Giovanni Boldini, eleganza e raffinatezza della Belle Époque

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G. Boldini, Ritratto di G. Verdi con cilindro, 1886

Giovanni Boldini (Ferrara, 31 dicembre 1842 – Parigi, 11 gennaio 1931) fu uno dei pittori più apprezzati del suo tempo nel campo della ritrattistica, tanto da essere il più richiesto per rappresentare a figura intera le signore nobili dell’epoca. I primi rudimenti pittorici li ricevette dal padre, valido pittore purista attratto dai maestri del Quattrocento, ma il vero balzo in avanti lo ebbe quando studiò all’Accademia di Belle Arti di Firenze e frequentò il Caffè Michelangelo, confrontandosi con i Macchiaioli che saranno determinanti per i suoi studi sulla luce. La Toscana però gli iniziò a risultare troppo stretta e così cominciò a viaggiare instancabilmente, alla ricerca di una nuova innovatività. Dopo un breve e insoddisfacente soggiorno a Londra, si stabilì definitivamente a Parigi dove poté dare libero sfogo alla sua arte così realistica ed evanescente allo stesso tempo.

Se il suo quadro più famoso è indiscutibilmente il Ritratto di Giuseppe Verdi con cilindro, in cui Giovanni Boldini riuscì a immortalare il compositore italiano, definendo in poche salienti pennellate la sua personalità, fulcro della sua arte furono specialmente le “fragili icone”, ovvero donne dalla grazia e la delicatezza infinite, ritratte con estrema cura ed eleganza. Si tratta di figure avvolte in sontuosi abiti fruscianti di seta e di tulle, dagli occhi espressivi e dalle mani lunghe e sottili: sono donne che esprimono sempre un carattere preciso, senza mai essere solo modelle in posa. Le donne di Parigi facevano la fila davanti al suo atelier per farsi ritrarre, tanto da sciogliere le loro riserve, lasciando fluire senza tabù i loro sentimenti più nascosti, liberando senza pudore una femminilità mai volgare, ma sempre seducente.

G. Boldini, Ritratto di Luisa Casati con un levriero, 1908

I ritratti, uno più bello dell’altro, rimandano a immagini tipiche della Belle Époque, in cui lo sfarzo e il bon ton erano caratteristiche peculiari. Come si può notare in Madame Veil PicardLa marchesa Luisa Casati con un levriero e, in una delle ultime tele, La signora in rosa, le pose non sono mai statiche, ma cristallizzazioni di movimenti appena iniziati o conclusi. Boldini cattura l’attimo fuggente, come gli impressionisti suoi contemporanei, usando sciabolate di luce e colore per definire i corpi affusolati, con un nuovo senso di poesia che però non si distacca totalmente dal passato. Le sue dame sembrano uscire da una nuvola di Tiepolo, lievi e leggiadre, eternando la bellezza in un volo sospeso. L’attrazione rispettosa e mai giudicante che l’artista ebbe nei confronti del sesso opposto, traspare significativamente in una serie di nudi ritratti in movenze erotiche, ma che trasudano poesia. Non sono donne che fingono, recitando un copione, ma colte, inconsapevoli, in quei momenti intimi spontanei, che si rivelano solo nella complicità dell’attimo.

Boldini ha saputo restituire le atmosfere rarefatte di un’epoca straordinaria, esaltando la figura femminile, svelando l’anima più intima e misteriosa delle nobili dame dell’epoca. Ha colto alla perfezione il motivo del vero perché la sua pittura si basa su una velocità di esecuzione più caratterizzata rispetto a quella degli Impressionisti, giocata sopratutto sulla figura umana, sulla donna che viene sottratta alla quotidianità alla quale era destinata dal realismo per essere trasfigurata in una condizione di divinità terrena basata sulla bellezza.

Giovanni Boldini è stato sicuramente uno dei maggiori interpreti della modernità, ma è stato principalmente un uomo innamorato delle donne che a loro volta lo amavano perché capace come pochi di indagare l’animo femminile senza giudizi di sorta. Un amore profondo corrisposto non solo dalle donne che fecero parte della sua vita privata, ma anche e sopratutto dalle Divine di Parigi che gli aprirono i salotti della società bene e dei loro cuori. E se i mariti non erano contenti di vedere le loro moglie audaci, forti, intelligenti, maliziose, pazienza! L’emancipazione femminile era appena iniziata ed era iniziata grazie a un “piccolo italiano“, poco più di un metro e cinquanta, indiscusso amante della femminilità.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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