Buoni propositi per il nuovo anno: riscopriamoci umani

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Buoni propositi per il nuovo anno: riscopriamoci umani

Eccoci qui, davanti un foglio bianco, con la mente all’opera, a stilare la lista dei buoni propositi per il nuovo anno.
Finito il tanto atteso Natale, così lento ad arrivare, così veloce a passare, ci ritroviamo con poco più di una manciata di giorni alla fine di questo dicembre che porta con sé la fine del 2017.
Un 2017 che ne ha viste tante, forse troppe per essere un solo anno. Un 2017 che noi esseri umani abbiamo spesso inquinato con il nostro modo di fare, un modo che guarda alla quantità piuttosto che alla qualità, che ricerca l’apparenza per omologarsi piuttosto che l’essenza per distinguersi. Un 2017 che ha fatto emergere la natura paradossale di un uomo che in nome della pace, si fa la guerra.

Con questo anno si chiude un frammento di noi, delle nostre aspettative, ma oltre a questo dobbiamo renderci conto che chiudiamo anche un altro anno di storia. Non si deve dimenticare infatti che sono gli uomini a farla, sono gli esseri umani che, con le proprie azioni, determinano conseguenze ad ampio raggio. A ridosso della fine di un anno ci si ritrova a fare i conti con un capitolo di storia che mette fortemente in dubbio la nostra umanità.
Come si può definire, infatti, umano chi decide di erigere un muro per tenere fuori altre persone? E ancora: come si può definire umanità quella che volontariamente non si informa consciamente e criticamente su quanto accade “dall’altra parte del mondo”? Essere lontani geograficamente non ci autorizza a disinteressarci, il disinteresse fa il gioco di quelli a cui lo stato attuale delle cose fa comodo.
Siamo vicini alla cesura di un nuovo anno che ci lascia con l’amaro in bocca, un amaro dettato dalla mancanza d’amore universale, dall’assenza di un interesse autentico per l’altro, un’assenza che si manifesta anche nel nostro modo di fare dei buoni propositi per il nuovo anno. Stilando una lista ci rendiamo conto di come – non sempre, ma spesso – non ci spingiamo in un proposito che contenga la parola “altro“, non consideriamo un cambiamento che sia positivo non solo per noi o per i pochi che ci circondando.

Basterebbe – forse – ammettere a noi stessi che sono i nostri modi che costruiscono il mondo, perché in fondo nelle parentesi può nascondersi la verità, nelle parentesi di una parola ci nascondiamo noi: mo(n)do.
Il mondo è una nostra responsabilità così come lo sono tutti i suoi abitanti. Ogni essere umano è intersecato agli altri, viviamo con e grazie ad essi. Il filosofo Lévinas ha incentrato tutto il suo pensiero proprio sul concetto di responsabilità, infatti secondo la sua filosofia l’uomo è investito di una responsabilità originaria nei confronti di alter e lo è prima di ogni altra cosa. In virtù di questa responsabilità primaria dovremo imparare a sorridere e a comprendere di più gli altri, dovremo iniziare ad essere meno egoisti e più altruisti perché solo aiutandoci reciprocamente potremo creare un futuro solido.

Stiliamo – consciamente o inconsciamente – la lista dei buoni propositi, perché, quando arriva la fine di un anno, anche se in fondo non è un giorno a cambiare le cose, sentiamo che quel giorno è davvero una chiusura e una nuova apertura. Dobbiamo chiudere con qualcosa per iniziarne un’altra, o non ci sentiremo mai completamente liberi, mai completamente propensi.
È un po’ come quando eravamo a scuola. Quanti di voi non si sono promessi che il nuovo quaderno sarebbe stato quello in cui la calligrafia sarebbe stata impeccabile? Quanti di voi non si sono promessi che il nuovo quaderno sarebbe stato ordinato e pulito? Perché non ci bastava voltare pagina al nostro vecchio quaderno e iniziare a pagina pulita, avevamo bisogno di chiudere definitivamente con quello passato e scriverne uno tutto nuovo, uno tutto dall’inizio.
È questo che ci spinge a credere che i buoni propositi, in questo nuovo inizio, possano essere portati a termine. Il limite tipicamente umano è quello di concentrarci troppo su noi stessi e di non considerare la nostra natura relazionale e tralasciandola stiamo assistendo ad una chiusura intersoggettiva, deleteria per la nostra umanità. Siamo soliti dimenticarci delle tragedie che non ci colpiscono in prima persona, basti pensare a come ci commuoviamo di fronte i bombardamenti in Siria, per poi dimenticarcene l’istante dopo, o a come, nel medesimo istante stiamo gridando contro qualcuno solo perché ha un accento diverso dal nostro.
Ciò che dovremo fare, proprio dopo aver fatto i conti con il quasi passato 2017, vittima di tragedie naturali come il terremoto, o tragedie per mano dell’uomo, è pensare a una lista dei buoni propositi che contenga la volontà di abbattere il narcisismo in cui impera la nostra società, il nostro mondo intero e che non fa altro che allontanarci sempre di più.

Il nuovo è l’occasione giusta per cambiare, l’occasione giusta per iniziare, come se il nuovo anno fosse un quaderno nuovo che aspetta solo noi per mantenere la promessa di essere ordinato.
L’arrivo del nuovo anno ci mette davanti la certezza che il tempo passa, che la vita è tutta da costruire e sicuramente è un bene stilare una lista di buoni propositi che sia personale e che implichi il raggiungimento di obiettivi che riguardano esclusivamente noi, ma quello che poi dovremo fare è aprirci a questa nostra natura relazionale, fuoriuscire dall’egoismo e stilare una lista che abbia l’intento di farci riscoprire umani.

Vanessa Romani per MIfacciodiCultura

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