Cristiano De André, il talento in salita, su una mulattiera di mare

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Cristiano De André, il talento in salita, su una mulattiera di mare

francisco_de_goya_saturno_devorando_a_su_hijo_1819-1823Tra il 1819 ed il 1923 Francisco Goya realizza un capolavoro che sta alla pittura moderna come la chiave di volta sta ad un arco: parliamo dell’agghiacciante Crono che divora i suoi figli, allegoria dell’esistenza umana, del conflitto tra vecchiaia e giovinezza, del tempo che divora ogni cosa, della condizione dell’uomo nei tempi moderni.

Si sa, al di là delle facili mitologie la famiglia è tutt’altro che un luogo univoco di pace, amore, rispetto e comprensione, e la famosa battuta di Woody Allen «io non vorrei diventare immortale attraverso la mia opera o i miei figli, vorrei diventare immortale non morendo» nasconde dinamiche psicologiche assai più profonde dell’apparente. Se dunque tra complessi di Edipo e narcisisti patologici, tra impossibili competizioni e insensate vendette si dipanano fin troppi rapporti genitori-figli, non saremo mai troppo originali nel chiederci la natura profonda del rapporto di un figlio nei confronti di un genitore ingombrante: o meglio, oggettivamente ingombrante, ché le storie familiari sono piene di figure genitoriali ostentatamente macro per le quali vale il principio del binocolo rovesciato, ossia che più ci si avvicina ad esse e più queste rimpiccioliscono.

Non deve essere stato questo il caso di Cristiano De André, che oggi compie 55 anni essendo nato a Genova il 29 dicembre del 1962: quantomeno dal punto di vista artistico, la grandezza del padre Fabrizio è incontrovertibile, e altrettanto indubbiamente Cristiano ha (deve aver) dovuto fare i conti per l’intera esistenza con la figura paterna. In che misura questo influisce sull’esistenza di una persona è domanda oziosa; sulla vita di un artista lo è molto meno, ma la risposta assai più ardua.

fabriziodeandre_06-1Cristiano De André è un cantautore e un polistrumentista, avendo studiato chitarra e violino al Conservatorio; ha pubblicato 9 album, di cui 7 registrati in studio e due dal vivo; già nel 1985 partecipa al festiva di Sanremo vincendo nella sezione giovani; al suo attivo, collaborazioni di prestigio con Massimo Bubola, Eugenio Finardi, Mauro Pagani, Vince Tempera; nel 1992 sempre a Sanremo arriva secondo e vince Premio della Critica e Premio Volare col brano Dietro la Porta.

Ancora partecipazioni a Sanremo con buoni risultati, album, collaborazioni importanti e passaggi di vita personale e artistica si intersecano in maniera importante, come il branco Briciola di pane dedicato alla prima figlia, Fabrizia, e col padre Fabrizio: un intervento di quest’ultimo lo troviamo nel brano di Cristiano Cose che dimentico. Nello stesso periodo, il padre Fabrizio gli chiede di collaborare nell’arrangiamento del brano Le acciughe fanno il pallone dell’album Anime salve.

Ma confessiamolo pure: nella seconda metà degli anni Novanta Cristiano accompagna in tour il padre Fabrizio con il resto della famiglia, tra cui Dori Ghezzi, suonando ecletticamente sul palco in memorabili concerti al fianco del genitore numerosi strumenti fra i quali la chitarra e il violino. È fondamentalmente questa l’immagine che sovviene all’improvvida memoria dell’iconografia popolare al nominare Cristiano De André, questa immagine di assoluta bravura e di compresenza sul palco di una quantità di talento smisurata suddivisa tra padre figlio a dimostrazione empirica che la genetica non è un’opinione – per quanto la sovraesposizione del giovane Cristiano ad un’overdose di poeti e cantautori negli anni della formazione non abbia potuto non giovare.

cristiano-de-andre-1Questo, ovviamente, al netto di fan assoluti del cantante, che certo ne conservano immagini, suoni e ricordi di una carriera che per chiunque sarebbe giudicata più che ottima: ma il confronto/non-confronto con la figura paterna vuole una tenzone non con un sublime artista, ma con un’icona, i cui lavori a decine sono entrati nell’iconografia popolare e nell’immaginario collettivo, grazie a vagonate di successi che non staremo qui a ri-elencare. E in ogni caso, Cristiano dimostra più consapevolezza che senso dell’opportunità, se è vero che uno dei momenti più alti della sua carriera è il tour De André canta De André, in cui interpreta brani dell’illustre padre.

Abbiamo comunque, sia ben chiaro, la massima ammirazione per Cristiano De André, sia a livello strumentale che come cantautore: e come per lui ne abbiamo per Alessandro Gassmann, i Tognazzi, le Celentano e quant’altro (laddove i Michael Douglas fanno storia a sé), per il talento e per la capacità di gestione dello stesso all’ombra di genitori ipertrofici, volenti o nolenti. Perché il rischio Joan Crawford è sempre in agguato, le dinamiche familiari sono complicatissime e tenersi a galla nel tempestoso mare del talento è sempre e comunque complicato.

Per tacer di Crono, naturalmente.

www.cristianodeandre.it

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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