Marlene Dietrich, «donna che perfino le donne possono adorare»

0 1.426

Marlene Dietrich, «donna che perfino le donne possono adorare»

1Marie Magdalene Dietrich, femme fatale di Hollywood, icona di seduzione e trasgressione, donna libera ed indipendente, sin da piccola si presentava come Marlene e questo soprannome divenne sinonimo di glamour e mistero.

Di sicuro visse intensamente tutte le esperienze della vita e lottò per potersi affermare ed essere sempre migliore, pretese sempre tanto dagli altri come da se stessa, la sua volontà di esibirsi la portò a toccare le vette più alte del cinema ma la portò anche ad una vita di relazioni fugaci, solitudine, depressione e quel disorientamento d’identità, divisa tra l’amore e l’odio per la sua terra natale la Germania, amore e odio per gli uomini che non le seppero dare abbastanza e così le intense seppur brevi relazioni amorose con tantissime donne dello spettacolo, relazioni che alimentarono quell’identità ambigua per la bigotta Hollywood dell’epoca e che lei ostentò sempre senza remore, sia nella vita privata che nei film, mostrandosi in più occasioni, vestita da uomo e mostrando la sua stravaganza.

Marlene Dietrich (Berlino, 27 dicembre 1901 – Parigi, 6 maggio 1992) è la donna delle novità. L’angelo azzurro, il film che la consacrò alla fama, fu il primo film sonoro del cinema tedesco che lei trasformò in un cult con il suo fare seducente mentre canta la canzone Lola Lola. Il suo secondo film di successo, Marocco, mostra la Dietrich, ancora una volta alle prese con le sue abilità canore, che vestita da uomo con cilindro e smoking, bacia una donna del pubblico sulle labbra: il primo bacio lesbico della storia del cinema. Probabilmente la scena è stata girata con il solo scopo di alimentare le fantasie maschili, ma questo non significa che non abbia acceso le fantasie di tutti, creando appunto quell’immagine di «donna che perfino le donne possono adorare».

Marlene Dietrich, la femme fataleLa sua immagine si è plasmata nel mondo del cinema grazie anche alla collaborazione del regista Josef Von Sternberg, amico fidato che la guidò nella sottile arte della recitazione e la consigliò su come modellare il suo fisico davanti alla cinepresa, consacrandola come una delle più grandi attrici melodrammatiche della scena. I film di Von Sternberg hanno fatto raggiungere alla diva Marlene Dietrich i punti più alti della sua carriera, trasportandola in paesaggi esotici, in cui la fatale attrice si mostrava essere intraprendente, forte, dominatrice.

Durante l’ascesa nazista, Goebbels e Hitler cercarono in tutti i modi di farla ritornare in patria, addirittura minacciandola, ma senza ottenere risultati. Marlene Dietrich si oppose fermamente al nazismo e decise di impegnarsi in prima persona raccogliendo tantissimi fondi, andando al fronte e in tournée in Europa al seguito delle truppe americane: sono gli anni di Lili Marleen, la struggente canzone che divenne il suo cavallo di battaglia. Per il suo grande impegno civile ottenne la Medal of Freedom nel 1947, la prima donna ad essere insignita di una tale onorificenza.

marlene-e-sua-figlia-maria
Marlene e sua figlia Maria

Nella seconda metà del ‘900 la sua carriera si avvia alla conclusione: Marlene si dedica molto alla musica e continua imperterrita ad esibirsi, quasi fosse una missione, portando avanti la sua immagine di sensualità e mistero, Ma la sua salute peggiora, la rottura del femore e diverse fratture nel corso del tempo si fecero sempre più sentire, paradossale per lei che aveva la gambe più sexy del mondo, tanto da essere la prima diva a farsele assicurare.

Nel ’79 avviene la sua ultima apparizione in Gigolò, poi piano piano la diva sparì dalla scena, costretta prima su una sedia a rotelle poi paralizzata a letto. Gli ultimi anni della sua vita li trascorse quasi in isolamento, fino a quel 6 maggio del 1992 quando morì nel sonno.
Probabilmente visse il dolore e la paralisi come una delle sue più grandi sconfitte, lei che alimentò così tanto il suo mito da renderlo una missione, ma la sua anima immortale resterà indelebile nella storia del cinema.

Sara Govoni per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.