L’evoluzione della moda e storia degli abiti del ‘900 a Palazzo Morando

0 147
Abito da ballo 1956, Curiel

Milano si sa è la Capitale della moda e del buon gusto. Qui sono state costruite le più importanti maison e sono nati o si sono formati i grandi maestri  che hanno cambiato la storia del costume mondiale: Giorgio Armani, Dolce e Gabbana, Gucci, Prada, Trussardi e molti altri. Ma cosa è la moda? Innanzitutto è bene ricordare che il termine deriva dal latino modus, “maniera” ed indica quindi il senso del gusto, di quello che noi oggi definiremmo “stile”. Certamente non nasce con il XX secolo, basti pensare ai molti dipinti rinascimentali che ritraggono donne facoltose: sono sempre rappresentate con abiti ed ornamenti che denunciano la presenza e l’importanza dello stile già dalla metà del Trecento. Eppure, sembra che con l’inizio del ‘900 si voglia dare una svolta al costume, si inizia a guardare l’abito con occhi nuovi: quelli della femminilità, della sensualità, dell’eleganza e dell’occasione. Sì perché con la nascita delle case di moda – Gucci, Valentino, Dior, Yves Sant Lauren solo per citare le prime – nasce anche l’abito perfetto per ogni occasione, dal cocktail al ricevimento passando per l’abito della domenica a quello da sera. Ed è proprio la storia del costume del ‘900 che vuole raccontare la nuova esposizione di Palazzo Morando, museo dall’architettura barocca da sempre dedicato al costume, sito in via Sant’Andrea a Milano nel pieno centro del quadrilatero della moda. La mostra Outfit ‘900, visitabile fino al 4 novembre 2018, si propone di esporre abiti che raccontano una storia: non si deve pensare ad una “sterile” esposizione di tessuti ed abiti ma ad un vero e proprio racconto che parte dai tessuti e dai vestiti esposti, ed arriva al cuore del fruitore attraverso delle fotografie e talvolta la “storia” degli abiti  abiti e delle famiglie che li hanno posseduti prima di donarli al museo. A Palazzo Morando molte famiglie milanesi hanno infatti affidato i loro ricordi affinché venissero tramandati alle nuove generazioni, divenendo icone di stile.

Abito sposa Paolo Gatti, 1990

Qui non si tratta la storia della moda ma la storia dei vestiti. La mostra si divide in due macro-sezioni, quella degli abiti da sera e quella dedicata agli abiti da giorno che comprende chiaramente anche una sezione espressamente dedicata agli abiti da sposa, i quali dovevano corrispondere a determinati canoni e seguire precise regole: nei primi del ‘900 era infatti impensabile sposarsi con un abito che potesse essere utilizzato anche in altri giorni ed occasioni; oggi invece si tende più all’anticonformismo ed allo stravolgimento delle regole e ci si sposa sempre più spesso con tailleur e completi riutilizzabili.  Nella sezione della sera invece è interessante notare come sia evidente un punto  di cesura importante, una data che segna un prima ed un dopo nella storia della moda: la metà degli anni ’40. Se infatti prima di questo importante momento storico la moda serale, quella dei grandi balli e delle serate di gala prevedeva lunghi abiti coprenti, tulle e tessuti “importanti”, alle porte degli anni ’50 lo stile inizia ad alleggerirsi, iniziando gradualmente a scoprire gambe e braccia, prima con mezze misure (maniche a trequarti e gonna o abito sotto il ginocchio) per arrivare poi, con la fine degli anni ’60,  alle minigonne ed al “senza maniche” che avrebbero certamente dato scandalo negli anni ’30. Inoltre, i tessuti sono più leggeri e nascono le trasparenze ma soprattutto nasce la moda degli accessori, quei dettagli che impreziosiscono o rendono unico un abito. Accessorio citato nel catalogo della mostra, un ingegnoso anello che applicato sullo stretto strascico di un abito da sera, una volta tirato permette di accorciare l’abito e renderlo comodo per ballare.

Glenn Close, Oscar 1994

La moda è arte, ma soprattutto ingegno. Con gli anni ’40 nascono anche nuove tonalità come il tortora ed il cipria che nel fashion system sono considerate oggi evergreen irrinunciabili nel guardaroba di una signora. Non dimentichiamo poi la grande rivoluzione che mise in evidenza le forme di una donna esaltandone la sua femminilità. Se un’icona come Marilyn Monroe è diventata il simbolo della bellezza curvy, il merito (oltre che della sua celestiale bellezza) è anche della moda degli anni ’50 che con cinture, corpetti, abiti sagomati, mette in evidenza i punti più “erotici” del corpo femminile: fianchi, seno, glutei. Tutto questo grazie ad espedienti come scollo profondo sulla schiena, scollo allungato sul seno, fasce o pinces sui fianchi.

La mostra di Palazzo Morando offre tutto questo e molto altro; se non dovesse sembrarvi abbastanza, ricordate che in apertura di mostra potete ammirare il bellissimo abito indossato da Glenn Close alla notte degli Oscar nel 1994, firmato da Giorgio Armani.

Outfit ‘900
Palazzo Morando, Milano
Dal 20 dicembre 2017 al 4 novembre 2018

Ilenia Carbonara per MIfacciodicultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.