“Cat Person” di Kristen Roupenian: un caso letterario

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Cat Person di Kristen Roupenian: un caso letterario

Cat Person è il titolo di un racconto pubblicato recentemente sul The New Yorker nato dalla penna e dalla mente della scrittrice statunitense Kristen Roupenian. Cat Person ha riscosso davvero un enorme successo, tanto che l’autrice è prossima alla pubblicazione del suo primo libro. Ma di cosa parla questo racconto che ha suscitato così tanto interesse sia in senso positivo che in quello critico?

Kristen Roupenian

Cat Person racconta, in terza persona, della breve frequentazione tra Margot, studentessa di 20 anni e voce narrante della storia, e Robert, un uomo di 34 anni di cui si conoscono solo poche elementi:  ha dei gatti che non si incontreranno mai nel corso della narrazione, ha un po’ di pancia e un senso dell’umorismo poco pronunciato tendente alla volgarità. Come si conoscono? Margot lavora in un cinema dove un giorno si incontrano. Essendo della generazione 2.o, iniziano una conoscenza virtuale fatta di messaggi brevi, emoticon, link e tutto quello che la realtà virtuale ci consente. Ma quanto è vero il nostro mondo che facciamo vedere attraverso uno schermo? La conseguenza di questo scambio è che Margot inizia ad invaghirsi di questo uomo più grande di lei.

Inizialmente Margot crede che Robert non sia interessato a lei. Non le chiede di uscire, non la cerca e quindi Margot, delusa da questa situazione, comincia ad interrogarsi su cosa ci sia di sbagliato in lei, fino a che una sera, mentre sono finalmente insieme in un locale, dopo qualche birra di troppo, la ragazza chiede a Robert di invitarla a casa sua. È qui che Margot scopre che in realtà quella di Robert è “tutta apparenza”. È un uomo di 34 anni che si dimostra immaturo rispetto alla sua età, non bacia particolarmente bene, è poco sensuale, abbastanza volgare e per niente eccitante. La protagonista a quel punto vorrebbe andarsene ma non se la sente perché in fondo – così trapela dal racconto – è lei ad aver voluto e cercato quella situazione. A quel punto si concede a lui, pur non essendo particolarmente convinta, pur non provando il minimo desiderio di fare l’amore.

La neoscrittrice Roupenian ha la capacità di far comprendere che Robert non rappresenta uno stupratore, ma “solo” un uomo privo di fascino e molto egoista. La notte tra i due viene definita un’esperienza di bad sex. Il seguito della storia è abbastanza prevedibile. Margot non vuole più sentire Robert che dal canto suo la cerca chiedendole se per caso ha fatto qualcosa che l’abbia messa a disagio. Lei quasi si sente in colpa, ma comunque non risponde, fino a che si incontrano di nuovo un mese dopo e lui, spinto dall’averla rivista, la ricontatta. Inizialmente sembra cortese fino a mandarle poi messaggi sempre più aggressivi, arrivando all’ultimo messaggio del loro rapporto da generazione 2.0: “Puttana“. Il racconto finisce così.

Cat PersonCerchiamo ora di capire il motivo del successo così eclatante di un racconto la cui trama sembra abbastanza banale.

Sono stati in molti a commentare il racconto Cat Person e i pareri qua e là sono abbastanza disparati. C’è chi sostiene che questo racconto rappresenti un manifesto di femminismo 3.0, in cui la donna decide di andare a letto con un uomo e poi sparisce, quando “solitamente” è il contrario. C’è chi crede che dietro il racconto Cat Person ci sia un modo per denunciare le molestie sessuali. Ma, tralasciando le congetture, ciò che ci potrebbe chiarire le idee è un frammento dell’intervista fatta alla scrittrice del racconto per il The New Yorker:

Le donne sono accondiscendenti, non vogliono fare arrabbiare il prossimo, si fanno carico delle emozioni altrui, cercano di rendere tutti felici: sono fatte così e non possono prescindere da un certo atteggiamento che le caratterizza e, allo stesso tempo, le umilia e le sfinisce.

È davvero così? Noi donne davvero decidiamo di non tirarci indietro prima di fare l’amore solo per non far arrabbiare l’uomo che abbiamo di fronte? Davvero vogliamo ancora parlare di rabbia di fronte a quest’argomento? Come al solito sembra di trovarsi di fronte ai soliti luoghi comuni che spesso adottiamo con estrema convinzione tanto da divenire a nostra volta soggetti di questi luoghi comuni che invece dovremmo abbattere. Leggendo vari articoli su Cat Person parrebbe che siano infatti tante le donne che si concedono una notte di sesso, anche contro voglia, solo perché inizialmente sono convinte di volerlo fare.

Questo racconto è forse il ritratto della nostra generazione? Una generazione che considera l’amore un contratto stipulato all’inizio, fatto di regole? Una generazione che crea una realtà virtuale e lascia ad una tastiera la possibilità di farsi conoscere? Non so voi, ma io sono dell’idea che uno schermo non potrà mai sostituire lo sguardo, sono dell’idea che il fare l’amore debba essere davvero un momento magico e speciale, non solo un “atto da concludere”.

Credo che molte donne, ma anche molti uomini siano del parere che l’amore è un sentimento e un’emozione, non una pratica. Ma allora qual è il motivo del gran i successo di Cat Person? Non sembra che qui venga descritto un amore oggetto? Perché forse noi tutti siamo in fondo anche questo? Donne che non si tirano indietro solo per un retaggio culturale maschilista. Uomini che si esprimono con volgarità laddove intuiscano o vivano un rifiuto da una parte di una donna. Questo racconta porta in luce un fatto abbastanza consolidato: noi trattiamo l’amore come fosse un oggetto e con questo ci snaturiamo sempre di più. Dovremmo cambiare?

Vanessa Romani per MIfacciodiCultura

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