Diari Immaginari – Vittoria Colonna, «un dio per la sua bocca parla»

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Diari Immaginari – Vittoria Colonna, «un dio per la sua bocca parla»

Questa rubrica tenterà di dare delle risposte al silenzio che la storia per tanto tempo ha gettato sulle muse, mogli, amanti di grandi personalità. Tuttavia, per prendere le distanze dalla “Storia dei Manuali”, cercheremo di far rivivere la “Storia delle donne” attraverso la voce delle protagoniste, immaginando e facendo nostra la loro vicenda umana. Ora, aprite il diario, e tra le righe dei pensieri entrate nell’animo di chi ha fatto la storia in silenzio. Oggi tocca a Vittoria Colonna.

Un uomo in una donna, anzi uno dio

per la sua bocca parla,

ond’io per ascoltarla

son fatto tal, che ma’ più sarò mio.

 I’ credo ben, po’ ch’io

a me da lei fu’ tolto,

fuor di me stesso aver di me pietate;

sì sopra ‘l van desìo

 mi sprona il suo bel volto,

ch’io veggio morte in ogni altra beltate.

O donna che passate

per acque e foco l’alme a’ liei giorni,

deh, fate c’a me stesso più non torni

Michelangelo che legge dei versi a Vittoria (dipinto di Fanfani)

Che meraviglioso regalo sono queste parole, amico mio. Michelangelo, delicia anima meae, mi definisci “un uomo in una donna”… in un primo momento questa affermazione mi ha lasciata perplessa. Ho sempre considerato il mio sesso una virtù, non una condizione di debolezza, pertanto sono sempre stata fiera e consapevole nella mia femminilità. Non ho mai pensato che la mia forza fosse dovuta ad un aspetto maschile della mia anima, ma la reputo parte integrante del mio essere umana. Talvolta mi sovviene il ricordo degli afosi pomeriggi della mia infanzia, nel Golfo di Napoli, quando assistevo mia madre distesa sul divano, terribilmente spossata dalla calura durante le passeggiate in giardino. Mia madre potrebbe essere considerata il simbolo della femminilità tradizionale, per me è solo il simbolo di una condizione esistenziale comune sia a donne che uomini: l’inerzia del benessere.

Io, invece, non mi sono mai abbandonata al grigio fango della noia. Ho sempre ricercato nella realtà il significato più nascosto delle cose: guardavo il mare cristallino e in mente rievocavo immagini dell’antichità, una Venere che nasce dalle acque, i viaggi di Ulisse, e mi emozionavo pensando a quante genti vi sono passate, mentre il mare è sempre lo stesso, uguale e imperituro. Tutto ciò che ci circonda è prodigioso, un’incredibile creazione del Signore.

Vittoria ritratta da Sebastiano del Piombo

Ho cercato di esprimere la bellezza che mi circonda nelle mie poesie. Cos’è l’arte, se non un tentativo di esprimere il nostro Stupor Mundi? Tu mi capisci in questo, Michelangelo. Le tue figure marmoree sono come le nubi temporalesche, come un fiume rigonfio prima di strabordare dagli argini: corpi umani che concentrano in sé la potenza della natura, e che così celebrano la grandezza dell’uomo. Ogni artista è un demiurgo, un creatore, ma in contemporanea è solo un imitatore dell’universo.

Abbiamo riflettuto su questo domenica scorsa, passeggiando dopo la messa. Ad un certo punto mi hai guardato con uno sguardo quasi supplichevole, mi hai preso la mano, e sei rimasto in silenzio. Nei tuoi occhi ho letto la domanda: Perché esisto?. E ti ho accarezzato il volto, come una madre. Ora capisco il senso di definirmi donna e uomo: sono per te un genitore spirituale, in me cerchi le risposte, le carezze, la cura che non hai avuto nella tua infanzia. Come un buon padre, farò per te le mie più profonde preghiere,e  accoglierò le tue lacrime, mio Michelangelo.

Per approfondimenti sulla vita di Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, poetessa e grande amica di Michelangelo Merisi: Vittoria Colonna, il volto femminile della poesia italiana del Cinquecento.

Chiara Di Giambattista per MIfacciodiCultura

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