La musica cambia: arriva la laurea triennale in Pop-Rock

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La musica cambia: arriva la laurea triennale in Pop-Rock

Per la prima volta all’Accademia Musicale Italiana sarà disponibile un corso di laurea breve in Pop-Rock. Lo ha annunciato la Direttrice del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano Cristina Frosini, nota pianista e clavicembalista. È una notizia che forse farà storcere il naso a molti puristi della didattica musicale ma che segna un’importante svolta in questo mondo. Il corso sarà diviso in due indirizzi: uno di composizione e arrangiamento e uno dedicato agli strumenti tipici del genere pop-rock come chitarra, basso, batteria, tastiere, voce.

Pop-RockIl Conservatorio di Milano, storica e prestigiosa istituzione musicale che ha visto tra le sue mura personaggi del calibro di Giacomo Puccini, Riccardo Muti, Claudio Abbado e Maurizio Pollini, si sta già attivando per poter invitare alle lezioni alcuni importanti figure del panorama pop e rock. I nomi fatti dalla Frosini sono quelli di Mick Jagger, Elio e le Storie Tese ed Elisa, ma di questi dettagli se ne parlerà quando il corso sarà attivato.

Per ora l’annuncio rappresenta un momento storico nel mondo dell’insegnamento della musica in Italia. Il pop-rock è stato infine legittimato come una materia didattica al pari del jazz, inserito nei corsi circa vent’anni fa, e della musica classica. Cambierà di conseguenza la concezione della scena pop-rock: non più solo fenomeno popolare di massa, ma oggetto di studio, esami, tesi e ovviamente titoli di laurea.

Dopo settant’anni di esistenza quindi, un genere musicale nato proletario, divenuto borghese nella sua fase adulta si è elevato ad “aristocratico”, almeno per quanto riguarda il suo status istituzionale. Molti si domanderanno se questo innalzamento di categoria sia legittimo o meno e se il pop-rock sia degno di assumere una tale importanza.

Ovviamente spetterà alle accademie che proporranno il corso scegliere su cosa focalizzarsi e come impostare la didattica; perché il pop-rock è non solo un fenomeno storico e popolare di massa di estrema rilevanza (basti pensare alla Beatlesmania) ma anche un mondo molto vario. Bisognerà vedere cosa si intende per pop e rock: da un punto di vista storico e sociale, appunto, meriterà sicuramente importanza uno sguardo  alle varie stelle del pop, che hanno riempito stadi e piazze negli ultimi decenni; si pensi a Madonna, Michael Jackson, Rolling Stones, U2 e tantissimi altri. Artisti di enorme successo mediatico e popolare ma dalla modesta o scarsa sostanza dal punto di vista musicale. La varietà del panorama pop-rock ha però offerto anche artisti la cui musica, per la sua complessità e ricercatezza, merita sicuramente attenzione e studio anche a livello accademico. È il caso di artisti come Genesis (sia nella loro fase progressive, sia in quella pop), Pink Floyd, Frank Zappa, gli immensi Area e via discorrendo.

Il successo e la crescita di questo neonato corso dipenderanno dalla capacità delle accademie di formare professionisti della musica come compositori, arrangiatori, musicisti e, perché no, cantautori e polistrumentisti (categorie in preoccupante calo), consapevoli dell’impronta popolare del loro genere e capaci di rivitalizzare un tipo di musica che dopo le grandi idee e il dinamismo degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta è andato un po’ atrofizzandosi, con rari sprazzi di luce negli anni Novanta e Duemila.

Se da un lato l’esistenza di un corso di laurea o, per dirla in linguaggio ministeriale Corso di diploma accademico di primo livello in Popular music, di questo tipo potrebbe oscurare l’etichetta popolare del genere, innalzandolo a un livello superiore, dall’altro potrebbe essere un riconoscimento definitivo dell’arte e della maestria sia poetica che tecnica di alcuni autori e musicisti di questo mondo.

I puristi delle accademie musicali possono stare tranquilli: l’istituzione della musica classica non verrà inquinata dal suono delle chitarre elettriche e se ci sarà consapevolezza e saggezza nelle scelte didattiche le gerarchie saranno rispettate. È ora che le accademie musicali accolgano nella loro offerta formativa anche un tipo di musica che ha dimostrato di meritarsi un posto in questo olimpo per le sue possibilità di espressione artistica, tecnica, sociale e poetica.

Francesco Carucci per MIfacciodiCultura

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