufficialmente la liceità delle nozze tra persone dello stesso sesso. L’allora ministra per la giustizia e l’uguaglianza, Frances Fitzgerald, dette il via libera alla discussione della proposta di legge nelle Oireachtas (“oiro:xtas”, il Parlamento irlandese) nel gennaio 2015. Il piano del governo era di estendere a famiglie composte da persone dello stesso sesso le gli stessi diritti costituzionali delle famiglie cosidette “tradizionali”. Gli irlandesi, nonostante gli appelli bigotti della Chiesa cattolica e della maggioranza delle denominazioni protestanti, approvarono con un sonante 63% l’introduzione del matrimonio egualitario in Costituzione. Ecco le dichiarazioni di Enda Kenny

With today’s Yes vote we have disclosed who we are – a generous, compassionate, bold and joyful people. The referendum was about inclusiveness and equality, about love and commitment being enshrined in the constitution. The people have spoken. They have said yes. Ireland – thank you.

Enda Kenny, Taoiseach

Col voto odierno il mondo sa chi siamo veramente, un popolo generoso, appasionato, coraggioso e gioioso. Il referendum riguardava inclusività ed eguaglianza, amore e impegno che sono parte della nostra costituzione. Le persone hanno parlato. Hanno detto sì. Grazie, Irlanda. 

e di Micheál Martin, il capo dell’opposizione:

There is something in the DNA of Irish people that reacts to inequality. It is something that Irish people do not accept historically and I believe this ballot is a vote in favour of a more inclusive, equal and just society.

Micháel Martin

C’è qualcosa nel DNA degli irlandesi che si batte contro l’ingiustizia. È qualcosa che gli irlandesi non accettano e credo che questo voto sia in favore di una società più inclusiva, più giusta ed equa.

Due anni dopo l’Irlanda è di fronte a un nuovo referendum, questa volta su una questione altrettanto spinosa: l’aborto. Se la Costituzione irlandese garantisce gli stessi diritti a famiglie etero e omosessuali, non fa lo stesso per l’aborto, a causa dell’8° Emendamento, che nega l’interruzione di gravidanza. Vivo la questione in prima persona, essendo impegnato nella campagna a favore della legalizzazione dell’aborto e, ahimè, devo registrare l’incoerenza dell’attuale Taoiseach, Leo Varadkar. Il più giovane primo ministro della storia irlandese è dichiaratamente omosessuale (è stato impegnato in prima persona nella campagna  del 2015), ma non ha ancora fatto capire quale sia la sua posizione, limitandosi a fissare un referendum sull’abolizione dell’emendamento per il 2018. L’unico esponente di rilievo del governo irlandese a far sentire la sua voce è stato Simon Harris, il giovane ministro della salute, il quale ha apertamente dichiarato di sperare in un esito positivo nel referendum dell’anno prossimo.

L’Italia? La legislatura si è chiusa con l’approvazione (fortunatamente) di due legislazioni fondamentali per i diritti umani: la legge Cirinnà e gli interventi legislativi sul biotestamentoLa legge Cirinnà, entrata in vigore nel 2016, riconosce la formazione di nuclei familiari composti da persone dello stesso sesso. Se questo è decisamente un passo avanti per l’Italia, viste le ingerenze religiose, rimane l’amaro in bocca perché sarebbe stato possibile anche approvare la cosiddetta stepchild adoption, cioè l’adozione del figlio del partner. È mancato il coraggio che spero si trovi nella prossima legislatura, perché è inammissibile che la magistratura si sostituisca al Parlamento.

Sui diritti civili il 2017 si chiude con un bilancio positivo, grazie all’approvazione della legge sul testamento biologico. L’intervento legislativo era fortemente richiesto dopo le penose vicende di Dj Fabo, Eluana Englaro e Piergiorgio Welby. I cittadini italiani adesso potranno dichiarare anticipatamente se desiderano non avvalersi di particolari trattamenti medici. I critici ritengono che sia un primo passo verso l’eutanasia, ma, a mio giudizio, è un atto di giustizia per evitare inutili sofferenze. Il filosofo tedesco Hans Jonas, che molto ha scritto di etica, avrebbe approvato la legge italiana sul biotestamento, in quanto è compito del medico evitare inutili sofferenze. La codardia di molti ha tuttavia impedito l’approvazione della riforma della cittadinanza, il cosidetto Ius Soli. Il 2018 dovrà essere un anno decisivo per i diritti umani in Irlanda e in Italia: spero che l’Irlanda possa legalizzare l’aborto e, al tempo stesso, mi auguro che migliaia di bambini possano diventare finalmente italiani, nonostante la retorica dal sapore fascista di molti.

Andrea Di Carlo per MIfaccioDiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.